Appalti pilotati, ricostruito l'organigramma del "sistema Crotone"

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Indagato anche il vicepresidente della Provincia

  31 marzo 2026 12:01

L’inchiesta della Procura di Crotone denominata ‘Teorema’ che questa mattina ha portato alla notifica di venti avvisi di garanzia a carico di altrettanti indagati  (LEGGI QUI) ha svelato un collaudato sistema illecito per pilotare gli appalti pubblici di Provincia e Comuni, finalizzato a convogliare tangenti verso il vertice dell’organizzazione, Fabio Manica, che, in qualità di consigliere provinciale, aveva delega alla centrale di committenza e alla stazione appaltante. Successivamente, in qualità di vicepresidente dell'ente intermedio, ha ottenuto anche la delega all’edilizia scolastica.
Manica per gli inquirenti ha impartito le direttive e gestito la cassa comune in cui confluivano i proventi da dividere con gli altri indagati. Suo braccio destro, nell'organigramma ricostruito dalle indagini, è stato l’ingegnere Giacomo Combariati, che ha messo a disposizione del gruppo le sue società, destinatarie di affidamenti pubblici, a cominciare dalla Sinergyplus srl, i cui assetti societari sono stati ridefiniti sulla base delle indicazioni di Manica e del fratello di questi, avvocato. L’ingegnere Luca Bisceglia, anche lui destinatario di affidamenti, ha svolto funzioni di supporto costituendo società ad hoc. 

L’architetta Rosaria Luchetta, oltre a ricevere incarichi professionali, ha messo a disposizione le proprie competenze per recuperare finanziamenti, corrispondendo e ricevendo quote pattuite. Il commercialista di riferimento era Alessandro Vallone, sia accettando di divenire amministratore di Sinergyplus e altre società, sia garantendo la redistribuzione dei proventi.
Nel gruppo anche Luca Mancuso e Andrea Esposito, entrambi dirigenti di Fenimprese, titolari di società detentrici di quote di Sinergyplus, che hanno garantito la redistribuzione indebita dei proventi degli affidamenti. Ma anche la cognata di Fabio Manica, Vicky Ingarozza, intestataria formale di quote di società, e il fratello avvocato Francesco Manica, che ha garantito assistenza legale suggerendo la partecipazione formale della moglie per mascherare la compagine societaria. In qualità di concorrente esterno ha agito Gaetano Caccia, socio della 3E Ingegneria, facilitando in particolare le operazioni illecite nel territorio del Comune di Isola di Capo Rizzuto. Tra i tecnici della Provincia indagati figurano Francesco Mario Benincasa, dirigente del settore Edilizia scolastica, il funzionario Domenico Zizza e il responsabile del settore Bilancio, Michele Scappatura.
Indagati anche il responsabile dei Lavori pubblici del Comune di Cirò Marina, Giuseppe Marinello, e il funzionario del Comune di Isola Capo Rizzuto, Antonio Otranto.
Tra le assegnazioni illegittime contestate, oltre a quelle per le scuole superiori di Crotone, la ristrutturazione del centro sportivo Desport da parte della Provincia di Crotone, il ripristino dell’officiosità idraulica ai Mercati saraceni e i lavori al campo di calcio di Cirò Marina, la realizzazione della mensa scolastica a Le Castella. 

Indagato anche il vice presidente della Provincia

Un meccanismo che gli inquirenti hanno ribattezzato ‘tangente di ritorno
Gli appalti che Manica ha per l'autorità giudiziaria pilotato verso liberi professionisti crotonesi hanno riguardato lavori negli istituti scolastici superiori Lucifero, Pitagora, Gravina, Filolao ma anche lavori presso i comuni di Isola Capo Rizzuto e Cirò Marina.
Gli inquirenti hanno quantificato che Manica, in 36 mesi di attività illecita, avrebbe incassato oltre 103 mila euro. Così come hanno constatato che il vice presidente della Provincia utilizzava il denaro per viaggi in settimana bianca, l’acquisto di un’auto Bmw ma anche di vestiti, pagamento di polizze assicurative, pranzi e cene. Per questo le fiamme gialle hanno eseguito il sequestro preventivo di conti correnti, auto, beni aziendali e quote di cinque società, di cui due con sede in Emilia Romagna, alcuni immobili, giacenze di denaro su rapporti bancari e autoveicoli per un valore di  400.000 euro.
Nel contempo hanno eseguito 16 perquisizioni, anche informatiche, presso enti locali, segnatamente la Provincia e il Comune di Crotone, studi di consulenza professionali, nonché abitazioni private estendendo le operazioni anche a Modena.

