Badolato, sono passati quaranta anni dall'appello lanciato contro lo spopolamento dei borghi

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  10 settembre 2026 17:57

di DOMENICO LANCIANO

Fra meno di un mese, il prossimo 7 ottobre 2026, ricorrono i quaranta anni dal primissimo allarme lanciato da Badolato  al mondo, in particolare all’Italia e all’Europa, sul gravissimo spopolamento dei borghi, delle zone rurali e periferiche a favore del concentramento in poche zone metropolitane ed industriali, dove l’invivibilità ha procurato persino problemi ancora più gravi ed opposti. Tra cui l’immane fenomeno dell’immigrazione di massa dai Paesi poveri o travagliati da perenni conflitti, alla cui base c’è sempre la predazione delle risorse da parte delle nazioni più ricche e delle potenze planetarie. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: non soltanto forti squilibri socio-economici intercontinentali ed inquietudini sempre più allarmanti, ma anche nuove ed incalzanti egemonie politiche che, in numerosi Paesi prima democratici, riportano alle più tragiche e nefaste dittature che hanno sconvolto la prima metà dell’appena archiviato 20mo secolo.

Dunque, dal 1986 abbiamo avuto quaranta anni di palliativi statali ed europei che non stanno impedendo a centinaia di migliaia di giovani (in gran parte laureati) di scappare all’estero per poter sopravvivere o affermarsi. Purtroppo, è ritornata quell’emigrazione degli anni cinquanta e sessanta che si riteneva definitivamente superata, ma che, invece, torna ad impoverire non soltanto i borghi, le ruralità e le periferie italiane ed estere, ma persino le grandi città, dove può sopravvivere soltanto chi è già ricco ed ha “le spalle forti”, cambiando clamorosamente addirittura (per la prima volta nella storia dell’umanità) lo stesso volto e concetto di “città” che era rimasto pressoché immutato da millenni. La desertificazione è, dunque, un cane che si morde la coda e stravolge l’intera umanità con il risultato che le città e le metropoli scoppiano e i paesi muoiono! Pure per tale motivo urge un riequilibrio territoriale!

A Badolato di Calabria, per ricordare fra circa un mese i quaranta anni della prima ribellione ufficiale (quasi istituzionale, poiché è stata avallata dall’allora Amministrazione comunale) ed organizzata nel 1986 contro lo spopolamento (per come hanno riportato clamorosamente pure le cronache internazionali) alcune associazioni stanno organizzando timide manifestazioni simboliche e rappresentative come dovuto promemoria. “Timide” pure perché non si ha più nemmeno la forza per protestare contro un andazzo che è diventato imposto e persino istituzionalizzato, nonostante all’apparenza si sventolino presunti risultati che non ci sono come contrasto al cancro dello spopolamento che, come un’immensa e devastante osteoporosi, indebolisce l’ossatura dell’intera Italia insulare, appenninica e prealpina, così come di tante altre Nazioni che poi generano immancabilmente gli ingovernabili e destabilizzanti fenomeni migratori di masse disperate o persino teleguidate per attacchi ibridi all’Occidente, nel contesto di una guerra tra nuovi blocchi di Stati in una nuova drammatica geopolitica, i cui futuri scenari non potranno che essere lo scontro aperto per l’egemonia globale.

Un solo dato basta per capire come si è aggravato lo spopolamento in Badolato, come paese prototipo del fenomeno della desertificazione e dello sgretolamento delle comunità sociali che finora avevano garantito la vitalità territoriale nel corso di secoli e persino di millenni: mentre nell’ottobre 1986 gli abitanti di Badolato borgo erano circa 800 (dai quasi cinquemila del censimento del 1951), adesso nel 2026, ci dormono soltanto 149 persone, comprese quelle che godono dello status di rifugiato e quelle che hanno acquistato casa (a seguito del clamore suscitato dalle due note e distinte vicende del “paese in vendita” nel 1986 e del “paese d’accoglienza ai profughi curdi” del 1997-2002). Non è più un dramma, è una tragedia.