A Botricello musulmani fanno i chierichetti alla mia Messa e festeggiano la fine del Ramadan

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Il sacerdote don Alfonso Velonà racconta l'incredibile esperienza nel Gruppo appartamento di Botricello

  04 aprile 2026 11:54

 
Altro che guerre di religione! A Botricello, al Gruppo appartamento del sacerdote don Alfonso Velonà si pratica la pace, quella vera, quella del cuore. Condivisa infatti in festività  la fine del Ramadan per alcuni ragazzi ospiti di religione musulmana, proprio nel Gruppo appartamento di don Alfonso.  Nell'esperienza quotidiana del gruppo si é inserito questo rapporto con i "fratelli musulmani", tanto da ritenere opportuno permettere a loro di festeggiare una ricorrenza cosi tanto importante per i musulmani.  

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Chiediamo a don Alfonso Velonà: "Come mai voi prete cattolico acconsentite a questa celebrazione proveniente da un'altra religione?" Il sacerdote non si sottrae alla domanda e risponde con semplicità così: "Si è instaurato un rapporto cosi delicato e rispettoso, che loro vengono a fare i chierichetti anche durante la mia  Messa, mantenendo sempre quel rispetto dovuto ad una religione differente". Una convivenza esemplare nel rispetto reciproco, la ricchezza delle differenze. E di pacifica convivenza fra diverse culture, il sacerdote don Alfonso Velonà ne ha fatto una sua ragione di vita, donando accoglienza e sostegno in tante strutture a italiani e  immigrati di ogni provenienza, anche con gravi fragilità. È recentissima la notizia che ha fatto il giro del mondo "Dalla barca alla laurea",  la storia di riscatto sociale e speranza di un giovane immigrato egiziano che diventa Educatore professionale grazie alla Fondazione Ualsi, presieduta da don Alfonso Velonà. Un percorso iniziato tra incertezze e solitudine e culminato in una conquista che sa di riscatto e speranza".

Si tratta proprio di un ragazzo accolto anni addietro da don Alfonso Velonà: Moheb Shamoun Makin Zaky diventato simbolo concreto di integrazione riuscita. Arrivato in Italia nel 2013 a bordo di una delle imbarcazioni cariche di migranti, era poco più che minorenne, senza familiari né amici ad attenderlo. I primi tempi sono stati segnati dalla precarietà e dalla paura del futuro: accolto inizialmente in un centro di prima accoglienza, ha poi trovato stabilità in un gruppo appartamento, dove ha iniziato a costruire passo dopo passo il proprio cammino.

Fondamentale, lungo tutto il percorso, è stato il sostegno della Fondazione Ualsi, impegnata nel progetto di accoglienza migranti fortemente voluto dal presidente don Alfonso Veloná. Grazie a questo supporto, il giovane ha potuto non solo proseguire gli studi, ma anche sviluppare competenze e consapevolezza, trasformando le difficoltà in opportunità di crescita. Il suo successo  è la dimostrazione concreta di come accoglienza, sostegno e determinazione possano cambiare il destino di una persona. Oggi Moheb Shamoun Makin Zaky esercita la professione di educatore, proprio all’interno del Gruppo appartamento che lo aveva accolto.


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