
di STEFANIA PAPALEO
Per ben due volte aveva approfittato dell'assenza della mamma per sfogare sul nipotino i suoi insani desideri sessuali. Abusi gravissimi, di cui l'ultimo commesso nel 2024 in un Comune del Catanzarese e terminati solo grazie al coraggio trovato dalla vittima per raccontare tutto ai familiari, prima, e alla Procura, dopo. Da lì l'incriminazione dell'uomo settantenne e la successiva condanna a 3 anni di reclusione appena passata in giudicato. La Corte di Cassazione, infatti, ha dichiarato inammissibile il ricorso che era stato presentato dall'avvocato difensore Saverio Loiero contro la sentenza emessa dalla Corte d'Appello di Catanzaro nei mesi scorsi. Epilogo che adesso permetterà all'avvocato Simona La Falce, costituitasi parte civile nell'interesse della madre della vittima, di procedere in sede civile per il risarcimento del danno "che comunque - precisa il legale - non potrà mai compensare quanto subito dal minore".
Una brutta vicenda che già davanti al gup Sara Merlini aveva tenuto in tutta la sua gravità, costando all'imputato una condanna a ben 4 anni e 4 mesi di reclusione, superiore alla stessa richeista di 3 anni e 6 mesi che era stata avanzata dalla Procura, che aveva riconosciuto le attenuanti generiche equivalenti all’aggravante, tenendo conto anche del rito abbreviato che impone una riduzione del terzo della pena. Ma il giudice era andato oltre, con una sentenza che, tuttavia, è stata poi ribaltata in Appello, con la condanna a 3 anni di reclusione ormai diventata definitiva.
E ancora una volta emerge l'importanza della denuncia da parte delle vittime che permette all'autorità giudiziaria di incastrare gli autori di reati pesanti come questo di violenza sessuale che spesso induce timore per il giudizio altrui, cotribuendo all'impunità di chi provoca traumi che lasciano strascichi a vita. Dunque, è bene rompere il muro del silenzio e difondere ulteriormente il senso di sicurezza tra cittadini vulnerabili che solo così potranno ottenere giustizia, contribuendo a evitare il più possibile la commissione di analoghi reati.
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