
Oggi, 25 settembre 2026, AMPA venticinqueaprile ricorda, a 130 anni dalla nascita, il Presidente “più amato dagli italiani” (eletto con 832 voti su 995), Alessandro Pertini, detto Sandro Pertini, uno degli antifascisti più perseguitati dal regime di Mussolini (nel 1925 condannato ad 8 mesi di carcere, nel 1927 condannato per avere contribuito ad organizzare l’espatrio del socialista Filippo Turati, rifugiato in Francia per sfuggire alla condanna di 5 anni di confino, rientrato in Italia ed imprigionato, e successivamente, nel 1944, evaso dal carcere di Regina Coeli).
Il Presidente “partigiano” deve essere ricordato per la sua coerenza e per avere interpretato nel modo migliore l’articolo 54 della Costituzione che impone ai cittadini “cui sono affidate funzioni pubbliche…il dovere di adempierle con disciplina ed onore…”.
Del Presidente Pertini sono indimenticabili alcuni momenti del suo discorso di insediamento del 9 luglio 1978:
“…Giuro di essere fedele alla Repubblica e di osservarne lealmente la Costituzione. Dovrò essere il tutore delle garanzie e dei diritti costituzionali dei cittadini. Dovrò difendere l'unità e l'indipendenza della nazione nel rispetto degli impegni internazionali e delle sue alleanze, liberamente contratte.
Dobbiamo prepararci ad inserire sempre più l'Italia nella comunità più vasta, che è l'Europa, avviata alla sua unificazione con il Parlamento europeo, che l'anno prossimo sarà eletto a suffragio diretto.
L'Italia, a mio avviso, deve essere nel mondo portatrice di pace: si svuotino gli arsenali di guerra, sorgente di morte, si colmino i granai, sorgente di vita per milioni di creature umane che lottano contro la fame. Il nostro popolo generoso si è sempre sentito fratello a tutti i popoli della terra.
Questa la strada, la strada della pace che noi dobbiamo seguire.
Non posso, in ultimo, non ricordare i patrioti coi quali ho condiviso le galere del tribunale speciale, i rischi della lotta antifascista e della Resistenza. Non posso non ricordare che la mia coscienza di uomo libero si è formata alla scuola del movimento operaio di Savona e che si è rinvigorita guardando sempre ai luminosi esempi di Giacomo Matteotti, di Giovanni Amendola e Piero Gobetti, di Carlo Rosselli, di don Minzoni e di Antonio Gramsci, mio indimenticabile compagno di carcere.
Ricordo questo con orgoglio, non per ridestare antichi risentimenti, perché sui risentimenti nulla di positivo si costruisce, né in morale, né in politica.
Ma da oggi io cesserò di essere uomo di parte. Intendo essere solo il Presidente della Repubblica di tutti gli italiani, fratello a tutti nell'amore di patria e nell'aspirazione costante alla libertà e alla giustizia”.
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