Addio a Pujia, il ricordo di Vincenzo Speziali: "Si chiude un importante capitolo della storia politica calabrese"

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Vincenzo Speziali
  08 gennaio 2022 11:55

Nato a Polia, una ridente località all’epoca facente parte della provincia di Catanzaro ed oggi territorio di quella di Vibo, Carmelo Pujia, nel Capoluogo di Regione ha mosso, sempre militando nelle fila della DC, i primi passi di quella che poi sarà una carriera politica di grande spessore. La Calabria, il Sud, il loro sviluppo economico e sociale sono stati i “pensieri” più costanti del suo impegno. Realtà territoriali che l’on. Pujia ha veramente amato. La “mia Calabria” come diceva sempre “merita e quindi deve avere i giusti incentivi a crescere.” Dopo la fine della DC, Pujia è rimasto sempre nell’area dei moderati ma riformista per sua cultura e ideologia. Un ricordo di Pujia nel “medaglione” di Vincenzo Speziali, Coordinatore regionale del Patto Federativo calabrese.

di VINCENZO SPEZIALI

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“Carmelo, era un lucidissimo "giovanotto" di 94 anni, dallo sguardo fiero e dal portamento eretto, anzi paragonabile all'essere massiccio, come il Pollino, oppure l'Aspromonte.

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Certo, negli ultimi anni di sofferenze ne ha avute e come ne ha avute, incominciando dalla morte tragica del figlio Toni -per il quale ha scritto una lettera straziante, seppur immaginaria, a sua madre, chiedendole metaforicamente <<mamma, hai visto Toni?>>, bellissima e struggente- fino al decesso nello scorso settembre 2021 di sua moglie Ida, inframezzato, il tutto, dalla scomparsa, nel 2018, del genero, marito della figlia Marika.

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Eppure l'"Ayatollah" come veniva definito - rispettosamente da alcuni, con terrore da altri e a mo' di timorosa ironia dal resto del mondo- è stato presente (sempre presente) e di ciò ringrazio Dio.

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Non che Carmelo, avesse ogni giorno un carattere facile, quando ancora di recente ti richiamava all'ordine, ma con il sottoscritto lo faceva -come lo ha fatto in passato- alla stregua della complicità che si ha con il discepolo prediletto, coerentemente a ciò che è stato quando la mia generazione era nella nidiata del Giovanile democristiano.

Galati ed io eravamo i preferiti, infatti soleva ripetere, tra il serio e il faceto, con la sua voce stentorea e roboante <>, forse perché sapeva che in noi trovava "praticità e aderenza" alla sua componente e sorrideva degli altri per i quali -di recente e in presenza di un ex parlamentare di lungo corso- mi ha confessato: "Vicenzi` (anche lui, Vicenzi`...e non trattasi di un refuso scritto!), a me hanno incolpato di distruggere, senza riconoscermi che sapevo costruire, mentre a te, con il tuo sguardo angelico, con i modi da piccolo principe, oggi -e ne sono contento, perché sei il mio prosecutore- riconoscono di costruire, mentre non sanno chi quandu ti giranu...polverizzi a tutti. Avia ragiuna Sbardella quandu ti dissa si nu figghiu e bonadonna!".

Già, ricordava, pure questo aspetto, poiché Vittorione -che per inciso, non era lo squalo romano, descritto dalle cronache del basso impero, frutto della falsa rivoluzione di Tangentopoli- nell'incontrarmi a Piazza del Gesù, casualmente, mi bloccò ad angolo di un muro, con Carmelo presente, poiché nelle elezioni universitarie della Sapienza a Roma, io riuscii a creare la cordata favorevole ad un calabrese (il mio amico e compaesano di Bovalino, Francesco Zappia), a discapito del candidato suo e del figlio Pietro, per di più nella loro città.

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L' "Ayatollah" intervenne in pronta difesa e mutuo soccorso, precisando -forte di una massima non certo "ragionerestica"- il suo pensiero ed implicito avallo (sebbene fosse amico personale di Sbardella): <<Vitto`, Vicenzino (...sempre così, senza la "n") è fatto in questa maniera, ora che è arrivato a Roma, vuole restarci e mette tenda. Stai tranquillo, ti rispetta, ma vuole essere considerato. Conviene a tutti, perché ha una costanza e poi (...meglio non aggiungere il resto e usitaree un termine in voga ai documenti che le forze dell'ordine recapitano, solitamente, in ore molto antelucane del giorno appena agli albori e cioè OMISSIS)>>.

Grande Carmelo!

Tra l'altro, c'è da aggiungere, come lui sia stato tra i pochi (certamente nella DC) a fare tutta la carriera, partendo dagli enti strumentali, proseguendo con la Provincia -a Catanzaro-  di cui è stato Capogruppo, Assessore e Presidente, poi alla Regione -sempre Consigliere e successivamente Assessore- ed infine in Parlamento, come deputato (tre volte e due come secondo degli eletti), oltre che Sottosegretario con Goria, De Mita (al Tesoro) e nell'ultimo Andreotti (al Mezzogiorno).

L'unico a fare l'intero e simile cursus honorum è stato Veraldi, il quale ha compensato l'ingiusta ed inspiegabile assenza al Governo, con il Parlamento Europeo, da Senatore per due legislature.

Negli anni a Montecitorio ha avuto colleghi noti,  cui molti di valore, come il già citato Sbardella, oppure Loiero (con il quale mai si sono presi!), per non parlare di Misasi, ma anche Bonsignore, Pomicino, Baruffi, Sangalli (tanto per citare quelli appartenenti alla sua corrente, ovvero l'andreottiana negli ultimi quattro casi e nel primo) e persino Casini "da Bologna", il quale con il suo perfido garbo appellava Carmelo con il nomignolo irriverente di "Buzzurro" e quest'ultimo di rimando -dimostrando più arguzia e stile- diceva del giovanotto emiliano "la signorina delle camelie" (interpretate voi).

Oggi il nostro Carmelino ci lascia e congedandosi con discrezione è come se lasciasse un'epoca rilucente che appartiene al passato, la quale cerchiamo di onorare e di rimodulare ai tempi del presente e del futuro, pure in sua memoria.

Lo tentiamo questo sforzo, mentre assistiamo allo scempio che si fa della politica e delle Istituzioni ed io in particola modo, soprattutto io, ricordando, nel mentre mi parlava, le sue parole.

E che parole!

 

 

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