Blitz a Isola Capo Rizzuto, ecco come i clan gestivano gli affari dal carcere

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  10 marzo 2026 12:09

Nome in codice  “Libeccio”. Inquietanti, i dettagli dell'indagine come è stato ribadito più volte nel corso della conferenza stampa per illustrare l’operazione che ha portato in carcere19 persone. Inquietante come  i vertici della cosca di Isola Capo Rizzuto continuassero a dirigere gli affari dalle celle di alta sicurezza. 

LEGGI QUI LA NOTIZIA DI STAMATTINA

 “La caratteristica principale di questa organizzazione è che era diretta e organizzata da detenuti e detenuti in regime di alta sicurezza", ha detto  il procuratore della Distrettuale antimafia di Catanzaro, Salvatore Curcio. “In totale i vertici erano cinque e interloquivano sia all’interno sia all’esterno delle carceri e anche con altri boss. Questo dimostra come, nonostante lo stato di detenzione, l’organizzazione sia stata in grado di continuare a impartire direttive e a gestire le proprie attività criminali”. Ed è qui che emerge nella sua gravità l’emergenza carceri di alta sicurezza che, ha spiegato   “attualmente sono inadeguate a garantire la impermeabilità”. Così  tanto da far riflettere. "Sappiamo che la questione è conosciuta a livello di ministero e amministrazione penitenziaria: auspichiamo che quanto prima ci sia un loro intervento concreto per ovviare a questa situazione che crea allarme"

E' toccato al comandante provinciale dei carabinieri di Crotone Raffaele Giovinazzo, spiegare l’indagine  che ha visto la sinergia tra i carabinieri di Crotone e il Ros. "Tutto nasce  dal danneggiamento di un’impresa del settore elettrico che eseguiva un appalto dell’Enel”. Abbiamo poi accertato la capacità del locale di Isola attraverso l’uso di cellulari in carcere, e quindi la disponibilità dei detenuti e la loro possibilità di intervenire sui loro business anche dal carcere e per questioni meramente personali". Intervenire, dunque  "anche nel trasferimento da un carcere all’altro mentre una delle maggiori preoccupazioni di uno dei boss Manfredi “Scarface” era il 41 bis". Un'indagine che secondo gli inquirenti avrebbe delineato l' assetto attuale del locale «dopo la pace mafiosa avvenuta dopo la “guerra” degli anni 2000, con gli Arena che si intersecano con la cosca Manfredi e la cosca Gentile e con il boss Tommaso Gentile che fa da intermediario tra Arena e Manfredi. Importanti anche le dichiarazioni di 11 collaboratori di giustizia ". Un'indagine che ha svelato particolari inquietanti ma dall'altro lato imponente visto lo spiegamento di forze messe in campo come ha spiegato il vicecomandante del Ros, Paolo Vincenzoni. 

L'INDAGINE

Al centro dell’inchiesta – secondo quanto hanno riferito gli investigatori in conferenza stampa – la figura apicale del presunto boss, Pasquale Manfredi, che “aveva creato una vera impresa con la ricerca spasmodica di canali di approvvigionamento, ben 7. Tutto nasce - è stato detto nell’incontro con i giornalisti - dall’esigenza di soldi - almeno 10mila euro al mese - per le finalità della cosca, a partire dal sostegno alle famiglie dei detenuti. Anche per gli introiti del narcotraffico c'era una cassa comune, sempre gestita da Pasquale Manfredi, il 25% della quale andava al clan Gentile”. Come illustrato questa mattina dai carabinieri, sono state accertate cinque estorsioni, "due degli imprenditori – hanno spiegato i carabinieri - hanno collaborato sporgendo denuncia, altri due imprenditori hanno invece collaborato ma non hanno denunciato”: c’è poi un caso emblematico, l’estorsione a un circo itinerante “con la richiesta di biglietti” mentre in generale – hanno osservato gli inquirenti - le estorsioni “venivano fatte anche con richieste di denaro per sostenere famiglie dei detenuti o con assunzioni nelle ditte vessate”. Nel corso dell’operazione infine sono state sequestrate 6 armi pronte all’uso .

I NOMI

In crcere sono finiti Rosario Capicchiano; Antonio Catanzaro; Pietro Comberiati; Giuseppe Fazio; Tommaso Gentile; Salvatore Nicola Guarino; Antonio Lentini; Giuseppe Francesco Liberti;
Antonio Manfredi; Luigi Manfredi; Pasquale Manfredi; Bruno Simone Morelli; Luigi Morelli; Giuseppe Passalacqua; Daiane Perziano; Carmine Serapide; Luigina Verterame; Giuseppe Vittimberga. Arresti i domiciliari per Antonio Morelli.


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