All'Umg di Catanzaro oltre 250 studenti per "Non chiamatelo amore", Don Roberto Corapi: "Un forte messaggio contro la violenza"

Share on Facebook
Share on Twitter
Share on whatsapp
images All'Umg di Catanzaro oltre 250 studenti per "Non chiamatelo amore", Don Roberto Corapi: "Un forte messaggio contro la violenza"


All’Università Magna Graecia un incontro di sensibilizzazione promosso da don Roberto Corapi, direttore della Pastorale Universitaria della Diocesi di Catanzaro-Squillace, e dalla sua équipe. Emozionanti le testimonianze di Catia Acquesta ed Elisabeth Rosanò.

  29 ottobre 2026 15:11

Oltre 250 studenti hanno partecipato al convegno “Non chiamatelo amore”, ospitato nell’aula Falcone-Borsellino dell’Università Magna Graecia di Catanzaro. Un’importante occasione di confronto e sensibilizzazione sulla violenza di genere, che ha coinvolto il mondo accademico, professionisti e testimoni diretti, con l’obiettivo di promuovere tra i giovani una cultura fondata sul rispetto e sulla dignità della persona.

L’iniziativa è stata organizzata da don Roberto Corapi, direttore della Pastorale Universitaria della Diocesi di Catanzaro-Squillace, insieme alla sua équipe , con la collaborazione di Verità Criminale del criminologo Damiano Carchedi. L’evento ha ricevuto il patrocinio dell’Università Magna Graecia e del Dipartimento di Eccellenza DiGES.

Significativi gli interventi del Magnifico Rettore, Giovanni Cuda, e della direttrice del Dipartimento DiGES, Aquila Villella, che hanno espresso apprezzamento e incoraggiamento per l’iniziativa, ringraziando don Corapi per aver voluto fortemente questo convegno e gli organizzatori per aver promosso un momento di riflessione su una delle emergenze più drammatiche della società contemporanea.

Entrambi hanno sottolineato la gravità della violenza che continua a consumarsi in tutto il mondo, richiamando l’attenzione sulla necessità di un impegno concreto da parte delle istituzioni e della società. Un fenomeno che impone di rafforzare la prevenzione e l’educazione al rispetto, soprattutto tra le nuove generazioni.

Dall’università deve partire un monito forte contro ogni forma di violenza, perché il compito dell’Ateneo non è soltanto formare professionalmente gli studenti, ma anche contribuire alla crescita di coscienze consapevoli e responsabili.Numerosi i relatori che hanno arricchito il confronto: i docenti Annarita Trotta, Alberto Scerbo, Sabrina Garofalo, Valeria Saladino e Vincenzo Tigano; l’avvocato penalista Arturo Bova; il criminologo Damiano Carchedi; la giornalista e scrittrice Catia Acquesta, presidente dell’associazione Alleati con te; e Isolina Mantelli, presidente del Centro Calabrese di Solidarietà. Particolarmente significativa la testimonianza di Elisabeth Rosanò, orfana di femminicidio. A moderare i lavori è stata la giornalista Donatella Soluri.Tra i momenti più emozionanti dell’incontro, la presenza di Catia Acquesta, giunta da Roma, che ha condiviso il proprio impegno nel contrasto alla violenza sulle donne. Particolarmente toccante il momento in cui ha donato un suo libro a Elisabeth Rosanò, accompagnando il gesto con un caloroso abbraccio. Una scena di grande umanità che ha commosso i presenti, esprimendo vicinanza e solidarietà nei confronti di chi porta le profonde ferite lasciate da una tragedia familiare.

La testimonianza di Rosanò ha ricordato come le conseguenze del femminicidio ricadano anche su chi resta, segnando per sempre la vita delle famiglie. Un richiamo forte alla necessità di non lasciare sole le vittime e i loro cari.

Soddisfazione è stata espressa da don Roberto Corapi per la numerosa partecipazione degli studenti. Il direttore della Pastorale Universitaria ha ribadito l’importanza di educare le coscienze, sottolineando come la prevenzione debba partire da un cambiamento culturale profondo. Riconoscere i segnali di una relazione violenta, rispettare la libertà dell’altro e non restare indifferenti davanti alla sofferenza sono passaggi fondamentali per contrastare ogni forma di abuso.La riuscita dell’iniziativa premia il lavoro di don Corapi e della sua équipe, insieme ai giovani universitari, impegnati a promuovere occasioni di formazione e crescita umana all’interno dell’Ateneo.Il messaggio emerso dal convegno è chiaro: la violenza non è amore, il controllo non è amore, il possesso non è amore. Di fronte a una tragedia che continua a colpire donne e famiglie in tutto il mondo, non bastano l’indignazione e la condanna dopo ogni episodio. Servono educazione, prevenzione e responsabilità condivisa.

La partecipazione di oltre 250 studenti conferma quanto sia importante affrontare questi temi nei luoghi della formazione. Educare al rispetto significa costruire una società nella quale la violenza non venga mai giustificata, minimizzata o taciuta. E dall’università, attraverso l’impegno delle istituzioni accademiche e della Pastorale Universitaria, può e deve partire questo cambiamento.

Scegli La Nuova Calabria come fonte preferita su Google

Vedrai più spesso le nostre notizie tra le Notizie principali della ricerca Google. Spunta la casella accanto a lanuovacalabria.it e aggiorna la pagina.

Aggiungi su Google