
Una piazza gremita, tante famiglie e numerosi bambini seduti ad ascoltare scienziati e ricercatori provenienti da diverse parti del mondo. La grande serata pubblica di NanoGagliato ha confermato ancora una volta la forza di un progetto capace di trasformare un piccolo centro della provincia di Catanzaro in uno dei luoghi più originali della divulgazione scientifica internazionale.
Piazza Domenico Vitale è diventata il punto d’incontro tra la ricerca più avanzata e una comunità che, negli anni, ha imparato a riconoscersi nella propria vocazione di “Paese delle nanoscienze”. Non un pubblico occasionale o semplicemente incuriosito dalla presenza di ospiti prestigiosi, ma una platea attenta, partecipe, abituata ormai a confrontarsi con argomenti complessi come la nanomedicina, le biotecnologie, la ricerca oncologica, le neuroscienze e il trasferimento delle innovazioni dai laboratori ai pazienti.
In prima fila c’erano anche tanti bambini che, nel corso della giornata, avevano già preso parte alle attività laboratoriali di NanoPiccola. Esperimenti pratici, osservazioni e giochi scientifici avevano permesso loro di avvicinarsi al mondo dell’infinitamente piccolo non attraverso formule astratte, ma mediante l’esperienza diretta. NanoPiccola, rivolta ai bambini e ai ragazzi tra i 5 e i 14 anni, nasce infatti per stimolare curiosità, metodo scientifico e interesse per le discipline STEM, offrendo l’opportunità di incontrare ricercatori e professionisti della scienza.
La loro presenza durante la serata pubblica è forse l’immagine che meglio racconta il significato profondo di NanoGagliato: bambini che, dopo aver sperimentato la scienza con le proprie mani, restano in piazza per ascoltare chi quella scienza la pratica nei maggiori centri di ricerca internazionali. È in questa continuità tra laboratorio, racconto e confronto pubblico che il festival manifesta la propria originalità.
Tra gli ospiti presenti al tavolo dei relatori figuravano, tra gli altri, accademici e manager come Lorenzo Pradella, imprenditori delle biotecnologie, neuroscienziati statunitensi, esperti di innovazione nel settore delle scienze della vita e oncologi di fama internazionale come Andrew C. von Eschenbach, già direttore del National Cancer Institute americano e già commissario della Food and Drug Administration.
Nel pubblico erano presenti anche docenti dell’Università Magna Graecia di Catanzaro, a testimonianza di un dialogo che coinvolge non soltanto gli ospiti internazionali e la popolazione, ma anche il sistema universitario e scientifico calabrese. Un confronto particolarmente importante per un territorio che può trovare nella ricerca, nell’alta formazione e nelle reti internazionali leve concrete di crescita culturale ed economica.
Al centro dell’esperienza rimane il lavoro portato avanti da Mauro e Paola Ferrari. Scienziato di fama mondiale e tra i pionieri della nanomedicina il primo, fondatrice e instancabile anima culturale e organizzativa del progetto la seconda, i coniugi Ferrari hanno costruito nel tempo qualcosa che va ben oltre un convegno specialistico. Dal 2008, NanoGagliato riunisce infatti ricercatori, medici, innovatori e professionisti con l’obiettivo di favorire il confronto scientifico, sostenere le collaborazioni internazionali e rendere accessibili al pubblico le nuove frontiere della medicina e delle tecnologie.
La ricerca nelle nanoscienze sta modificando profondamente il modo di affrontare alcune delle patologie più difficili. In campo oncologico, per esempio, nanoparticelle e nanodispositivi possono essere progettati per trasportare principi attivi in maniera più selettiva verso i tumori, migliorare l’imaging diagnostico, monitorare la risposta alle terapie e ridurre, almeno potenzialmente, l’esposizione dei tessuti sani agli effetti tossici dei farmaci.
Il National Cancer Institute statunitense indica proprio nella diagnosi più precoce, nel miglioramento delle immagini cliniche e nella somministrazione mirata dei trattamenti alcuni dei principali campi di applicazione della nanotecnologia contro il cancro. La ricerca punta inoltre a superare la resistenza ai farmaci e alcune barriere biologiche che ostacolano l’arrivo delle terapie all’interno dei tumori. Non si tratta, dunque, di una scienza distante dalla vita quotidiana, ma di un insieme di tecnologie che può incidere concretamente sulla prevenzione, sulla diagnosi e sulla cura.
