di IVAN CIACCI*
Sebbene la morte di una mia zia non mi abbia consentito di partecipare al convegno del 29 agosto a Belcastro, desidero lo stesso dare il mio modesto contributo alla interessante iniziativa andata in onda venerdì pomeriggio nella sala consiliare “Giuseppe Poerio” di Belcastro. Ci tengo a farlo non solo in qualità di modesto cultore della storia locale, ma specie in quella di ex amministratore della cittadina in anni difficili e tormentati, sia sotto il profilo finanziario che quello socio-ambientale, quali sono stati quelli hanno coperto il mio doppio mandato di sindaco (2002-2012). Che poi non è altro che quello che avrei voluto dire se fossi stato presente e mi fosse stata data l’opportunità di intervenire nell’assise anzidetta, specie per la notevole presenza politica e tecnica, oltreché di un nutrito pubblico. Un plauso particolare all’amico sindaco Antonio Torchia per l’organizzazione di questo evento inerente a un progetto ambizioso quanto visionario, cioè il Magna Grecia Park, rallegrandomi che ad accoglierlo dopo tante peripezie sia Belcastro, il paese natìo, perché significa che a questa comunità, forte della sua storia e della sua chiara identità, si propone oggi non tanto casualmente la possibilità di fare un salto da protagonista nel complesso panorama dello sviluppo. Belcastro non è un paese qualsiasi. Affonda le radici nel neolitico, poi nella Magna Graecia e, successivamente, nell’epopea storica romano-bizantina, normanna ed araba, fino a divenir Bellocastrum sotto i conti d’Aquino, allorché la contea raggiunse l’apice della sua importanza nelle Calabrie. È stata anche sede vescovile e ha dato i natali a personaggi illustri, primo fra tutti San Tommaso d’Aquino, ma anche Lutio d’Orsi e poi Giuseppe Poerio, primo nel Foro e nel Risorgimento d’Italia, per come recita la targa nella sua piazza omonima. Ma ha visto anche passare generazioni che hanno contribuito oltre ai Poerio a rendere immortale il palazzo che oggi ci ospita, come i Sersale di Cosenza, i Caracciolo di Napoli, i Diano, fino ai Galati, i Pisani e molti miei avi che l’ebbero a governare ininterrottamente dal 1897 al 1933 con Luigi Ciacci, a tutti noto come “Papà Belcastro”, e poi con mio padre, il comm. Vittorio Ciacci, primo sindaco con l’avvento della Repubblica. Soprassiedo, ovviamente, alla già citata mia sindacatura di inizio terzo millennio, ma ritengo giusto ricordare sommessamente almeno la dedizione e l’applicazione con la quale ho svolto la funzione di sindaco nonché lo stile e la serenità della mia uscita dalla scena politica. Non posso che partire, dunque, in questa mia critica riflessione, proprio da quel periodo, precisamente dal 2004, quando proposi alla Regione il progetto della Darsena-Porto Canale su Magliacane e foce Tacina, includendola nel nascituro nuovo PST (Variante al Piano Regolatore), ma che trovò la dura opposizione della stessa per le molteplici e stringenti problematiche socioambientali e paesaggistiche, che non credo abbiano subito mutamenti successivi. Anzi sia le SIC (Siti d’importanza Comunitaria) che le ZPS (Zone di Protezione Speciale), al pari delle ZSC (Zone di Conservazione Speciale), che fanno parte della Rete Natura 2000, ed introdotte dalla Regione nel 2005, hanno accolto nel corso degli anni successivi ulteriori limitazioni a motivo delle nuove aperture verso le politiche ambientali.
La stessa Amministrazione Provinciale del Capoluogo, in seguito, ne ha acuito ancor di più i vincoli con il PTCP (Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale di Catanzaro) del febbraio 2012, includendo Magliacane nelle Carte di Vulnerabilità e Tutele. Vana si rivelò, a tal proposito, la lettera di contestazione da me sottoscritta ed inviata il 21.11.2008 al presidente della Provincia e al prof. Cervellati, Coordinatore del gruppo di lavoro per la redazione del PTCP. Per non parlare del PAI (Piano Stralcio di Bacino del Distretto Meridionale), di recente approvazione, che inserisce seri motivi di rischio idro-geologico per lo sbocco sulla zona dei pericolosi fossi Arango e Magliacane, oltreché del fiume Tacina. Ecco i motivi di fondo, ma non sono i soli, per cui non si devono ignorare le grandi complessità che accompagnano un progetto di tale portata. La legge Galasso del 1985 e i vincoli ambientali che insistono sull'area della Marina di Belcastro impongono attenzione e rispetto, richiedendo iter autorizzativi rigorosi e tempi lunghi. È una sfida che oggi si rinnova dopo venti anni e che deve essere affrontata con la coscienza che solo la serietà istituzionale potrà garantire la realizzazione dell'opera.
