
di DOMENICO LANCIANO
L’acqua sta diventando il bene più prezioso, un po’ ovunque in Italia, dove i cambiamenti climatici ed un uso improprio sul territorio mettono in pericolo tale insostituibile risorsa, specialmente là dove è maggiormente carente. Spesso, come per le più preziose fonti energetiche, c’è quindi una corsa agli accaparramenti e alla gestione da parte di grossi gruppi industriali e finanziari per controllare intere filiere idriche, a volte calpestando la volontà ed i diritti delle popolazioni e i troppo fragili ecosistemi. E’ ciò che sta accadendo attorno al fiume Tara, lungo circa dieci chilometri dalla sorgente nelle Murge in agro del Comune di Statte fino a Taranto, dove sta per essere costruito un grande dissalatore per rendere potabile questa acqua (leggermente salina) a beneficio del basso Salento jonico. Ritenuta un’operazione dannosa, contro tale megastruttura da quasi 130 milioni di euro, si sono schierati persino le stesse Amministrazioni comunali di Massafra e Taranto, oltre agli ambientalisti e a buona parte della popolazione, nonostante la promessa di fornire acqua a beneficio delle ipotizzate 385mila persone dell’interzona.
Difatti tale fiume di tipo carsico ha una considerevole e costante portata di circa 3mila metri cubi al secondo, attualmente utilizzata in prevalenza per l’agricoltura. A difesa dell’integrità del fiume Tara è stata intrapresa un’azione giudiziaria penale, poiché – a detta dei ricorrenti – è necessario che la magistratura indaghi su queste circostanze. C’è pure una larga mobilitazione di artisti e c’è persino chi ha composto una suggestiva canzone-appello “Io sono il fiume Tara” (https://youtu.be/_QFprSQgL5I?si=CB_GWqG6QOwETh-5) che è diffusa sul web.
L’Università delle Generazioni di Badolato ha espresso la propria solidarietà a coloro che lottano per la difesa di questo delicato territorio, già deturpato ed inquinato da varie zone industriali (tra cui il tanto discusso Centro siderurgico più grande d’Europa), nelle cui vicinanze scorre proprio il fiume Tara le cui caratteristiche vanno ben oltre la pur importante valenza ecologica. Infatti, chi è contro il dissalatore gradirebbe che attorno al Tara si realizzasse un attrezzato “parco fluviale” a forte attrazione turistico-balneare, potenziando e valorizzando ancora di più la fruizione attuale da parte della popolazione locale, attratta pure dalle limpidissime acque, ritenute medicamentose fin dall’antichità. Viene comunemente denominato “il fiume dei miracoli” ed ogni primo settembre ha luogo il rito di purificazione, in occasione della festa della Madonna del Tara. Oltre all’acqua, pure i fanghi del letto del fiume pare che abbiano sperimentate proprietà terapeutiche anche per le temperature costanti (tra i 13 e i 18 gradi). E c’è chi pensa e propone che attorno al fiume possano sorgere delle vere e proprie Terme.
Inoltre, la tradizione orale assicura che il fiume Tara fu protagonista 2700 anni fa della fondazione anche spirituale dell’antica Taranto, fiorente città magnogreca che prese il nome proprio da tale corso d’acqua ritenuto sacro, dal quale a sua volta prese nome Taras, figlio della ninfa Satyria e dal dio del mare Nettuno. Altra leggenda asserisce che il fiume Tara fosse addirittura abitato dai delfini e, in un certo senso, lo stesso stemma della città di Taranto lo confermerebbe. Così, tra sacro e profano, tra storia e mito, tra benefici termali e difesa dell’ambiente, sempre più cittadini tarantini ritengono che l’imponente desalinizzatore possa nuocere notevolmente agli equilibri del territorio. Intanto, alla rete degli ambientalisti locali si aggiungono associazioni e gruppi d’opinione di tante altre parti d’Italia e persino esteri per una mobilitazione che, si pera, possa avere come risultato l’annullamento del megaprogetto
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