Armonie d’Arte Festival: Blues for Pino, cinque musicisti dentro una storia

Share on Facebook
Share on Twitter
Share on whatsapp
images Armonie d’Arte Festival: Blues for Pino, cinque musicisti dentro una storia


  17 agosto 2026 11:12

di VITTORIO PIO 

Pino Daniele ha rappresentato da sempre, e sotto diversi punti di vista, un’ispirazione per Osvaldo Di Dio. Da questo rapporto nasce Blues for Pino, progetto di cui il chitarrista è leader e guida musicale e che riunisce sul palco tre musicisti di Nero a metà: Gigi De Rienzo, Ernesto Vitolo e Rosario Jermano, insieme a Lele Melotti. Una formazione che contiene già un pezzo importante della storia musicale di Pino Daniele e che nel concerto proposto da Armonie d’Arte Festival ha mostrato grande compattezza, senza eccessive concessioni alla nostalgia.

Il repertorio è stato attraversato seguendone epoche e trasformazioni, con alcuni passaggi narrativi utili a ricostruire anche gli inizi della vicenda artistica di Daniele. Il racconto parte dai Batracomiomachia, formazione nata all’inizio degli anni Settanta nella quale Pino suonava già insieme a Rosario Jermano, Enzo Avitabile e Rino Zurzolo, oltre a Paolo Raffone ed Enzo Ciervo. Jermano, dunque, era al suo fianco già in quella prima stagione.

Qualche anno dopo Claudio Poggi ascoltò i primi brani di Daniele e portò il provino a Bruno Tibaldi della EMI. Tibaldi diede il via libera alla realizzazione del disco affidandone proprio a Poggi la produzione: nel 1977 uscì Terra mia, primo album di Daniele, al quale parteciparono anche Jermano, Avitabile e Zurzolo. Da lì il passaggio decisivo di Nero a metà, nel 1980, con De Rienzo, Vitolo e Jermano direttamente coinvolti in uno dei dischi fondamentali della sua carriera.

Sul palco è soprattutto Osvaldo Di Dio a imprimere una forte personalità al materiale. Il suo è un chitarrismo creativo, robusto nel suono e molto mobile nel fraseggio, con Gary Moore come riferimento forse più evidente e richiami anche a Robben Ford, ospite in studio per le session del disco, e Jeff Beck. Non cerca la maniera di Daniele e proprio per questo riesce a lavorare efficacemente sulle sue composizioni, trovando spazi autonomi all’interno di una band sostenuta dall’esperienza e dall’intesa fra i musicisti.

Ed è proprio la qualità della formazione a impedire che il concerto si riduca a una successione di canzoni riconoscibili. De Rienzo e Melotti costruiscono una base ritmica elastica, Vitolo interviene con il consueto gusto timbrico mentre le percussioni di Jermano riportano continuamente a quella particolare contaminazione fra Mediterraneo, Africa e linguaggi afroamericani che attraversa buona parte del repertorio. Di Dio può così muoversi con libertà, alternando interventi più ruvidi a momenti nei quali il fraseggio diventa essenziale e cantabile.

L’omaggio a James Senese e Napoli Centrale, con una citazione di "Sex Machine" di James Brown, mette a fuoco una delle matrici della musica di Daniele: blues, funk e soul assorbiti all’interno di un linguaggio profondamente napoletano e progressivamente diventato sempre più personale. Il richiamo a Senese assume inoltre un significato particolare dentro una serata affidata a musicisti che quella stagione l’hanno vissuta direttamente.

Viene ricordata anche la partecipazione al Crossroads Guitar Festival di Eric Clapton nel 2010, quando Pino suonò "Going Down" insieme a Robert Randolph. Un episodio significativo per comprendere quanto il suo linguaggio potesse confrontarsi con la grande tradizione blues internazionale mantenendo intatta la propria identità.

Uno dei passaggi migliori arriva con Toledo, fra i pochi strumentali del repertorio di Daniele, che offre ai cinque musicisti lo spazio per allargare forme e dinamiche, trasformandosi in una passerella ideale per il loro talento e per l’interplay della formazione.

Nel finale "Yes I Know My Way" conferma la notevole cifra musicale del concerto, mentre Alleria viene restituita con particolare feeling. Poi Napule è, con Di Dio protagonista di uno strepitoso assolo conclusivo, suggello di un concerto che ha trovato soprattutto nella qualità e nell’intesa dei cinque musicisti la propria ragione più convincente. Armonie d'Arte Festival prosegue adesso fra la tradizionale sede di Scolacium (domani sera tocca al ventennale di "This is what you are" , il brano dance soul di Mario Biondi che torna proprio nel luogo che lo ha consacrato), il centro storico di Borgia e nuovamente Soverato. Tutte le info sui social e www.armoniedarte.com