Braccio paralizzato dopo il vaccino Covid: 55enne ottiene un indennizzo a vita, è la prima volta
Il dottore Pasquale Montilla
La sentenza storica è stata emessa dal Tribunale del Lavoro. Decisiva la perizia dell'oncologo catanzarese Pasquale Montilla
26 febbraio 2026 15:59
di STEFANIA PAPALEO
Il Ministero della Salute ci aveva provato a negargli il riconoscimento economico, sostenendo l'insussistenza di un nesso di causalità fra la somministrazione del vaccino anti-Covid e l'infermità neurologica segnalata. Ma la perizia dell'oncologo catanzarese Pasquale Montilla ha spazzato ogni dubbio. Così un cinquantacinquenne di Agrigento, forte delle conclusioni messe nero su bianco da quest'ultimo, alla fine è riuscito ad ottenere un indennizzo a vita, a fronte delle diverse consulenze che erano state depositate dal Ctu del Tribunale e dal perito del Ministero.
In calce alla sentenza che si può definire storica, la firma del giudice del Tribunale del Lavoro Pietro Mastrorilli, che ha accolto il ricorso proposto dall'avvocato Angelo Farruggia contro il diniego del Ministero della Salute, che ora dovrà corrispondere a vita un assegno bimestrale all'uomo che, dopo la vaccinazione anti-Covid a cui si era sottoposto nel marzo del 2021, aveva riportato una paralisi parziale a un braccio.
Nello specifico, iI 55enne, come da indicazioni ministeriali, si era sottoposto alla seconda dose di vaccino, il Pfizer-BioNTech, salvo dopo circa 3 mesi avvertire dei dolori al braccio sinistro con succesiva amiotrofia nevralgica o sindrome di Parsonage-Turner. Da lì la segnalazione all'Aifa, per sospetta reazione avversa al vaccino, con conseguente decisione della commissione aziendale dell'Asp di Agrigento di dispensare il paziente dalla terza dose.
Inutile, tuttavia, la richiesta al Ministero di una corresponsione dell'indennizzo previsto dalla legge 210/92 in favore dei soggetti danneggiati da vaccinazione e somministrazione di sangue infetto, con una motivazione impugnata dall'avvocato Farruggia davanti al Tribunalw del Lavoro, che ne ha accolto la tesi.
La decisione, sottolinea l'avvocato Angelo Farruggia, per contrastare il Ministero si è avvalso della Consulenza Tecnica del Dott. Pasquale Montilla, costituisce un precedente destinato ad assumere particolare rilievo nel panorama nazionale, in quanto, unitamente alla sentenza emessa dal Tribunale di ASTI nel settembre 2025, segna un importante apertura in sede giurisdizionale al riconoscimento dei danni da vaccinazione Anti-COVID 19.
Questo il commento dell’Avv. Angelo Farruggia, del Foro di Agrigento:
“Sono contento che proprio la Sezione lavoro del Tribunale di Agrigento, da subito dimostratasi attenta al delicato tema dei danni da vaccinazione, abbia contribuito ad aprire una breccia nel muro di gomma eretto dal Ministero della Salute rispetto al riconoscimento degli eventi avversi correlati alla vaccinazione anti-COVID 19, nella specie PFIZER
Tengo a precisare, che non si tratta di una “condanna ai vaccini” in generale o alla vaccinazione anti-COVID 19 in particolare che, a mio avviso, restano importanti e talora fondamentali strumenti di contrasto alla possibile diffusione di patologie.
Il punto è un altro. I vaccini in generale, come i vaccini Anti-Covid 19, quest’ultimi peraltro immessi sul mercato dopo breve sperimentazione, non sono altro che farmaci e come ogni altro farmaco non possono considerarsi del tutto esenti dal rischio di eventi avversi, talora anche gravi.
A fronte di tale inconfutabile evidenza, peraltro oramai riconosciuta dalla letteratura scientifica, e l’invito alla vaccinazione rivolto alla collettività durante la pandemia, non è invece condivisibile l’atteggiamento assunto dal Ministero della Salute, dunque, dallo Stato italiano, che, attraverso formule generiche e il vago richiamo a risalenti e non aggiornati rapporti dell’AIFA, sistematicamente nega il nesso di causalità tra la somministrazione dei vaccini anti-COVID 19 e le reazioni avverse di cui sono rimasti vittima i soggetti danneggiati che, seppure assai limitati rispetto alle proporzioni della campagna vaccinale, di fatto, calato il sipario del silenzio mediatico intorno alla pandemia, sono rimasti abbandonati a se stessi.
In una materia, come quella delle possibili reazioni avverse alla vaccinazione Anti-COVID 19, non ci si può trincerare dietro la mancanza di una prova scientifica certa sul nesso di causalità tra la vaccinazione e le reazioni averse, per lo più costituite da miocarditi, trombosi, paralisi di bell, sindrome di Guillain-Barré e disordini neurologici di natura autoimmune, come nel caso di specie.
Il pregio della decisione del Tribunale di Agrigento, da qui il valore di precedente destinato ad assumere rilievo nazionale, risiede proprio nell’avere, pur in difetto di una prova certa della sussistenza del nesso di causalità, riconosciuto l’importante beneficio economico in base al criterio probatorio della “verosimile probabilità scientifica” desunta dalla “preponderanza dell’evidenza”.
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