Atto aziendale, Larussa: "L'Asp di Catanzaro con una precisa vocazione e identità, ma ritardo Regione su nuova rete ospedaliera"

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images Atto aziendale, Larussa: "L'Asp di Catanzaro con una precisa vocazione e identità, ma ritardo Regione su nuova rete ospedaliera"

  12 marzo 2023 16:53

di GABRIELE RUBINO

Nel giro di pochi giorni gli enti del servizio sanitario calabrese dovranno 'adeguare' i rispettivi atti aziendali, a seguito della recente revisione delle linee guida. Dopo aver anticipato i contenuti dell'atto aziendale dell'Asp di Catanzaro (LEGGI QUI), abbiamo contatto il componente dell'esecutivo nazionale dell'Anaao Assomed Filippo Larussa

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Prima di scendere nel dettaglio del documento dell'Asp di Catanzaro, ancora una volta siamo alle prese con modifiche dell'atto aziendale in assenza della revisione della rete ospedaliera. Non si sarebbe dovuto seguire il procedimento inverso?

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"L’atto aziendale dell’Asp di Catanzaro, che deve essere perentoriamente adottato nei trenta giorni successivi alla pubblicazione del Dca contenente le nuove linee guida, nasce fortemente condizionato dal mancato adeguamento preliminare del decreto 64, adottato nel 2016 e quindi un’era geologica fa, dall’allora commissario Scura. Un decreto ampiamente superato da quelle che sono state le evoluzioni in senso epidemiologico, demografico, legislativo intervenute in questi sette anni, senza tenere conto delle questioni poste con la pandemia Covid, che ha completamente stravolto gli scenari di offerta sanitaria a livello planetario.

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Per far capire l’incongruenza di questa scelta a livello di struttura dipartimentale o commissariale, si fa l’ipotesi, estrema ma non del tutto impossibile, di un sostanzioso lascito da parte di un benefattore all’Asp di Catanzaro con la precisa destinazione della somma alla creazione, per esempio, di una struttura di radioterapia stereotassica, quindi a forte tecnologico e strumentale, oppure di un centro di chirurgia robotica all’avanguardia dotato di un sistema da Vinci. Ecco, non potrebbero essere indicati nell’atto aziendale, congelando l’ipotetico lascito proprio perché non previste dall’ormai obsoleto Dca 64. Una penalizzazione che non consente di avere una visione proiettata al futuro di quella che è la mission aziendale".

In che direzione può andare l'Asp?

"Bisogna dare atto al commissario Spaziante e al direttore sanitario Lazzaro, che rappresenta la continuità gestionale in questi anni, di aver fatto le nozze coi fichi secchi. In un quadro di risorse limitate è apprezzabile il tentativo di dare a un’azienda sanitaria, che dal punto di vista di attività sanitarie e ospedaliera, corre il serio rischio di essere schiacciata da un megalite mastodontico come la nascente azienda Dulbecco, distante solo 15 minuti di ambulanza, di avere una sua identità anche rivolta al soddisfacimento di una domanda che geograficamente può estendersi potenzialmente dal basso ma anche medio tirreno Cosentino fino ai comuni di Pizzo e Francavilla Angitola (comprendendo anche una parte della Presila, l’area montana di Soveria e dei comuni limitrofi) che raccoglie 180-200 mila abitanti. Un bacino sicuramente interessante per numero ed estremamente delicato per le note difficoltà di comunicazione viaria e per la conformazione orografica del territorio".

Veniamo all'atto aziendale. Cosa cambia e da cosa è stato colpito?

"L’aspetto più interessante è l’apertura verso delle caratterizzazioni esistenti ma meglio definite. Intanto la migliore dotazione tecnologica-strumentale della Cardiologia con l’inaugurazione di una modernissima sala interventistica che sicuramente sarà adibita all’elettrofisiologia, all’elettrostimolazione ma potrà essere, contando sulle professionalità presenti, votata a un’attività di emodinamica che in mancanza di uno dei protagonisti storici della sanità privata accreditata (per le note vicende) potrà spostare un’asse finora incentrato esclusivamente sul capoluogo e quindi sulla fascia ionica verso quell’area tirrenica prima indicata.

Ugualmente importante è l’allocazione autonoma dell’unità operativa di Malattie Infettive, che suggella questo percorso virtuoso del decreto Rilancio (maggio 2020), dal momento in cui il processo di utilizzazione dei fondi – oltre 4,6 milioni euro –, attraverso le procedure fornite da Invitalia, sta portando alla realizzazione di una struttura autonoma di terapia intensiva e sub-intensiva, votata originariamente per il trattamento di pazienti affetti da Covid ma in futuro utilizzabile per patologie infettive e non. Costituirà sicuramente un valido potenziamento dell’offerta sanitaria.

Degno di nota è anche la implementazione della unità operativa di Neurologia prevedendo una Stroke Unit che va a colmare una specifica richiesta, al di là delle due unità già esistenti di Vibo e del Pugliese-Ciaccio di Catanzaro, tenendo conto che il trattamento precoce, soprattutto dell’ictus ischemico che potrà essere offerto – perlomeno in termini di trombolisi farmacologica di questa patologia – determina, se effettuato nelle prima 6-8 ore, una riduzione significativa degli esiti tragici da un punto di vista umano e onerosissimi da un punto di vista di carico assistenziale. Tutto queste misure, è evidente, per essere implementate necessitano di un'autorevole guida alla direzione medica di presidio".  

Altri aspetti?

"Di grande interesse è la conferma, nel presidio ospedaliero di Soveria Mannelli, di una struttura unica in Calabria volta alla presa in carico di disturbi della nutrizione che si traduce in un’attività coordinata dalla cattedra di psichiatria del Policlinico Mater Domini e che viene incontro alla crescente domanda adolescenziale e non solo di prevenzione e trattamento di fenomeni come la bulimia e l’anoressia".

In definitiva, un giudizio...

"L'atto aziendale disegna per l’Asp di Catanzaro una sanità, nell’ambito ospedaliero, con una precisa vocazione e identità in un contesto che peraltro riteniamo virtuoso di informazione preventiva, ma direi anche di confronto con le organizzazioni sindacali della dirigenza. Ciò costituisce un precedente positivo e da replicare anche in altre aziende sanitarie e, soprattutto, a livello regionale. Iniziando dalle corrette relazioni sindacali si perseguono quei modelli virtuosi di cooperazione, seppure rispettosi della separazione dei ruoli, che portano a un dialogo franco ma costruttivo con i protagonisti del sistema nella ricerca di una valorizzazione sempre maggiore delle risorse esistenti".   

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