Benessere, gambe forti e salute più solida: Giovanni Sgrò rilancia il valore dell’allenamento della parte inferiore del corpo

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  04 ottobre 2026 14:22

 

Per molti anni, nelle palestre, allenare le gambe è stato quasi considerato un complemento: qualcosa da fare dopo petto, braccia e spalle, quando avanzava tempo. Oggi, invece, la ricerca scientifica attribuisce alla forza degli arti inferiori un ruolo ben più importante, soprattutto con l’avanzare dell’età. È da questa riflessione che parte Giovanni Sgrò, uomo di sport, fondatore del progetto culturale Naturium e degli omonimi Wellness Shop di Montepaone e Rende, oltre che “anima” della Flex Gym di Soverato, da sempre impegnato sui temi dell’alimentazione sana e del benessere psicofisico.

«Quando ho cominciato ad allenarmi, negli anni Ottanta – racconta Sgrò – nelle palestre della nostra zona le gambe praticamente non si facevano. Si sentiva perfino dire che allenarle avrebbe tolto energie alla crescita della parte superiore del corpo. Io cominciai invece a lavorare con lo squat e nel tempo mi resi conto di quanto fosse importante sviluppare in maniera equilibrata tutta la muscolatura».

Un’intuizione maturata poi negli anni attraverso lo studio dell’allenamento e, soprattutto, attraverso una scelta precisa nella progettazione della palestra. «Circa vent’anni fa – spiega – iniziai a cercare macchinari facili da utilizzare, con traiettorie di movimento capaci di limitare sovraccarichi inutili sulla schiena e sulle articolazioni. Oggi alla Flex Gym disponiamo di 28 postazioni dedicate a gambe, glutei, femorali, adduttori, abduttori e polpacci, comprese sei presse. L’obiettivo è permettere anche a chi non è un atleta, e naturalmente con carichi adeguati e sotto controllo, di lavorare sulla muscolatura degli arti inferiori».

Il ragionamento di Sgrò trova un riscontro importante nella letteratura scientifica, anche se i dati vanno letti senza trasformare semplici associazioni statistiche in promesse di longevità. Uno dei lavori più citati è il Health, Aging and Body Composition Study, che ha analizzato 2.292 uomini e donne tra i 70 e i 79 anni. Nel follow-up, la forza del quadricipite e quella della presa della mano risultavano fortemente associate alla mortalità, mentre la quantità di massa muscolare, da sola, mostrava un rapporto molto più debole. In altri termini, la qualità funzionale del muscolo può essere un indicatore più significativo della sua semplice dimensione.

Altri dati richiamati nel dibattito riguardano pazienti con malattia coronarica: uno studio pubblicato sull’American Journal of Medicineha osservato che, in quella specifica popolazione, incrementi della forza isometrica del quadricipite rapportata al peso corporeo erano associati a un rischio più basso di mortalità generale e cardiovascolare. Si tratta, va sottolineato, di un’associazione osservata in pazienti cardiopatici e non di una prova che un determinato aumento della forza produca automaticamente la stessa riduzione del rischio nella popolazione generale.

Particolarmente interessante è anche il tema dei polpacci come “pompa muscolare”. Uno studio della Mayo Clinic su oltre 2.700 pazientiha rilevato che una ridotta funzionalità della pompa muscolare del polpaccio era associata a una maggiore mortalità nel tempo anche dopo l’aggiustamento per diverse condizioni cliniche. La contrazione dei muscoli del polpaccio contribuisce infatti al ritorno venoso del sangue dagli arti inferiori verso il cuore. Anche in questo caso, però, lo studio dimostra un’associazione prognostica e non che gli esercizi per i polpacci, da soli, possano prevenire eventi cardiovascolari.

«È proprio questo il punto – osserva Sgrò –: dobbiamo smettere di vedere il muscolo soltanto come qualcosa che serve all’estetica. È una struttura viva, metabolicamente attiva, che entra in relazione con molte funzioni dell’organismo. Con l’età, mantenere forza nelle gambe significa anche continuare ad alzarsi, fare le scale, camminare, mantenere l’equilibrio e restare autonomi».

Il tema dell’autonomia è sostenuto anche da una vasta revisione della letteratura condotta per aggiornare le indicazioni dell’Organizzazione mondiale della sanità. L’analisi ha incluso 116 studi e 25.160 partecipanti: nel complesso, l’esercizio fisico ha ridotto del 23% il tasso di cadute negli anziani che vivono nella comunità. I programmi basati soprattutto su equilibrio ed esercizi funzionali hanno mostrato una riduzione del 24%, mentre quelli che combinavano più tipologie di attività arrivavano mediamente al 28%. Non è quindi il singolo “step-up” a essere stato isolato come rimedio, quanto piuttosto un insieme strutturato di esercizi per forza, equilibrio e funzionalità.

Da qui nasce anche un nuovo progetto targato Naturium. «Vorremmo portare piccoli suggerimenti sul movimento e sul benessere anche fuori dalla palestra – anticipa Sgrò –. Stiamo pensando a un vademecum semplice, coordinato anche con il dottor Ugo Cotilli, da mettere a disposizione delle persone che frequentano i nostri Wellness Shop. Piccole indicazioni pratiche, comprensibili e sostenibili nella vita quotidiana».

Tra gli esempi indicati da Sgrò c’è il semplice sollevamento sui piedi per attivare i polpacci: «Anche fare qualche serie di sollevamenti dei talloni in casa può essere un modo per cominciare a muoversi». Un gesto elementare, che però deve sempre essere adeguato all’età, alle condizioni fisiche e alle eventuali patologie individuali. In palestra, insiste Sgrò, «il sovraccarico deve essere progressivo e soprattutto controllato da istruttori preparati».

Il messaggio finale è quindi lontano dalla cultura del “fisico perfetto”. Allenare la parte inferiore del corpo significa preservare forza, equilibrio e capacità di movimento, elementi sempre più importanti con il passare degli anni. «L’obiettivo – conclude Giovanni Sgrò – non è semplicemente avere gambe più forti. È costruire, giorno dopo giorno, le condizioni per continuare a vivere bene, muoversi e restare indipendenti il più a lungo possibile»