
La Corte d’Assise d’Appello di Catanzaro ha condannato alla pena dell’ergastolo Rosaria Mancuso, 68 anni, di Limbadi (Vibo Valentia) per l’autobomba costata la vita al biologo Matteo Vinci il 9 aprile 2018 a Limbadi.
La sentenza arriva dopo un precedente annullamento con rinvio ad opera della Cassazione che nel giugno dello scorso anno aveva ordinato un nuovo processo di secondo grado al fine di meglio motivare il concorso nel reato di omicidio contestato a Rosaria Mancuso, posto che altrimenti la “mera connivenza non è punibile”. Per la penale responsabilità dell’imputata si sono battuti in aula il sostituto procuratore generale di Catanzaro, Raffaella Sforza, e gli avvocati di parte civile Giovanna Fronte e Nazzareno Lopreiato che assistevano Sara Scarpulla e Francesco Vinci (genitori di Matteo).
Lo stesso Francesco Vinci nell’attentato con l’autobomba era rimasto gravemente ferito riportando serie ustioni su tutto il corpo. Non un omicidio di mafia, ma la vendetta privata di Rosaria Mancuso per un pezzo di terra conteso da anni con la famiglia Vinci-Scarpulla. Un odio profondo che ha portato all’autobomba costata la vita a Matteo Vinci. Rosaria Mancuso è la sorella dei boss Giuseppe, Diego, Francesco e Pantaleone Mancuso.
La cosca Mancuso è storicamente tra le più importanti dell’intera ‘ndrangheta calabrese ed un ramo della stessa (quello facente capo al boss Luigi Mancuso) dopo l’attentato si era dissociato dall’autobomba recandosi a casa della Scarpulla per porgere le condoglianze.
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