
Il 17 agosto a Palazzo Staglianò la presentazione di “Complessità umana. Linearità artificiale” di Francesco Pungitore
06 agosto 2026 11:31Un uomo siede in una sala riunioni dalle pareti di vetro. Davanti a sé ha un foglio diviso in quattro quadranti: punti di forza, debolezze, opportunità, minacce. La classica matrice con cui da sessant'anni le aziende fotografano la propria posizione strategica, questa volta rivolta a se stesso. Riempie i primi tre riquadri con una certa fretta orgogliosa. Poi arriva al quarto — le minacce — e la penna si ferma. Perché ciò che affiora non è la concorrenza: è la paura di non essere all'altezza che lo accompagna da quando aveva dodici anni, l'angoscia che torna ogni domenica sera, i lutti mai elaborati, una domanda che non sa formulare e che continua a riaffacciarsi.
Da quel quadrante rimasto vuoto nasce Complessità umana. Linearità artificiale, il nuovo libro di Francesco Pungitore, che verrà presentato lunedì 17 agosto 2026, alle ore 18.30, a Palazzo Staglianò, in Piazza Dante, per iniziativa della Pro Loco di Chiaravalle Centrale.
Un libro che rovescia la domanda sull'intelligenza artificiale
Il volume — 192 pagine, otto capitoli tra un prologo e un epilogo, sottotitolo Riflessioni su etica, tecnologia e destino dell'umano — arriva in libreria in un momento in cui il dibattito sull'intelligenza artificiale oscilla tra due poli: il catastrofismo che vede nelle macchine una minaccia imminente e l'entusiasmo che ne fa l'apoteosi del progresso. Pungitore rifiuta esplicitamente entrambe le posture e sceglie una terza strada, più faticosa: riconoscere la potenza enorme di ciò che abbiamo costruito e chiedersi, contemporaneamente, chi siamo noi che lo abbiamo costruito.
La tesi è dichiarata fin dal titolo. Alla linearità della macchina — che ottimizza, non oscilla; che calcola senza che dietro il calcolo ci sia nessuno — il libro oppone la complessità umana, che non è un difetto di progettazione né rumore nel sistema, ma la nostra forma, il nostro peso, la nostra possibilità.
Il percorso si costruisce come un cammino in otto stazioni, ognuna aperta da una scena della vita ordinaria — una notte di insonnia, un colloquio scolastico, tre secondi di sguardo incrociato in metropolitana — e poi attraversata con gli strumenti della filosofia e della psicologia. C'è l'abisso di Eraclito, di cui non si toccano i confini per quante strade si percorrano, e la sproporzione di Pascal, l'uomo sospeso tra due infiniti. Ci sono i due fuochi di Freud, Eros e Thanatos, che ardono in ognuno di noi in proporzioni diverse. C'è la gettatezza di Heidegger: non abbiamo scelto di nascere, e da ciò che non abbiamo scelto cominciamo a scegliere. C'è il mito di Chirone, il centauro abbandonato dalla madre e ferito per errore da un amico, guaritore che non può guarire se stesso e che proprio per questo cura meglio. C'è il funambolo di Nietzsche, corda tesa sopra il vuoto, con quello che è forse il contributo più personale dell'autore: l'immagine dell'asse non ancorato, il bilanciere che il funambolo tiene in mano e che non è fissato a nulla di esterno. Quell'asse, scrive Pungitore, è il senso. C'è il volto dell'altro di Lévinas, che semplicemente apparendo ci dice non uccidere, e l'attenzione di Simone Weil, «la forma più rara e più pura della generosità». C'è, infine, Viktor Frankl e la sua inversione copernicana: non chiedersi che cosa ci aspettiamo dalla vita, ma che cosa la vita si aspetta da noi.
