
di FRANCESCO MAZZA
Sui media la narrazione di Crotone s’incardina spesso sui problemi, ma esiste un’altra lettura, tecnicamente fondata e profondamente affettiva, che immagina la città come piattaforma di rinascita. L’ingegner Giampiero Folino, tecnico e operatore istituzionale, ci guida attraverso scenari concreti. Scavi che parlano, corridoi ombreggiati, strade che collegano territori e una pubblica amministrazione che sa realizzare progetti. Ingegnere civile strutturista, iscritto all’Ordine degli Ingegneri della Provincia di Roma. Ha un master in governance e management della pubblica amministrazione. Lavora presso l’ufficio urbanistica del Comune di Crotone e svolge attività libera professionale a Belvedere di Spinello e Roma, con progettazioni strutturali e consulenze alle amministrazioni pubbliche. È componente della Commissione Sismica struttura dell’Ordine degli Ingegneri di Roma. Partecipa a tavoli tecnici nazionali, incluso il Senato della Repubblica, su progettazione, costruzioni e sicurezza nei luoghi di lavoro.

Lei conosce Crotone sia come tecnico sia come cittadino. Come definirebbe l’identità urbana della città, oltre la cronaca dei problemi?
«Ho una visione concreta, basata su valutazioni tecniche, che vede Crotone come una città dal potenziale qualitativo elevato. La città è compatta, vivibile a piedi, ed è arricchita da mare e tremila anni di storia. Il progetto "Antica Kroton", in particolare nell'area Pignera-Stadio, sta rivelando l'antico quartiere ceramico (attivo tra il VII e il II secolo a.C.)». Per l'ingegnere «l'archeologia non rappresenta un vincolo, ma un patrimonio fondamentale da integrare nella pianificazione urbana e nell'identità della città, che fu una delle grandi capitali della Magna Grecia». Folino sposta il focus dal deficit all’identità, evidenziando come il centro storico e la fascia costiera siano risorse da restituire alla città come motori di rigenerazione. L’area Pignera-Stadio, con i suoi reperti ceramici, può diventare un esempio di come tutela e fruizione pubblica generino valore economico e sociale.
Quali potenzialità strategiche individua per Crotone nel quadro regionale e quali ostacoli infrastrutturali vanno risolti con urgenza?
«Crotone funge da naturale baricentro dell'arco ionico, potendo contare su un porto, un aeroporto e tre paesaggi produttivi distinti nel raggio di pochi chilometri, il mare (con l'area protetta di Capo Rizzuto), il Marchesato e la piana del Neto (agricoltura di qualità), e la Sila. Il principale ostacolo è la Statale 106, inadeguata e pericolosa; il suo ammodernamento è considerato una precondizione necessaria per sbloccare le potenzialità del territorio e porre fine all'isolamento». La sintesi di Folino è geopolitica. Un porto, un aeroporto e paesaggi diversi offrono la possibilità di un sistema economico articolato, ma la connettività è la condizione abilitante. La SS106 non è solo una strada, è l’asse che decide la logistica, il turismo e la sicurezza quotidiana della provincia.
Lei è strutturista con un master in governance. Come si combinano competenza tecnica e capacità amministrativa nelle sfide del territorio?
«Esiste un'analogia diretta, come un edificio necessita di una struttura ben dimensionata per stare in piedi, una città richiede una macchina amministrativa efficiente per funzionare. La sfida del Mezzogiorno non risiede nella mancanza di idee, ma nella capacità di trasformare le risorse in opere fini grazie a tecnici preparati all'interno degli enti». La domanda cruciale non è se manchino progetti validi, ma se le istituzioni abbiano competenze per realizzarli. Investire in figure tecniche interne agli enti significa abbreviare i tempi, migliorare la qualità dei progetti e limitare il contenzioso.
Quale spazio pratico trova la bioarchitettura nel clima di Crotone?
«La bioarchitettura consiste nel progettare in base al clima e alle esigenze degli abitanti. Nel clima locale, la priorità è contrastare il caldo estivo attraverso schermature, massa termica e raffrescamento passivo. Oltre alla nuova edilizia di qualità, è cruciale la riqualificazione energetica del patrimonio esistente per ridurre i consumi e aumentare il comfort». Schermature solari, massa termica e raffrescamento passivo sono misure efficaci e scalabili. La riqualificazione energetica dell’esistente è un intervento che moltiplica benefici, come risparmio, comfort, valore immobiliare e minore impatto climatico.
Alla scala urbana, quali interventi descriverebbe come prioritari per aumentare la resilienza e la vivibilità?
«Si applica lo stesso concetto alla scala urbana: l'uso di alberature contro le isole di calore, superfici drenanti per le piogge intense e percorsi pedonali/ciclabili non è una questione estetica, ma di adattamento climatico necessario in tutti i quartieri». Interventi diffusi e interconnessi, quali verde urbano, permeabilità delle superfici, reti ciclabili, offrono benefici concreti per rischio idrogeologico, salute pubblica e coesione sociale. Sono politiche a lungo termine che richiedono pianificazione e manutenzione.
Come vanno interpretati e usati dagli enti i Criteri Ambientali Minimi?
«Sono requisiti ambientali obbligatori negli appalti pubblici (riguardanti materiali riciclati, gestione rifiuti, prestazioni energetiche). La sfida è interpretarli come strumenti di qualità progettuale e non solo come adempimenti burocratici. I CAM possono innalzare gli standard progettuali se tradotti in specifiche tecniche verificabili. Serve formazione tecnica nei bandi e controlli in fase di cantiere per evitare che restino semplice modulistica».
Ci sono esempi virtuosi, anche esteri, che ritiene adattabili al contesto crotonese?
«Malaga è un riferimento ideale per la similitudine climatica. I "corridoi del fresco" sono percorsi ombreggiati e alberati a basso costo che migliorano drasticamente la qualità della vita; a Crotone, una rete simile potrebbe collegare quartieri, centro, lungomare e siti archeologici». I corridoi ombreggiati sono interventi relativamente economici ma ad alto valore sociale. Collegare i principali poli urbani con una rete verde può incentivare mobilità dolce, turismo e fruizione del patrimonio.
Quale messaggio rivolge ai cittadini e alle istituzioni per il futuro della città?
«L'invito ai cittadini è di guardare Crotone con occhi nuovi. La città è in movimento grazie alla continuità della macchina amministrativa, che sta lavorando su cantieri, riqualificazione urbana e valorizzazione archeologica». L'ingegnere esprime orgoglio e fiducia: «combinando capitale storico-territoriale, progettazione di qualità e una pubblica amministrazione efficiente, il futuro della città può essere all'altezza della sua storia». La visione che emerge non è ideologica ma pratica. Competenze tecniche, custodia del patrimonio, interventi di adattamento climatico e capacità amministrativa sono pezzi di uno stesso puzzle. Solo con responsabilità condivisa si può tradurre il potenziale di Crotone in risultati concreti.
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