“Bastardo, ti ammazzo”: dopo mesi di terrore il fratello lo denuncia, condannato a 3 anni e 6 mesi

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L'avvocato di parte civile Francesco Mazza

Il gup di Crotone accoglie la tesi dell'avvocato di parte civile Francesco Mazza e mette fine allo stalking in famiglia

  14 aprile 2026 19:58

di STEFANIA PAPALEO

"Bastardo, ti ammazzo". Poi le affissioni minatorie sul portone di casa: "Comincia a prepararti", "Statti attento". Quindi, le effrazioni con furto di beni personali, tra cui computer e videocamere, danneggiamenti ripetuti all'auto della vittima con graffi, tergicristalli divelti, lunotto frantumato, gomme forate, e minacce con oggetti contundenti come tondini di ferro e persino velate allusioni a coltellate o acido. Fino all'atto culminante la sera del 10 dicembre 2025, con l'irruzione abusiva nell'abitazione del fratello, seguita da ulteriori aggressioni verbali e fisiche. Ed è statao a quel punto che, dopo mesi di terrore vero e proprio, la vittima ha deciso di denunciare il suo "carnefice", il fratello di 55 anni, trascinandolo davanti al giudice dell'udienza preliminare del Tribunale di Crotone Assunta Palumbo che, nell'accogliere la richiesta di rito abbreviato avanzata nell'interesse dell'imputato dall'avvocato difensore Barbara Ventura, ha emesso una sentenza storica, condannandolo a 3 anni e 4 mesi di reclusione, oltre a una multa pari a 1.400 euro, per reiterate condotte persecutorie ai danni del fratello, che si era costituito parte civile con il patrocinio dell'avvocato Francesco Mazza.

E' stato quest'ultimo, infatti, a supportare la pubblica accusa nella ricostruzione dei gravissimi episodi commessi per mesi e mesi tra le mura di un'abitazione di Crotone, trasformata nello scenario di dramma silenzioso che spezza legami familiari e logora l'anima, come emerso dalle carte del processo scaturito dalle indagini rapide e decisive concluse a febbraio 2026 dalle forze dell'ordine e che già, nell'immediatezza, avevano portato all'applicazione di misure cautelari rigorose, quali l’allontanamento dell'imputato dalla casa familiare, il divieto di avvicinamento entro 1.000 metri dalla vittima e dai luoghi da quest'ultima frequentati, il divieto di comunicazione e persino il "braccialetto elettronico antistalking". Un arsenale normativo previsto dal Codice Rosso all'art. 612-bis c.p. e attivato per tutelare la persona offesa, un uomo crotonese di 63 anni, vittima di un calvario iniziato nel giugno 2025 nell'ambito di un "disegno criminoso perdurante", interrotto dalla denuncia lunga e dettagliata dell'avvocato Mazza. Le prove schiaccianti raccolte dalla polizia avevano fatto il resto.

Da lì l'ordinanza cautelare emessa dal gip al termine di un'inchiesta modello, che ha dimostrato una volta ancora come il "Codice Rosso" (innovativo baluardo contro la violenza persecutoria) funzioni sul campo, specie nei contesti familiari complessi. Oggi la pesante condanna, che riflette integralmente la tesi portata avanti fin dall'inizio dall'avvocato Francesco Mazza, che ha ottenuto non solo la condanna penale, ma anche la condanna al risarcimento danni (da liquidarsi in sede civile) e la rifusione delle spese processuali.

Grande sospiro di sollievo per la vittima, che, dopo aver raccontato in modo drammatico come fosse stata costretta a modificare abitudini di vita per un "perdurante stato di ansia e paura", oggi può dire di essere rinata libera, protetta da uno Stato che non ha voltato lo sguardo dall'altra parte. Dunque, giustizia è stata fatta, con la vittima che ha ottenuto ottenuto "verità e protezione dopo mesi di terrore".

All'imputato e al suo avvocato, adesso, non resta che attedere le motivazioni della sentenza per valutare il ricorso in Corte d'Appello, nel tentativo di ribaltare la ricostruzione dei fatti e,m dunque, la pesante condanna riportata in questo primo grado di giudizio.

 


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