
A tre anni dalla scomparsa di Silvio Berlusconi, la memoria politica del Paese restituisce documenti e testimonianze che assumono oggi un significato particolare. Tra questi emerge l'intervista che il fondatore di Forza Italia concesse il 3 settembre 2022 al giornalista Biagio Maimone per America Oggi TV a circa tre settimane dal voto politico che si sarebbe tenuto il 25 settembre 2022.
Rileggendo oggi quelle dichiarazioni, colpisce la lucidità con cui Berlusconi delineò uno scenario che di lì a poco sarebbe diventato realtà: l'ascesa di Giorgia Meloni alla guida del Governo e la nascita del primo esecutivo della storia repubblicana guidato da una donna. Le sue parole furono nette, prive di esitazioni e cariche di significato politico: «Non ci sarebbe nulla di strano, dunque, che anche in Italia fosse il Centrodestra ad indicare, per la prima volta, una donna a Palazzo Chigi». Una frase che, a distanza di anni, appare come una delle più importanti dichiarazioni dell'ultima stagione politica berlusconiana. In quel passaggio il Cavaliere non si limitava a riconoscere la possibilità di una leadership femminile. Al contrario, la inseriva in una precisa tradizione politica europea, ricordando figure come Margaret Thatcher, Theresa May e Angela Merkel, tutte espressioni di forze conservatrici o popolari che avevano guidato con autorevolezza le rispettive nazioni.
Ma il vero passaggio destinato a lasciare il segno arrivò subito dopo. Berlusconi chiarì infatti quale sarebbe stato il criterio per la scelta del futuro Presidente del Consiglio: «Noi proporremo al Capo dello Stato il nome indicato da chi nel Centrodestra avrà preso più voti alle elezioni. Non in quanto uomo o donna, ma in quanto leader scelto dagli italiani». Era molto più di una dichiarazione procedurale. Era il riconoscimento politico del principio che avrebbe portato il partito più votato della coalizione a esprimere il capo del Governo. E poiché Fratelli d'Italia appariva ormai destinato a diventare la prima forza del centrodestra, quelle parole furono lette come una chiara investitura della leadership di Giorgia Meloni. L'intervista affrontò anche i grandi temi che dominavano la campagna elettorale: la crisi energetica, il caro bollette, la tutela delle imprese, il lavoro, le pensioni e il futuro delle partite IVA. Berlusconi rivendicò la necessità di ridurre la pressione fiscale, sostenere famiglie e aziende e rafforzare il ruolo internazionale dell'Italia, riaffermando la collocazione europeista e atlantica del Paese.
Particolarmente significativo fu anche il messaggio rivolto agli italiani residenti negli Stati Uniti e nel mondo, definiti dal Cavaliere «i migliori ambasciatori dell'Italia», ai quali riconobbe il merito di aver diffuso ovunque i valori, la cultura e l'eccellenza del nostro Paese. Oggi, a tre anni dalla sua scomparsa, quell'intervista realizzata da Biagio Maimone assume il valore di una testimonianza storica. In quelle risposte emerge il racconto di una fase politica che avrebbe di lì a poco visto un cambio di leadership nazionale e una nuova fase per il centrodestra italiano. La storia avrebbe confermato quelle parole appena ventidue giorni dopo. Il loro significato continua ancora oggi a essere letto come uno dei passaggi più rilevanti di quella fase politica italiana.
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