Armonie d’Arte Festival, una liturgia laica tra Dante, Francesco e Battiato

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Foto di Massimiliano Natale

  06 settembre 2026 12:03

di VITTORIO PIO

Una liturgia laica, celebrata in un luogo che con il Medioevo conserva una relazione non soltanto evocativa. Nell’Abbazia normanna di Santa Maria della Roccella, a Scolacium, “Nacque al mondo un sole – XI Canto” ha chiuso la parte del programma di Armonie d’Arte Festival ospitata nel Parco archeologico, intrecciando Dante e San Francesco con Franco Battiato, lungo una traiettoria segnata da spiritualità, modernità ed ermetismo.

Al centro Sergio Assisi, voce recitante ineccepibile nel governare una materia che avrebbe facilmente potuto cedere all’enfasi. Intorno, l’Ensemble e il Coro Lirico Siciliano diretti da Francesco Costa costruiscono la trama musicale sulla quale Assisi fa scorrere la parola, senza che l’una finisca per prevalere sull’altra.

Si parte dall’XI canto del “Paradiso”, quello in cui Dante affida a San Tommaso d’Aquino il racconto di Francesco. «Chi nel diletto de la carne involto» conduce agli affanni, alle ambizioni e ai piaceri dell’uomo, prima che la spiritualità francescana trovi voce nel “Cantico delle creature”: «Altissimo, onnipotente, bon Signore». Frate Sole, sora Luna e le stelle, il vento, l’acqua, il fuoco, «sora nostra matre Terra»: la natura non è scenario, ma parte di un ordine più grande.

Lo splendido fondale illuminato della cattedrale di Scolacium amplifica questa dimensione senza bisogno di artifici. “Dolce sentire”, dalla colonna sonora di “Fratello sole, sorella luna” di Zeffirelli, accompagna quindi il passaggio dalla fonte francescana alla sua rilettura moderna.

Ed è qui che entra Battiato. Non come citazione accessoria, ma come seconda linea narrativa dello spettacolo. La sua ricerca spirituale incontra Francesco e Dante attraverso domande che cambiano linguaggio e secolo, non necessariamente sostanza. Anche la morte viene osservata senza compiacimenti funerei: «Mi organizzo perché quando capiterà a me possa avvenire senza dolore».

“L’oceano di silenzio” apre alla dimensione dell’interiorità. Da “Torneremo ancora”, ultimo inedito pubblicato da Battiato, arriva «Un suono discende da molto lontano»; “L’ombra della luce”, con quel «Difendimi dalle forze contrarie», assume invece quasi naturalmente la forma di una preghiera.

Le “meccaniche celesti” di “Segnali di vita” riportano all’uomo e ai suoi automatismi — «È colpa dei pensieri associativi» — prima di “L’animale” e “La cura”. Quest’ultima, ancora affidata alla lettura di Assisi, è uno dei momenti più esposti della serata proprio per la notorietà del testo. Assisi non cerca scorciatoie emotive e la restituisce con misura, senza trasformarla in declamazione.

È una delle qualità dell’intera prova dell’attore: tenere insieme registri e materiali differenti senza sovrapporsi alle parole. Francesco, Dante e Battiato rimangono lontanissimi per epoca e linguaggio, ma “Nacque al mondo un sole” cerca fra loro un terreno comune: l’interrogazione sull’uomo, il trascendente, il rapporto fra materia e spirito. L’Abbazia smette così di essere una semplice quinta scenografica e diventa parte del racconto.

Nel finale Battiato torna alla sua dimensione più immediatamente riconoscibile. Prima “L’era del cinghiale bianco”, quindi “Centro di gravità permanente”: approdo quasi inevitabile per una serata costruita, in fondo, proprio intorno alla ricerca di un centro capace di tenere insieme antico e contemporaneo.

Si chiude così il lungo capitolo di Armonie d’Arte Festival ospitato a Scolacium, in un’edizione premiata da un pubblico veramente diverso, maturo e consapevole.

Nel finale Chiara Giordano, ideatrice e direttore artistico del Festival, ha voluto condividere pubblicamente il risultato con lo staff operativo. Accanto a lei Massimo Poggi, mecenate e appassionato sostenitore con la sua famiglia, di un’impresa culturale che negli anni ha consolidato il proprio legame con Scolacium e con il territorio.

Una «corrispondenza di amorosi sensi» che, al di là della citazione foscoliana, racconta bene un legame cresciuto negli anni fra il Festival, Scolacium e il suo pubblico.

Al termine della serata, Assisi si è poi trattenuto al Parco con il pubblico, concedendosi con grande semplicità e disponibilità a fotografie e autografi: un ultimo momento, fuori dalla scena, che ha prolungato con naturalezza il rapporto costruito durante la serata.