Appalto pulizie negli uffici calabresi di Poste. CGIL chiede trasparenza sui documenti

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insegna poste
  08 maggio 2021 17:04

“L’appalto è mio e me lo gestisco io.” Così Poste Italiano risponde, in sostanza, ad una richiesta di documentazione che la Filcams Cgil Calabria ha inviato all’ufficio direzione contratti dell’area Sud di Poste Italiane spa.

 

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Il sindacato ha richiesto la visione del capitolato d’appalto per i lavori di pulizia e sanificazioni delle strutture e degli uffici di Poste Italiane spa per le province di Reggio Calabria, Vibo Valentia e Catanzaro che sarà affidato ad una nuova impresa dal 1 giugno 2021 al fine di conoscere e verificare la regolarità delle procedure e prevenire, come troppe volte avviene nelle procedure di cambio d’appalto, conseguenze sui diritti e sul reddito delle lavoratrici ed i lavoratori attualmente impegnati nel servizio di pulizia. 

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La risposta di Poste Italiane oltre che essere inopportuna, ci consegna un modello di relazioni distorte, dove anche in tema di appalti si agisce incuranti del fatto che esistono leggi e norme che dovrebbero garantire la massima trasparenza, sia alle imprese che ai lavoratori.

 

Vogliamo verificare se come già è avvenuto in altri appalti simili banditi da Poste Italiane spa, il cosiddetto “risparmio” debba essere pagato dalle lavoratrici e dai lavoratori che ad ogni cambio di appalto si vedono sistematicamente restringere l’orario di lavoro, negare i diritti acquisiti quindi peggiorare la loro situazione economica in un settore che già vede il CCNL fermo da otto anni. 

 

La Slc Cgil Calabria, che ha la rappresentanza dei lavoratori dipendenti di Poste Italiane, condanna l’assenza di trasparenza e chiarezza nella gestione degli appalti nella più grande azienda del Paese, e si schiera, senza se e senza ma, al fianco dei lavoratori degli appalti di pulizia rappresentati dalla Filcams Cgil, chiedendo con forza all’azienda di fornire la documentazione richiesta, mettendo nelle piene condizioni di poter tutelare le lavoratrici ed i lavoratori coinvolti nel cambio di appalto.

 

In assenza di una pronta risposta, le due strutture sindacali non esiteranno a presentare denuncia presso le autorità competenti, oltre che alla Procura della Repubblica, anche alla Autorità Nazionale Anti Corruzione. È inaccettabile che Poste Italiane, azienda la cui maggioranza delle azioni è in mano allo Stato, possa gestire il sistema degli appalti con questa arroganza e nella totale assenza di trasparenza.

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