Per Manica e altri quattro indagati che rispondono di corruzione la Procura della Repubblica aveva chiesto misure cautelari in carcere e ai domiciliari, ma il gip ha deciso di sottoporli a interrogatorio preventivo prima di decidere sull’applicazione. 

Un gruppo criminale dedito alla gestione degli appalti pubblici, nella fattispecie quelli assegnati dalla Provincia di Crotone. E’ questo il cuore dell’indagine condotta dalla Guardia di finanza e coordinata dalla Procura della Repubblica di Crotone nei confronti di venti persone.
Al vertice dell’organizzazione, per gli inquirenti, c'è  Fabio Manica, vicepresidente della Provincia e presidente facente funzioni fino a domenica scorsa, quando è stato eletto il nuovo presidente. Manica, esponente di Forza Italia, è consigliere comunale e provinciale.
Insieme al politico sono indagati liberi professionisti, ingegneri, architetti e commercialisti, imprenditori e parenti di Manica, come il fratello avvocato e la cognata; tutti rispondono a vario titolo di reati come la corruzione, frode in pubbliche forniture, truffa, falso.Il meccanismo escogitato dal gruppo, secondo quanto emerso dalle indagini delle fiamme gialle, prevedeva che Manica e i suoi più stretti collaboratori, come l’ingegnere Giacomo Combariati, decidessero a tavolino a quali professionisti affidare gli appalti, tutti per importi sotto soglia e quindi con affidamento diretto. Successivamente il denaro incassato da professionisti e imprese per eseguire i lavori veniva parzialmente girato sul conto di una società, la Sinergyplus srl, intestata a Combariati ma di fatto gestita da Manica. Da lì, infine, il denaro transitava sui conti personali degli appartenenti all'organizzazione. 

Gli inquirenti ricostruiscono il flusso di soldi

 Negli atti dell’indagine denominata ‘Teorema’ che ha fatto luce su un sistema di appalti pubblici pilotati, al cui vertice ci sarebbe stato il vice presidente della Provincia di Crotone, Fabio Manica, il procuratore capo Domenico Guarascio e la sostituta Rosaria Multari parlano del ‘pactum sceleris’ che avrebbero stretto politici, professionisti e imprenditori per spartirsi il frutto delle commesse. “Le indagini hanno attestato in modo a dir poco evidente una pianificazione consolidata alla base degli affidamenti pubblici, definita da parte dei professionisti e del Manica, con corresponsione in suo favore di diverse somme di denaro e utilità, con lo stesso quantitativamente definite, come prezzo per l’affidamento dei lavori pubblici ottenuti” si legge negli atti.
    Accanto alla ricostruzione dei flussi di denaro operata dalle Fiamme Gialle crotonesi, ci sono le intercettazioni telefoniche, telematiche e ambientali che – per gli inquirenti – “hanno congelato la prova che le erogazioni in favore di Manica fossero qualificabili come tangenti, in quanto corrisposte sulla base di precisi accordi criminali con il predetto, a titolo di utilità destinate a retribuire la sua illecita ingerenza o intermediazione nell’adozione delle determine di affidamento dei lavori pubblici”.
   Per gli inquirenti “è emersa infatti in diverse captazioni la sussistenza di una pianificazione illecita, condivisa e preordinata delle gare e degli affidamenti fiduciari, o la loro esecuzione, mediante accordi siglati tra Fabio Manica ed i sodali, la cui attuazione ha interessato il coinvolgimento concertato di funzionari pubblici compiacenti e soggetti privati. A valle dell’aggiudicazione risalta poi la spartizione degli utili illecitamente conseguiti” osservano gli inquirenti aggiungendo che a Fabio Manica “il denaro e le utilità corrisposte spettavano quale contraltare per l’affidamento di lavori da lui fatti ottenere ai complici e sodali in seno alla Provincia di Crotone, ovvero a titolo di tangente, mazzetta”.


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