
"Un ennesimo, grave ed inaccettabile episodio di violenza si è consumato ai danni di un agente della Polizia Penitenziaria, in servizio presso il reparto A.S..
La dinamica dei fatti descrive un clima di crescente e ingiustificata ostilità: l’agente, nell'espletamento delle proprie mansioni istituzionali, aveva intimato al detenuto di fare rientro nella saletta.
Di fronte alle disposizioni del collega, il ristretto ha prima accampato pretesti per ritardare l'ingresso e, successivamente, con la scusa di dover recuperare un oggetto personale in cella, si è scagliato brutalmente contro il poliziotto. Una raffica di colpi al volto — pugni e schiaffi — sferrata per motivazioni che lasciano attoniti: l'insofferenza verso il regolare svolgimento delle attività di servizio e la presunta mancata restituzione del "buongiorno".
Trasportato d'urgenza presso il Pronto Soccorso cittadino, il collega è stato dimesso con una prima prognosi di 15 giorni, con l'indicazione di doversi sottoporre ad ulteriori ed approfonditi accertamenti specialistici nella giornata di domani.
Come SiNAPPe, non possiamo che esprimere la massima solidarietà e vicinanza al collega coinvolto, augurandogli una pronta e completa guarigione. Tuttavia, la vicinanza da sola non basta più.
Questo ennesimo evento critico mette drammaticamente in luce, ancora una volta, la costante ed estrema pericolosità del lavoro svolto dalle donne e dagli uomini della Polizia Penitenziaria. Operare all'interno degli istituti di pena è diventata un'attività ad altissimo rischio, dove anche il rispetto delle più elementari regole di servizio o una futile pretesa possono trasformarsi nel pretesto per aggressioni violente ed inaudite. I poliziotti penitenziari non possono continuare a fare da "scudo umano" di fronte a un senso di impunità sempre più diffuso.
Chiediamo con forza interventi immediati, fermi e risolutivi da parte dei vertici dell'Amministrazione, a tutela dell'incolumità fisica di chi, ogni giorno, indossa una divisa e garantisce la legalità e la sicurezza dello Stato all'interno delle carceri".
Così una nota della Segreteria Regionale SiNAPPe a firma di Fabio Viglianti e Cristina Busà.
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