Il capitolo settimo — Lo specchio che non specchia — è quello che affronta direttamente le macchine. Con un lavoro di chiarificazione che parte dal funzionamento reale dei grandi modelli linguistici, passa per la stanza cinese di John Searle e per l'effetto Eliza scoperto da Joseph Weizenbaum negli anni Sessanta, e arriva a quello che l'autore chiama «schiaffo ontologico»: l'istante in cui un sistema artificiale ci parla così bene da riportarci di colpo alla domanda più antica di tutte. Notevole, e raro nella pubblicistica corrente, il paragrafo in cui Pungitore dedica pagine intere all'obiezione più forte contro la propria tesi — quella del materialismo di Dennett, dei Churchland, di Metzinger — riconoscendola fondata e uscendone con una formulazione più rigorosa: la differenza tra uomo e macchina non è tra materia e spirito, ma tra processo e vissuto, tra prestazione e presenza. «Può dire soffro, ma non attraversa nessuna notte.»
Sotto tutti i nomi che il libro adopera — abisso, fuoco, ferita, volto, senso — c'è una parola sola, che l'autore consegna nella nota finale: qualcuno. Dietro il pensiero umano c'è qualcuno che pensa, dietro la scelta qualcuno che rischia, dietro il dolore qualcuno che lo attraversa.
Va detto, perché non è un dettaglio: il libro non romanticizza la sofferenza. Distingue con insistenza la profondità esistenziale dalla malattia, ricorda che le patologie sono reali e curabili, e nell'ultimo capitolo indica percorsi di cura concreti. È dedicato «ai miei cari studenti», e nelle pagine più personali — quelle sulla perdita della madre in adolescenza e su un padre rigido che, dopo quel lutto, imparò lentamente a essere padre e madre insieme — smette di essere soltanto un saggio.
Chi è Francesco Pungitore
Docente, giornalista e formatore esperto di intelligenza artificiale, Francesco Pungitore insegna Filosofia, Scienze umane, Psicologia, Storia e Tecniche di comunicazione nella scuola secondaria superiore, portando in aula un approccio costruito sull'intreccio tra pensiero critico, cultura umanistica e nuove tecnologie.
Laureato in Filosofia, ha perfezionato il proprio percorso con master e specializzazioni nel campo delle tecnologie per l'insegnamento, della comunicazione digitale e dell'intelligenza artificiale applicata ai contesti educativi e professionali. È Direttore Tecnico dell'Osservatorio Nazionale Minori e Intelligenza Artificiale e, dal 2026, coordinatore della Consulta nazionale UCIIM per l'Intelligenza Artificiale e le buone pratiche educative. Collabora con scuole, enti, aziende e associazioni professionali nella progettazione di percorsi formativi sull'IA e sulla transizione digitale.
Prima dell'attività scolastica e formativa ha maturato una lunga esperienza nel giornalismo e nella comunicazione istituzionale: è stato redattore capo nella sede centrale romana del quotidiano Il Domani, assistente parlamentare al Senato della Repubblica, addetto stampa dell'Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma e collaboratore di agenzie giornalistiche nazionali.
Al tema dell'intelligenza artificiale ha già dedicato diverse pubblicazioni, tra cui Metafisica dell'Intelligenza Artificiale, Decoding AI e Mediarchia. Una definizione del nostro tempo. Complessità umana. Linearità artificiale ne rovescia la prospettiva: non più che cosa può fare la macchina, ma che cosa siamo noi, ora che alcune macchine sembrano fare cose che per secoli avevamo considerato esclusivamente nostre.
Il programma della serata
L'incontro si aprirà con i saluti del presidente della Pro Loco, Marcello Squillace, e proseguirà con l'introduzione dello storico prof. Ulderico Nisticò. Cuore della serata sarà il talk tra l'autore e la giornalista Maria Patrizia Sanzo, un dialogo destinato ad attraversare i nodi centrali del volume. A chiudere, il reading di brani del libro a cura di Lelah Kaur.
Appuntamento dunque a Palazzo Staglianò, Piazza Dante, Chiaravalle Centrale, lunedì 17 agosto alle 18.30. L'ingresso è libero.
Sullo sfondo, la domanda che il libro consegna al lettore e che la serata proverà a rimettere in circolo: in un tempo che ci chiede di essere sempre più efficienti, sempre più lineari, sempre più ottimizzati, che cosa resta di irriducibile in noi? La risposta che Pungitore suggerisce non è una tesi da dimostrare, ma un'immagine da portarsi via: quella di una finestra lasciata accesa la notte, per chi passa, non si sa mai.
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