
Nel 2025 l'ATERP decide di lasciare Federcasa perché la spesa è insostenibile. Un anno dopo impegna e dispone la liquidazione di 83.813 euro alla stessa Federazione. Codacons: «Qualcuno deve spiegare ai cittadini che cosa è successo».
Nel luglio dello scorso anno l'ATERP Calabria decide di uscire da Federcasa. Lo mette nero su bianco nella deliberazione n. 160, spiegando di non potersi più permettere la quota associativa.
La situazione economica, scrive l'Azienda, è pesante. Ci sono oltre venti milioni di euro di esposizione per accertamenti IMU di numerosi Comuni calabresi. Bisogna contenere le spese. L'adesione a Federcasa non è più sostenibile.
Passa solo un anno e nell'ottobre 2026, con deliberazione n. 268, lo stesso Commissario straordinario dispone l'impegno e la liquidazione di 83.813 euro a favore di Federcasa.
Della precedente decisione di uscire dall'associazione, nel nuovo provvedimento, non c'è traccia. Nessuna spiegazione sul perché quella somma “insostenibile” sia oggi ritenuta “sostenibile”.
«Ma come? Nel 2025 non ci sono i soldi e bisogna tagliare. Nel 2026 si trovano 83mila euro per la stessa quota associativa? È una contraddizione che non può passare sotto silenzio», denuncia Francesco Di Lieto, vicepresidente nazionale del Codacons.
L’associazione ha chiesto formalmente all'ATERP di esibire gli atti e spiegare che cosa sia accaduto. Vuole sapere se il pagamento fosse obbligatorio, se la precedente decisione sia stata effettivamente attuata, se quella somma sia già uscita dalle casse dell'Azienda e, soprattutto, se fosse possibile evitarne l'esborso.
«Nulla contro Federcasa. Ma ci chiediamo quali siano le priorità di un ente che gestisce le case popolari. Chi vive in un alloggio pubblico ha diritto a un'abitazione sicura e dignitosa. Ha diritto a non sentirsi rispondere che mancano le risorse ogni volta che c'è un problema da risolvere. E ha diritto di sapere come vengono spesi i soldi dell'Azienda».
La vicenda pone una questione che va ben oltre gli oltre 80mila euro.
L'ATERP amministra un patrimonio destinato a persone e famiglie per le quali la casa rappresenta spesso il primo, e talvolta l'unico, presidio di sicurezza sociale. Le risorse sono limitate, le necessità sono tante. Proprio per questo ogni spesa deve avere una ragione chiara.
«Ottantatremila euro non sono spiccioli. E non accettiamo che si parli di sacrifici quando si tratta dei cittadini e si diventi improvvisamente generosi quando si tratta di spese associative. Se la somma era dovuta, l'ATERP lo dimostri. Se poteva essere risparmiata, vogliamo sapere perché non lo sia stata».
L'associazione ha presentato un'istanza di accesso civico generalizzato, indirizzata anche alla Regione Calabria e all'Organo di revisione dell'ATERP, chiedendo la documentazione relativa alle due deliberazioni, alla corrispondenza con Federcasa e agli atti contabili.
Il Codacons si riserva inoltre di investire della vicenda la Procura regionale della Corte dei conti, affinché valuti l'eventuale sussistenza di un danno erariale.
«Siamo davanti a due deliberazioni così difficili da conciliare e chi amministra denaro pubblico ha il dovere di dare spiegazioni. Non a noi soltanto. Ai calabresi».
E conclude Di Lieto: «Vorremmo che la stessa premura riservata alle quote associative fosse riservata anche alle famiglie che aspettano la riparazione di un tetto, di un impianto o di un alloggio che cade a pezzi. Perché l'ATERP esiste per garantire il diritto alla casa. Non dovrebbe mai dimenticarlo».
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