
Il Comune di Catanzaro deve fare di più sulla sicurezza urbana, il problema di immigrati o barboni che non delinquono non spetta alle forze dell'ordine ma all'ente municipale. Questo, grossomodo, il sottotitolo del duplice intervento delle massime autorità di pubblica sicurezza nel Capoluogo di Regione: il questore e il prefetto. Il titolo, invece, potrebbe essere questo: se a Catanzaro c'è una amplificata percezione dell'insicurezza bussate a Palazzo De Nobili, non alle forze dell'ordine.
Tranquilli, nulla c'entra l'attuale tribolata fase politica comunale ma lo 'scambio di vedute istituzionale' è in corso da un po' di tempo. Prova ne sono concitate riunioni del Comitato di pubblica sicurezza. Dal primo fronte, quello delle autorità, non se le sono tenute più. A margine di un convegno tenutosi questo pomeriggio, i massimi rappresentanti non hanno certo usato troppi giri di parole.
Per il questore Giuseppe Linares ha detto: "Le stazioni, gli aeroporti, le discoteche e i cimiteri sono dei micro-mondi, cioè delle micro-città dentro la città che necessitano di una vigilanza particolare. In realtà, la sicurezza si declina in tanti modi. Non c’è solo la sicurezza di polizia, ma c’è la sicurezza urbana che non spetta alle autorità di pubblica sicurezza. Mi riferisco alla teoria dei vetri rotti. Se, soprattutto nelle periferie, non hai le luci, le strade non sono asfaltate, ci sono i toponi (e qui ce ne sono veramente grandi), ci sono soggetti senza fissa dimora per assenza dei servizi sociali che non commetteno reati, c’è l’immigrato irregolare che chiede l’elemosina ma non commette reato. Tutto questo amplifica la nostra paura, la nostra percezione di insicurezza. Ciò non significa che è effettiva. Se parliamo di questa città. Quante rapine ci sono state nell’ultimo anno e mezzo? Due. Quante rapine fanno in una città di media grandezza del Sud Italia? Mediamente, in un anno, diciassette".
Questi alcuni esempi di Linares, che poi ne fa un altro più specifico sul Capoluogo: "Quando è stata inaugurata la metropolitana, abbiamo chiesto: 'scusate ma le telecamere e l’illuminazione all’interno e all’esterno le avete messe?'. Non se ne erano accorti e le abbiamo fatte mettere. Essere sporchi non è reato. Nella ‘vulgata’ si parla di marginalità, la marginalità non va gestita con la polizia. Va gestita con l’inclusione, e per fare inclusione ci vogliono i servizi sociali, la cultura e i soldi".
Se ce ne fosse bisogno, ancora più esplicito è stato il prefetto Castrese De Rosa che, lodnado il modello Ravenna, ha spiegato: "In Galleria Mancuso sostano dei cosiddetti barboni o degli immigrati. E’ un problema di polizia? Perché ce ne occupiamo? Perché non c'è un’altra autorità che se ne occupa. La sicurezza è 'integrata', quindi il degrado ‘urbano’ non è compito né del questore né del prefetto. C’è qualcun altro che se ne deve occupare. A Ravenna c’erano 450 unità della polizia locale, a Catanzaro ne abbiamo 15. Molti dei quali neppure in strada perché hanno dei problemi fisici. Il prefetto non si occupa dei barboni o dell’immigrato che non delinque e sta lì. Certo, magari a qualcuno dà fastidio quella presenza ma ci poniamo il problema che la Galleria Mancuso è brutta, fredda, non ci sono negozi? Miglioriamo la qualità del centro storico, delle nostre gallerie, rendiamole luminose, vivibili".
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