
di FRANCO CACCIA
Nonostante le temperature asfissianti di queste calde giornate estive, un nutrito gruppo di affezionati fedeli non ha voluto far mancare il proprio affetto e la propria vicinanza a don Peppino Megna che, nei giorni scorsi, ha tagliato il traguardo del sessantesimo anniversario di ordinazione, avvenuta nella chiesa di San Giorgio esattamente il 6 agosto del 1966. Nel pieno rispetto dello stile di semplicità e autenticità che ha da sempre contraddistinto la sua azione pastorale e la sua vita, la ricorrenza è stata sottolineata da un’intima quanto sentita celebrazione eucaristica tenutasi nella cappella privata, ricavata all’interno dell’abitazione dello stesso don Peppino. La Santa Messa è stata officiata da don Antonio Scicchitano, suo allievo durante il periodo di formazione svolto presso il Seminario di Squillace, proprio negli anni in cui don Peppino svolgeva con dedizione il ruolo di padre spirituale all'interno della struttura formativa. Durante la messa, don Peppino, nel ruolo di concelebrante, ha esortato i partecipanti a mantenere vivo l’attaccamento ai valori cristiani ed a perseverare in azioni orientate al bene comune. All’evento, oltre ai familiari, era presente una folta delegazione del gruppo giovanile cattolico S. Giorgio, rappresentata da Pietro Cristofaro e Domenico Talotta che nel corso degli anni, si sono succeduti nella carica di presidente del medesimo gruppo. Un'innovativa esperienza di oratorio parrocchiale che, tra il 1966 e il 1990, si è rivelata un’autentica palestra di vita grazie alla lungimirante pastorale di don Peppino. In quegli anni, oltre cento ragazzi squillacesi hanno trovato lo spazio ideale per crescere e formarsi sotto il profilo etico, sociale e comportamentale. Sono stati anni indimenticabili in cui è stato possibile condividere un percorso di crescita e di formazione costruito sulle fondamenta dei valori della chiesa, un’esperienza di eccellenza nel settore della formazione dei giovani cattolici. Elemento centrale del successo di questa esperienza formativa è stata senza dubbio la straordinaria leadership di don Peppino. Con il suo sorriso costante, la naturale capacità di accoglienza e l’investimento nel senso di responsabilità, il sacerdote ha saputo unire un gruppo di giovani sempre più numeroso, stimolandone la creatività e valorizzandone i talenti. A distanza di anni, quei ragazzi di allora rimangono legati da un nodo indissolubile. Un forte senso di appartenenza che affonda le sue radici proprio negli insegnamenti ricevuti e nella condivisione delle proprie risorse, sperimentata giorno dopo giorno tra le mura del mitico “convento”. In un contesto sociale segnato da profonde fragilità, in particolare nei percorsi educativi dedicati alle nuove generazioni, l'opera ed i risultati ottenuti da don Peppino restano una testimonianza viva. Il suo metodo rappresenta un modello luminoso che la Chiesa di oggi dovrebbe saper valorizzare e rinnovare, per continuare a parlare al cuore dei giovani e sperimentare percorsi efficaci di un loro attivo coinvolgimento.
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