
È stata ufficialmente identificata e delineata, attraverso un’approfondita indagine documentale, la storica miniera di quarzo e feldspato di Piano di Pirara, situata nel territorio di Amaroni, in provincia di Catanzaro. L'identificazione del sito è il risultato di un meticoloso lavoro di ricerca dell'Archeoclub d'Italia APS - Sede di Amaroni, che sotto la guida del professor Lorenzo Satanassi (Studente in Archeologia e Culture del Mondo Antico presso l'Università degli Studi di Bologna) è riuscito a rintracciare l'intera documentazione storica e scientifica originale, ricomponendo sessant'anni di storia industriale del comprensorio.
L'indagine ha riportato alla luce i registri di servizio del 1965, dai quali emerge che il sito era già pienamente operativo con una forza lavoro di 50 operai del comprensorio, impiegati in turni regolari validati dall'ingegnere Sabatino Meneganti, tecnico incaricato della gestione operativa e della sicurezza del personale in quella fase.
Al 1968 risale invece il fondamentale contributo scientifico del geometra Domenico Naso (1911-1994), rintracciato dall'Archeoclub nelle proprie attività di studio. Nato a Caria, frazione del comune di Drapia, Naso fu un alto ufficiale dell'Istituto Geografico Militare (IGM) e un eminente studioso di topografia. Formatosi con i massimi esperti del settore, dedicò la sua carriera alla mappatura scientifica del territorio nazionale. In quell'anno redasse una dettagliata relazione scientifica sulla miniera di Amaroni, producendo una piantina d'epoca (foglio 248) che oggi si rivela decisiva per la localizzazione del sito e per la comprensione della sua rilevanza geologica.
I punti salienti della ricerca indicano che le banche dati del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR IRIS 2026) e i bollettini ministeriali (BUIG 1994, n. 31) riportano la data di inizio della concessione (codice 1.2 75) ma non registrano alcuna data di chiusura o cessazione, confermando la vigenza formale del titolo minerario nei registri nazionali. Tale evidenza trova esatta corrispondenza nelle mappature dell’Agenzia delle Entrate - Territorio (Catasto 2026), dove l’area risulta tuttora vincolata all'estrazione.
A seguito di tali riscontri, il Polo Bibliotecario di Reggio Calabria e il Settore 8 (Risorse Minerarie) della Regione Calabria hanno già avviato le procedure per il recupero dei decreti originali al fine di accertare l’attuale stato giuridico del sito. Per ragioni di sicurezza e per garantire la tutela dell'area, i dettagli sulla localizzazione esatta non saranno resi pubblici fino alla visita ufficiale del geologo incaricato, necessaria per la validazione tecnica e la messa in sicurezza dei luoghi.
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