Alla scoperta della Calabria. Immersi nella tranquillità del borgo di Cerva

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Il museo della castagna a Cerva
  11 aprile 2021 23:38

di GIANPIERO TAVERNITI

Grazioso centro della pre- Sila catanzarese, immerso in un contesto naturalistico di rilevante importanza, abitato da poco più di 1100 abitanti, Cerva è stato un altro borgo colpito dall’emigrazione del dopoguerra e spopolato fortemente, qualche murales nel cuore del borgo lo attesta chiaramente. Centro che resiste nella sua forza Identitaria contadina boschiva e con una storia di un passato dove la castagna, nella sua ottima qualità e nelle sue enormi quantità raccolte, dava una forte risorsa produttiva alla comunità.

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Oggi esiste il museo della castagna, che illustra e porta a farsi un reale tuffo nel passato di Cerva. Il passato di questo centro, quando la comunità era più numerosa e vi erano maggiori attività commerciali e artigianali. Già la storia, su le sue origini, ci sono tesi contrastanti, in un primo momento si scrisse che ebbe origini collegate al centro più grosso delle vicinanze, quale Sersale, il tutto intorno al 1620. Ma ricercando e sentendo pareri di storici appassionati conoscitori del paesino, sembra che la versione sulle sue origini sia riferita ai primi anni del XVIII secolo, dove alcuni insediamenti di famiglie provenienti dalla provincia di Cosenza.

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Appartenne al feudo di Belcastro, della famiglia dei Poerio, in sua origine il suo nome era S. Giovanni della Croce, ma un aneddoto popolare in seguito il suo nome venne trasformato in Cerva, visto che da queste parti si faceva vedere spessissimo una cerva e a detto di vecchi cacciatori, risulterebbe che questa zona in passato sia stata una ricca zona di caccia e specificatamente della caccia al cervo. Durante il dominio francese, il villaggio  di Cerva, il 19 gennaio 1758,venne decretato luogo , quindi Università , del governo di Belcastro. Durante la fase storica dei comuni , il 4 novembre 1811, venne definita come frazione di Andali, centro confinante, appartenente al circondario di Cropani, dopo diversi anni, di normale convivenza, si denotarono fra Cerva e Andali, delle differenze storiche etniche  identitarie e culturali e per iniziativa del parroco Don Stefano Trocino, si presentò ufficiale richiesta di indipendenza e di autonomia da Andali, motivandola alle chiare differenze etniche fra le due comunità dei borghi, visto che Andali ha delle marcate origini albanesi, da questa richiesta seguì una ufficiale petizione popolare che fu presentata all’Intendente della Calabria Ulteriore.

Seconda e successivamente e precisamente il 28 ottobre 1850, CERVA fu nominato comune autonomo. Durante il terremoto del 1908 , il centro subì enormi danni , ma presto si ristabilì e si rialzo dal cataclisma e avvio delle attività agricole boschive e artigianali e l’economia reggeva sugli interessi di tre o quattro famiglie nobiliari proprietari terreni del posto. Come accennato sopra, nel dopoguerra , durante il primi anni 50, come del resto tantissimi borghi calabresi, subì anche la Cerva, il fenomeno dello spopolamento verso il nord del paese e verso i paesi di centro Europa ,quali Svizzera e Germania, con questo flusso in uscita si abbandonarono tante attività artigiane e agricole, portarono il borgo a un periodo poco fiorente, ma intorno al 1970, con la costituzioni delle regioni, cominciarono a formarsi figure professionali che dessero splendore e maggior cura alle ricchezze boschive, quindi tante assunzioni nell’AZIENDA boschiva regionale, diedero nuova economia e ninfa agli abitanti residenti, cominciarono ad avviarsi anche attività private nel taglio , lavorazione del legno , oltre che nella vendita diffusa di legna da ardere. In questo contesto naturalistico, si sviluppò un’attività molto fiorente, la raccolta di castagne, la loro lavorazione e esportazione, vista la massiccia presenza di castagneti che oltre a dare una riconosciuta quantità, ne fornirono una prelibata e ricercata qualità, oggi esiste un bellissimo museo della castagna che attesta la storia luccicante che ruotava su questo frutto boschivo.

A questo si aggiunge un allevamento naturale di bestiame, ovini, suini e bovini, sono fiorenti attività artigianali, nella lavorazione del legno e della pietra e oggi ritroviamo anche una azienda di torrefazione di caffè. Che dire, nella passeggiata, nel cuore del borgo, avvistiamo dei pregevoli murales che disegnano la storia indelebile della Cerva, che trasmette molta malinconia, che viene assorbita dalla salutare tranquillità che questo luogo trasmette e ci rende consci di una Calabria di un tempo molto viva che nello sfruttamento delle risorse territoriali fondava la propria economia e dava dignità alla comunità residente, economie e opportunità che dopo lo spopolamento non si è riusciti più ad  avviare, al solo fine di rendere vivi e maggiormente popolati , questi luoghi che per la loro collocazione orografica , hanno quella salubrità che solo la natura incontaminata montana può offrire ed in questo viaggio incredibile , di certo ne siamo stati privilegiati “utenti”. GRAZIE CERVA .

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