







di VITTORIO PIO
C’è una delicatezza precisa, quasi pudica, nel modo in cui Il modo tuo d’amare affronta l’amore. La storia di Pedro Salinas e Katherine Whitmore, il loro carteggio, la distanza e la solitudine diventano materia di teatro e musica senza forzature.
È uno degli ultimi appuntamenti di una stagione particolarmente felice per Armonie d’Arte Festival, ideato e diretto da Chiara Giordano. Uno dei meriti dello spettacolo, nel teatro di Soverato, è la regia di Claudio Zappalà, delicata, ricercata, di gusto. Pochi elementi, gesti semplici, il continuo passaggio fra parola e musica. Gli aeroplanini di carta lanciati dai protagonisti e restituiti dal pubblico sono un’immagine efficace: le lettere di Salinas entrano fisicamente nello spazio scenico. Una regia misurata, che lascia respirare il testo.
Al centro ci sono le parole di Salinas, con passaggi di una forza ancora intatta: «Quella solitudine immensa di amarti solo io». La vicenda con Katherine viene attraversata anche nelle sue zone più dolorose, fino al tentativo di suicidio della moglie di Pedro, senza ridursi a una semplice storia sentimentale.
La musica costruisce un percorso parallelo. Barreca affronta un repertorio tutt’altro che facile: c'è "Non è l’amore che va via" evocativa ballad di Vinicio Capossela, doppiata dalla malinconia spessa di "Vedrai vedrai" di Luigi Tenco, ma anche "Cara" e "La casa in riva al mare", due dei tanti capolavori di Lucio Dalla. E poi ritorna dal passato prossimo l'ancora imprescindibile Ivano Fossati, fra i padri putativi della nostra canzone d'autore con "I treni a vapore" e "C’è tempo". Ma c'è anche il Franco Califano di "Un tempo piccolo", Gino Paoli con la vibrante "Vivere ancora", per chiudere con "Vince chi molla", una gemma contemporanea di Niccolò Fabi, una fine che introduce una diversa idea di separazione: la possibilità di lasciar andare per ritrovarsi pienamente.
Sono canzoni che attraversano distanza, attesa, memoria e perdita. "I treni a vapore" mette in evidenza simboli e allegorie; "C’è tempo" apre alla possibilità di ciò che lo scorrere dei giorni può ancora portare con sé; "Vivere ancora", del 1964 e parte della colonna sonora di Prima della rivoluzione di Bernardo Bertolucci, riporta invece al desiderio di trattenere almeno un frammento dell’amore. Nel lavoro di Teatro Dracma, "La voce a te dovuta", a quasi novant’anni dalla sua uscita, continua a rappresentare un compendio esemplare di cosa voglia dire «struggersi» nel sentimento.
Barreca interpreta anche due brani propri, "Lontani da te" e "La parola noi". Il primo, costruito su distanza, silenzi e vuoti, entra naturalmente nel dialogo con Salinas; il secondo amplia quella riflessione. Sono i momenti in cui Barreca porta nello spettacolo anche il proprio talento narrativo. Il cantautore è interprete e convince nella parola, con un eloquio che per naturalezza e misura potrebbe ricordare Ron, ma con una personalità che emerge. Nel canto affronta un materiale impegnativo senza cercare scorciatoie espressive. Fra i musicisti spicca Riccardo Anastasi, al pianoforte e alle tastiere, per un accompagnamento di grande equilibrio, fatto di dettagli, aperture e silenzi.
Giusi Lo Schiavo accompagna il percorso con partecipazione e sensibilità. Qualche passaggio tende ad accentuare il sentimento, ma senza compromettere l’equilibrio della prova.
Alla fine emergono soprattutto delicatezza, ricercatezza, gusto. Teatro, poesia e canzone trovano un equilibrio privo di sovrapposizioni e ridondanze.
Parole scolpite nell’aria dai due protagonisti in scena. E canzoni che hanno saputo dare un altro corpo, tutt'altro che immaginario.
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