Assenteismo all'Asp di Catanzaro. Niente interrogatorio a Tomarchio dopo la chiusura indagini: gli atti tornano in Procura

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  08 luglio 2021 16:32

Nullità della richiesta di rinvio a giudizio e restituzione degli atti al pm. Il giudice dell'udienza preliminare ha stralciato la posizione di Rosario Tomarchio (difeso dall’avvocato Aldo Ferraro), funzionario dell'Asp di Catanzaro, accusato di truffa aggravata e abuso d'ufficio nell'ambito di un processo per assenteismo. A far notare le anomalie procedimentale è stato l'avvocato Ferraro, il quale aveva chiesto l'interrogatorio dell'imputato dopo la chiusura delle indagini preliminari. Oggi il giudice ha preso atto del mancato faccia a faccia e ha dichiarato la nullità della richiesto a rinvio a giudizio con restituzione degli atti al Pm per la sua posizione. 

Nello stesso processo è imputato anche il direttore sanitario dell'ospedale di Lamezia Terme, Antonio Gallucci (difeso dall’avvocato Enzo Galeota). Per lui l'udienza preliminare si aggiornerà il prossimo 14 ottobre. 

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Nei confronti di entrambi, il sostituto procuratore di Catanzaro, Chiara Bonfadini, nei mesi scorsi ha raccolto elementi indiziari per i mesi di giugno e settembre del 2018. I finanzieri che hanno eseguito le indagini hanno posto in luce le presunte continue assenze di Tomarchio dal posto di lavoro senza giustificato motivo. Le attività di osservazione e pedinamento hanno evidenziato le attività personali e private alla base degli allontanamenti dall'ufficio da parte del funzionario in servizio all'archivio del presidio ospedaliero unico di Lamezia Terme con sede a Girifalco. Da parte sua Gallucci, accusato di abuso d'ufficio in concorso con Tomarchio, avrebbe omesso di attivarsi per sanzionare l'assenteismo dell'impiegato e, al contrario, avrebbe emanato una serie di autorizzazioni a sua tutela, consentendogli, per esempio, di timbrare il cartellino anche in altre strutture dell'Asp di Catanzaro.

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Nell'ambito del procedimento è stato emesso nei confronti di Rosario Tomarchio un provvedimento di sequestro preventivo, per equivalente, del valore di 11.582 euro, pari alle ingiuste retribuzioni percepite nel corso delle assenze ingiustificate. 


Durante gli interrogatori di garanzia (dopo l'emissione della misura cautelare) il dipendente ha detto al pm che già in passato aveva segnalato personalmente "il malfunzionamento del "marcatempo"; mentre il direttore medico ha insistito sul fatto che "avevo segnalato il monte orario retribuito e non eseguito all'ufficio personale". (ed.cor).

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