Gli studi coordinati negli anni da Mauro Ferrari hanno esplorato, tra gli altri ambiti, i sistemi multistadio e i materiali in silicio nanoporoso per trasportare farmaci verso le metastasi. È una delle sfide decisive della medicina contemporanea: non soltanto individuare una molecola efficace, ma riuscire a farla arrivare nella giusta quantità, nel punto corretto e nel momento più opportuno, attraversando le complesse barriere fisiche e biologiche create dalla malattia.
Il sindaco Salvatore Sinopoli, intervenendo nel corso della manifestazione, ha sottolineato come la nanomedicina stia producendo avanzamenti in molti settori della ricerca, compreso quello dei farmaci. Ma il primo cittadino ha anche guardato oltre la singola edizione, richiamando i progetti legati all’Accademia di Gagliato e la necessità di costruire condizioni affinché questa straordinaria esperienza «non sia soltanto quattro giorni d’estate».
È questo il passaggio decisivo per il futuro: trasformare un evento di altissimo profilo in una presenza stabile, capace di generare formazione, ricerca, residenze scientifiche, turismo culturale e opportunità per i giovani durante tutto l’anno. L’Amministrazione comunale sta lavorando da tempo affinché la vocazione scientifica del borgo possa diventare un modello permanente di attrattività e sviluppo per l’intero comprensorio.
Un risultato che sarebbe impensabile senza il sindaco Sinopoli, senza Mauro e Paola Ferrari, ma anche senza la partecipazione della comunità di Gagliato. Dietro l’arrivo degli scienziati, l’accoglienza degli ospiti, i laboratori, gli allestimenti e la gestione delle giornate c’è infatti il lavoro di cittadini, volontari e associazioni. Tra queste, la Pro Loco, parte attiva negli aspetti organizzativi e nell’accoglienza, insieme alle altre realtà del paese che contribuiscono a rendere NanoGagliato un’esperienza realmente comunitaria.
La popolazione non svolge una funzione marginale o puramente logistica. È parte integrante del progetto. Negli anni gli abitanti hanno accolto ricercatori e ospiti anche nelle proprie abitazioni, trasformando l’ospitalità in uno degli elementi distintivi della manifestazione. Proprio questa alleanza tra comunità locale e comunità scientifica ha permesso a un borgo di poche centinaia di abitanti di acquistare una riconoscibilità internazionale.
NanoGagliato è unico perché non trasferisce semplicemente un congresso universitario in una piazza. Costruisce un linguaggio comune tra persone che, normalmente, vivono in ambienti lontanissimi: lo scienziato abituato ai laboratori internazionali, il docente universitario, il medico, l’amministratore locale, il cittadino e il bambino che osserva per la prima volta un esperimento.
In un tempo in cui molti piccoli centri combattono contro lo spopolamento e la perdita di servizi, Gagliato ha scelto di non inseguire modelli estranei alla propria identità. Ha costruito, invece, una nuova identità attorno alla conoscenza. La scienza non è stata utilizzata come semplice richiamo promozionale, ma è diventata una pratica collettiva, una forma di educazione permanente e una prospettiva di futuro.
Dalla nascita dell’iniziativa nel 2008 sono trascorsi diciotto anni: un arco temporale ormai prossimo ai vent’anni, durante il quale l’esperienza è cresciuta fino a raggiungere nel 2026 la sua sedicesima edizione. Una durata che testimonia come non si sia trattato di un’intuizione estiva o di una manifestazione effimera, ma di una costruzione culturale paziente e tenace.
La piazza gremita della grande serata pubblica rappresenta perciò molto più del successo di un evento. È la dimostrazione che anche dalla Calabria interna può nascere un progetto internazionale credibile; che la ricerca può uscire dai luoghi riservati agli specialisti senza perdere rigore; che i bambini possono essere considerati interlocutori della scienza e non semplici spettatori; che una comunità, quando riconosce e sostiene una visione, può trasformare la propria marginalità geografica in una centralità culturale.
Per alcuni giorni, scienziati provenienti da tutto il mondo non sono arrivati a Gagliato soltanto per parlare delle tecnologie del futuro. Sono arrivati per costruire relazioni, condividere conoscenza e riconoscere in un piccolo paese calabrese un luogo nel quale il futuro può essere immaginato insieme.
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