
Con sentenza del Tribunale di Crotone, dopo il rinvio a giudizio disposto dal GIP distrettuale antimafia di Catanzaro, il 7 marzo 2025 era stata ritenuta l’operatività nel territorio calabrese, in particolare nelle province di Catanzaro, Crotone e Reggio Calabria, un’articolata associazione a delinquere dedita allo spaccio di stupefacenti, capeggiata da Barilari Annibale e Pagliuso Robero.
Dell’associazione facevano parte, oltre ai due promotori Barilari e Pagliuso, Macrì Luciano, Romano Giovanni e Martino Francesco. Per tale ragione, in primo grado, fu dichiarata la responsabilità penale di tutti gli imputati con la condanna a ventidue anni di reclusione per Barilari e Pagliuso, e pene variabili tra i dieci ed i dodici anni per gli altri soggetti ritenuti partecipi del sodalizio criminoso.
La Corte di Appello di Catanzaro, investita dagli appelli difensivi, con sentenza del 5 giugno 2024, riformava quella di primo grado, assolvendo il Macri ed il Romano per il delitto associativo, ed escludendo per il solo Pagliuso il ruolo di promotore, così rideterminando, per quest’ultimo, l’iniziale pena di ventidue anni di reclusione in dodici anni. Per il solo Barillari invece, fu confermata la sentenza di primo grado, ribadendo il ruolo di promotore a questi attribuito e quindi confermando la pena a ventidue anni di reclusione.
Da qui il ricorso in Cassazione da parte dei difensori degli imputati e dello stesso Procuratore Generale della Corte di Appello di Catanzaro, quest’ultimo limitatamente all’assoluzione del Macrì. In data 17 aprile, quindi, si sono discusi davanti la Suprema Corte di Cassazione i rispettivi ricorsi del Procuratore Generale e dei difensori. Nel corso dell’udienza, dopo che il Procuratore Generale aveva chiesto il rigetto di tutti ricorsi, ivi compreso quello del PG, hanno preso la parola i difensori presenti. In particolare gli Avv. Francesco Gambardella e Tiziana Barillaro, discutendo per Barilari Annibale (l’unico cui confronti era stata confermata la condanna a ventidue anni di reclusione per essere stato ritenuto il promotore assoluto del sodalizio) hanno sostenuto l’insussistenza di elementi per ritenere che fosse operativo nel territorio calabrese un sodalizio, così come invece ritenuto nelle due sentenze di merito, per poi affrontare il tema del ruolo di vertice attribuito al solo Barilari. Hanno preso, quindi la parola gli avv. Cesare Badolato (per Pagliuso), Roberto Coscia (per Martino) concludendo per l’insussistenza di prova circa la presenza nel territorio calabrese di un’associazione a delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti costituita dai loro assistiti. L’avvocato Furfaro per Macrì, invece, ha aderito alla richiesta del PG di rigetto dell’appello interposto dal PG di Catanzaro.
La Corte di Cassazione, nella tarda serata, ha pronunciato sentenza di annullamento con rinvio ad altra sezione della Corte di Appello di Catanzaro limitatamente alla responsabilità per il delitto di associazione finalizzata al traffico di stupefacenti.
Ha invece confermato la responsabilità per un singolo episodio di cessione di stupefacenti di cui sono responsabili Barilari, Pagliuso e Martino. La Corte di Appello, quindi, dovrà valutare se effettivamente esistano elementi per ritenere l’esistenza del sodalizio, visto che quelli indicati nelle due precedenti sentenze di merito non sono stati ritenuti idonei a legittimare un giudizio di responsabilità penale per il grave delitto associativo che prevede severe pene e per il promotore in particolare, visto che il minimo è di venti anni.
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