di GIANPIERO TAVERNITI
Un pomeriggio autunnale identitario nella visita fatta a Serrastretta, in provincia di Catanzaro. Paesino ai piedi della Sila, con poco più di 3000 abitanti su 42 km/q, popolato da diverse famiglie intorno al 1380, per sfuggire alle persecuzioni ebraiche molto diffuse ai tempi. L'etimologia del suo nome descrive già il borgo, racchiuso tra due propaggini silane in una gola stretta, paesino tranquillo, pulito e curato che, nella sua storia Identitaria, rimane in piedi, con l'importante peculiarità, quella della costruzione della sedia.
Attraversiamo il centro storico, vediamo la chiesa della Beata Vergine Maria del Soccorso, che è il Santo Patrono insieme a San Gaetano, all'interno della stessa ammiriamo dipinti di discepoli del Mattia Preti.
Sul portone della chiesa vengono evidenziate le arti che un tempo davano dignità e da vivere a questo paese, tra di esse troviamo l'arte del falegname. Proprio specifico di chi costruiva le sedie, proprio così, le sedie di Serrastretta, famose in tutto il mondo e che hanno dato economia e hanno dato dignità a questo centro pedemontano della Sila.
Nel nostro pomeriggio abbiamo incontrato gli anziani al solito seduti sui "sietti in pietra" a godersi l'ultimo tiepido raggio di sole in questo pomeriggio freschetto, dove qualche fumarolo segna l'attività del camino. Trovare l'ultimo artigiano, dopo le dritte di una gentilissima barista e di un precisissimo anziano che ci hanno indicato la bottega, è stato facile. Giusto un artigiano che lavora e costruisce le sedie come un tempo, quelle sedie di paglia intrecciata e di legno di faggio che venivano e vengono oggi ancora fatte a mano. L'attore principale di oggi pomeriggio è Matteo, un falegname che ancora le costruisce e ci riferisce che la sua identità e il suo orgoglio è quello di tramandare questa tradizione che il suo bis nonno ha regalato a tutta la sua famiglia. Oggi in questo mondo super tecnologico e super sintetico, avere una sedia in legno di faggio è un privilegio, oltre che un grande onore, essendo un oggetto d'arredo di nicchia, di qualità ed esclusivo.
In questa visita passeggiamo tra le viuzze del Borgo ancora conservato discretamente, ammiriamo ancora qualche mezzo di trasporto che si presta bene agli spazi delle stesse che cominciano a vedersi cariche di legna, palese segnale dell'inverno ormai alle porte. Che dire, oggi VIVERE Serrastretta, conoscerla storicamente e artigianalmente, è stato per noi un onore al pari di conoscere Matteo che continua la sua arte tramandata dalla sua famiglia "piallando" lustro al suo paese e intrecciando le corde identitarie, regalando una stabile sedia storica alla Calabria, facendola rimanere in piedi, tinteggiando trasparente d' identità serrastrettese, in un futuro che cerca la qualità, i prodotti di nicchia e cerca l'esclusività degli arredi, quindi non possiamo che non dare un segnale ai giovani, quello di intraprendere attività artigianali capillarmente in regione, per riacquistare quella tranquillità e solidità storico-identitaria ed economica, conservando naturalmente le proprie profonde radici che anche da queste parti, nonostante il freddo, non geleranno mai.
Evviva, Serrastretta. Evviva Matteo, Evviva l'arte della sedia che rimane in piedi, nonostante lo spietato mercato globalizzato che, nel sintetico della sua gomma, vorrebbe cancellare la traccia solida e storica di questo altro importante angolo della Calabria.
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