
Ci sono momenti nei quali le parole “legalità”, “solidarietà” e “cura” smettono di essere principi astratti e diventano qualcosa che si può vedere, toccare, condividere. A Palmi, lo scorso 26 agosto, è accaduto proprio questo.. La consegna alla Fondazione Ra.Gi. ETS – Centri Demenze Calabria di un bene confiscato alla criminalità organizzata, destinato a diventare “Villa delle Palme”, è stata una cerimonia intensa, suggestiva, capace di coinvolgere profondamente quanti vi hanno partecipato. Entrare in un luogo che porta con sé la memoria della sopraffazione e sapere che quelle stesse stanze accoglieranno persone con demenza e le loro famiglie restituisce, forse più di tante parole, il senso autentico della restituzione di un bene confiscato alla comunità: dove c'era il potere della paura, si sceglie di far entrare la cura. Alla cerimonia, alla quale ha preso parte anche il sottosegretario all’Interno Wanda Ferro, il CASM era presente con una propria delegazione, insieme a una rappresentanza di Comunità Competente.
Ed è stata per noi una presenza particolarmente sentita, perché la Ra.Gi. è parte del CASM e vedere raggiungere questo traguardo dalla sua presidente, Elena Sodano, ci ha fatto sentire ancora più partecipi di una giornata importante. C'è, infatti, una profonda sintonia tra questo progetto e la visione che anima il CASM. Per noi occuparsi di salute mentale significa prendersi cura della persona in ogni stagione della vita, dall'infanzia all'adolescenza, dall'età adulta fino alla vecchiaia, nelle diverse forme del disagio psichico e della fragilità, senza dimenticare mai le famiglie e coloro che, ogni giorno, condividono il peso, la fatica, ma anche l'amore della cura. Le demenze appartengono pienamente a questo orizzonte. Dietro ogni diagnosi ci sono una persona, la sua storia, i suoi affetti; e accanto a quella persona c'è quasi sempre una famiglia che impara giorno dopo giorno a convivere con una malattia che cambia relazioni, abitudini e ricordi.
Per questo “Villa delle Palme” ci riguarda e ci emoziona. Perché significa offrire accoglienza e sollievo, ma soprattutto dire a quelle persone e a quelle famiglie: non siete sole, la comunità c'è. Durante la cerimonia, particolarmente suggestiva è stata la riflessione di Annalisa Insardà sull'apparente ossimoro tra mafia e demenza. La mafia vive anche della memoria: della paura che resta, delle minacce che non si dimenticano, di ricordi capaci di tenere prigioniere le persone. La demenza, invece, quei ricordi progressivamente li porta via. E allora acquista un significato ancora più forte che proprio un luogo sottratto alla mafia venga affidato a chi ogni giorno si prende cura di persone alle quali la malattia sottrae pezzi della propria memoria. È la comunità che cambia il destino di quel luogo.
Ed è impossibile, in questa storia, non riconoscere la determinazione di Elena Sodano. A lei va il nostro affetto, insieme al plauso e alla gratitudine per aver creduto con ostinazione in un progetto così importante e per essere riuscita, ancora una volta, a trasformare una visione in qualcosa di concreto. Con Elena vogliamo abbracciare idealmente tutta la Ra.Gi., nostra associata, perché ciò che sta costruendo a Palmi rappresenta pienamente quella comunità curante nella quale crediamo: una comunità che non volta lo sguardo davanti alla fragilità, ma se ne fa carico e restituisce dignità alla persona, anche quando la memoria si fa incerta e le parole diventano più difficili da trovare. “Villa delle Palme” sarà dunque molto più di un bene confiscato restituito alla collettività. Sarà una porta che si apre. E dietro quella porta, dove un tempo poteva abitare la paura, potranno trovare spazio l'accoglienza, il sollievo di una famiglia, una mano che accompagna, la dignità di una persona che continua ad avere diritto alla propria vita e ai propri affetti. Forse è proprio questa la vittoria più bella sulla mafia: prendere un luogo che raccontava il potere e la sopraffazione e insegnargli, finalmente, a raccontare la cura.
Rosaria Brancati, Portavoce CASM
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