Catanzaro, il teatro Politeama travolto dai colori con il 'Van Gogh Cafè Opera musical'

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images Catanzaro, il teatro Politeama travolto dai colori con il 'Van Gogh Cafè Opera musical'


  08 marzo 2025 11:52

di MARIA PRIMERANO

Si esce travolti dai colori, dal turbinio di immagini in 3D e con in testa le canzoni di Edith Piaf, alla fine di VAN GOGH CAFÉ OPERA MUSICAL, spettacolo andato in scena al Politeama, scritto e diretto da Andrea Ortis.

 

Un’esperienza multisensoriale, che abbraccia pittura, musica, recitazione, danza, in un connubio stretto e avvincente, esaltante la figura dell’uomo Van Gogh, il “rosso” olandese trapiantato a Parigi, ripercorrendone le tappe della vita, grazie alla rievocazione delle lettere che il pittore intratteneva con Theo, suo fratello, e che un antiquario parigino riscopre e rilegge agli artisti di un Café Chantant.

Punto di forza dello spettacolo sono l’esultanza dei colori - dato dalle tele “immersive” con i personaggi che entrano ed escono dai quadri, come “Notte stellata”, “Campo di grano con volo di corvi”, “Girasoli”,  “Autoritratti” - un energico corpo di ballo e un’orchestra che fa musica dal vivo, tutti elementi che, in un divenire continuo, convertono il Café Chantant, fatto pure di artisti dalla difficile vita, in un metafora di rinascita e di promessa, dove con la forza dell’arte potranno crearsi nuove possibilità e migliori esistenze.

Vincent van Gogh, venuto al mondo esattamente nel giorno in cui un anno prima suo padre, il pastore protestante Theodorus van Gogh, aveva pianto il figlio primogenito non sopravvissuto al travaglio della nascita, si era portato dietro per tutta la vita il mistero di questa strana coincidenza, vale a dire che fosse nato con due anime, la sua e quella del fratello, interpretazione mal accettata dal padre ma che già lasciava certezze nell’animo della nonna.

La vita di Vincent in effetti si era poi dipanata tra mille difficoltà: il genio non riconosciuto, continue e clamorose le successioni di fallimenti, manicomio compreso, delusioni d’amore, solitudine e tormento. Tutte condizioni che lo bruciarono anzitempo nel corpo e nello spirito e occorsero anni perché la gente accettasse quel modo di dipingere fuori dalle regole e così personale.

Vincent morì sparandosi nei campi di grano tra i suoi “gialli” colori mentre schiere di corvi gli svolazzano sopra mettendo fine alla maledizione che lo inseguiva sin dalla nascita.

Ormai irrimediabilmente minato dalla follia, usava i colori e la luce del sole come brandelli della sua anima, lanciata alla conquista del segreto più profondo della vita, della natura, di Dio, del meraviglioso Sud del mondo, simboleggiato dal giallo avvampante dei girasoli.

Allestimento molto originale e suggestivo, dunque, per questa straordinaria vita di VINCENT VAN GOGH, un invito per ciascuno di noi alla realizzazione dei propri sogni, simboleggiato in finale dall’immersione in 3 D nel suo cielo stellato, tra i blu della notte e i gialli degli astri, per sconfiggere il nero dei corvi simboleggianti l’infinita miseria che oscura il mondo.

È mancata solo una cosa. Peccato! Solo che Vincent uscisse dai quadri con in mano l’orecchio tagliato e venisse in platea almeno per mettere paura e fare scappare quelle donne che hanno disturbato dall’inizio alla fine con il cellulare acceso sintonizzato su Facebook  e che si sono raccontate i fatti di casa propria per tutto lo spettacolo.

 

 

 

 

 


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