Il Magna Grecia Park è un progetto nato a Crotone con l’obiettivo di realizzare un grande parco tematico dedicato alla civiltà della Magna Graecia. L’idea, formalizzata nel 2022 con la creazione di una fondazione dedicata, prevedeva un investimento superiore al miliardo di euro, distribuito su vent’anni, con una prima fase da circa 400 milioni di euro per avviare attrazioni, aree ricettive ed infrastrutture. Nonostante il consenso iniziale e l’interesse di vari soggetti economici, a Crotone il progetto non è mai passato dalla fase di pianificazione a quella esecutiva anche per le difficoltà di reperire capitali privati certi per avviare la prima fase, nell’assenza di un terreno formalmente acquisito e già urbanisticamente idoneo, e nella mancanza di atti amministrativi vincolanti, con un sostegno politico non pienamente tradotto in strumenti operativi. Nell’agosto 2025, il sindaco di Belcastro ha annunciato che il progetto verrà ospitato nel suo comune, in località Marina di Belcastro. Secondo quanto dichiarato, la scelta è maturata grazie a un rapporto diretto con la Fondazione e alla disponibilità di un contesto amministrativo ritenuto più coeso. Belcastro, già noto per iniziative turistiche di richiamo, viene indicato come sede potenzialmente più favorevole, anche per capacità di attrazione e rapidità decisionale. Perché l’annuncio si traduca in realtà e non resti vanità, tuttavia, occorre affrontare passaggi imprescindibili. Sul piano urbanistico, il Comune deve verificare la compatibilità del progetto con gli strumenti vigenti o avviare una variante, operazione che non può avvenire in solitaria: serve un accordo di programma con la Regione Calabria, con la Provincia e con il Territorio per coordinare competenze e garantire che il progetto sia riconosciuto come intervento strategico di interesse sovracomunale. Il ruolo della Regione è determinante non solo per approvare varianti e piani attuativi, ma anche per attivare eventuali procedure semplificate, garantire la coerenza con la pianificazione territoriale regionale, rilasciare autorizzazioni ambientali e paesaggistiche di propria competenza e, qualora vi sia la possibilità, favorire l’accesso a fondi europei o nazionali destinati a infrastrutture turistiche e culturali. E soprattutto alla Regione compete d’interfacciarsi con il Ministero dell’Ambiente. La relazione tra Comune e Regione, in questo quadro, è cruciale: il Comune è il primo attore politico e amministrativo sul territorio, ma senza il coinvolgimento formale e tempestivo della Regione il progetto rischia di restare bloccato su nodi urbanistici e autorizzativi. È quindi indispensabile che vi sia un’intesa istituzionale e politica forte, tradotta in documenti ufficiali, dove la Regione si impegni non solo a esaminare ed approvare le procedure, ma anche a facilitare le interazioni con tutti gli enti coinvolti. Solo così gli Enti Locali citati potranno convincere, tutti insieme, il Ministero dell’Ambiente della bontà e lungimiranza del progetto. Diversamente sarà solo squallida e poco onesta propaganda. Parallelamente, sul fronte finanziario, occorre dimostrare la copertura economica della prima fase, coinvolgendo partner solidi e formalizzando accordi vincolanti. La storia di Crotone insegna che, senza la convergenza di grossi capitali, una disponibilità fondiaria certa e un quadro positivo di atti amministrativi degli enti preposti, anche le iniziative meglio congegnate rischiano di restare sulla carta e di far morire il sogno alle prime luci dell’alba. Se questa sinergia, aldilà delle surreali e più che ottimistiche dichiarazioni fatte nel convegno di Belcastro, riuscirà a realizzarsi e non troverà nel percorso ostative tecniche, amministrative, ambientali e politiche, ancorché legittime, come già successo nel 2005 con il progetto della citata Darsena-Porto canale su Magliacane-Tacina, il Magna Grecia Park potrebbe diventare un reale ascensore di sviluppo e non essere annoverato come l’ennesima promessa elettorale disattesa o, peggio, incompiuta di questa terra “grande e amara”, come ne ebbe a dire un grande corregionale, Leonida Repaci.
*già sindaco di Belcastro
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