Calabria in zona gialla, la riflessione di Furriolo: "Il dissesto sanitario è colpa della cervellotica gestione delle ASP"

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Marcello Furriolo
  13 dicembre 2021 19:51

di MARCELLO FURRIOLO

La Calabria è zona gialla.

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Con una iperbole comunicativa il Presidente Occhiuto ha detto che la colpa è della malasanità di questi anni di commissariamento. Ovviamente il concetto è esasperato, perchè non si spiegherebbe altrimenti come mai anche altre regioni più virtuose da domani saranno zona gialla. E’ evidente che la Calabria, che pure ha retto a sufficienza nei periodi più acuti della pandemia, paga le conseguenze di una mancanza di strategia programmatica, specie nella rete ospedaliera, per acuti e per le terapie intensive, che ha caratterizzato il decennio dei Commissari per il Piano di Rientro dal debito sanitario. Ma forse è l’idea stessa di Piano di rientro che mal si concilia con l’esigenza di eliminare il gap che il sistema sanitario calabrese ha accumulato in questi anni rispetto al resto del Paese. Il risanamento dei conti, peraltro non realizzato, doveva avvenire di concerto con il potenziamento della rete ospedaliera, il miglioramento dei servizi territoriali, il rafforzamento delle prestazioni di alta specialità per abbattere l’emigrazione sanitaria, l’ampliamento delle risposte di prestazioni sanitarie ai cittadini in un proficuo rapporto pubblico privato, in grado di garantire il raggiungimento dei Livelli Essenziali di Assistenza.

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Roberto Occhiuto ha dimostrato di voler dare un taglio più manageriale alla sua azione di Commissario. Anche se l’entusiasmo iperattivo dei suoi amici parlamentari ha prodotto un primo clamoroso strafalcione politico e giuridico all’interno dell’emendamento al Decreto Calabria, nella parte in cui prevede il blocco dei pignoramenti dei beni delle ASP e degli Ospedali addirittura fino al 2026. Proprio nel momento in cui la Corte Costituzionale ha dichiarato incostituzionale lo stesso principio del blocco delle esecuzioni, ancorchè limitato al 31 dicembre 2021. Ma lo ha fatto con una motivazione non solo ineccepibile sotto il profilo costituzionale, ma con un ragionamento che dovrebbe essere di monito e guida illuminante non solo per i tanti politici improvvisati, ma sopratutto per gli sprovveduti amministratori delle ASP, che continuano a ritardare o rifiutare immotivatamente i pagamenti di prestazioni appropriate da parte di erogatori privati accreditati. La Suprema Corte ha, senza equivoci, affermato che il mancato o ritardato pagamento di prestazioni appropriate agli erogatori privati si trasforma in mancato soddisfacimento della domanda di cure e conseguentemente in mancato raggiungimento dei LEA.

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Interessante è anche il contenuto di un’intervista rilasciata dall’ex Dirigente del Dipartimento regionale alla Sanità Giacomino Brancati, che tra l’altro ha affermato che “la Regione grazie al Covid ha risparmiato diversi milioni sulla migrazione sanitaria: nel 2020 ha speso 220 milioni contro i 316 dell’anno prima. Evitando di spostarsi si sono curati in sede e infatti le prestazioni chirurgiche sono aumentate di molto, così come si è ridotta la spesa per le cure fuori regione”. Peccato che a non accorgersi siano state proprio le ASP , che continuano a opporre una visione ottusa e ragionieristica al diritto alla salute dei calabresi.

E‘ evidente che sta finalmente emergendo a chiare note che la vera responsabilità del dissesto del sistema sanitario regionale è da ascriversi principalmente alla cervellotica gestione da parte delle ASP, che governano la spesa e operano in totale dispregio rispetto agli indirizzi programmatici regionali e commissariali. Oggi in Calabria esistono cinque governi autonomi e spesso in contrasto tra di loro, che si riflette sulla qualità delle cure che vengono erogate ai cittadini dei vari territori, sulla fuga che i calabresi sono costretti a fare quando le ASP non garantiscono anche alcune prestazioni ordinarie. Ci sono ASP in cui la gestione dei bilanci è fuori controllo e ci sono ASP in cui si pretende di acquistare le prestazioni sanitarie richieste dai cittadini, nella loro libera scelta e fornite dagli erogatori privati, come si trattasse delle forniture di camici monouso. Ecco che bene ha fatto il Governatore a proporre un disegno di legge, che dovrebbe essere discusso già martedì dal Consiglio Regionale, con cui si prevede la creazione di “Azienda zero”, che dovrebbe garantire proprio il coordinamento e la centralizzazione di molte funzioni amministrative oggi in capo alle ASP. Forse non è esattamente l’Azienda Unica, che avremmo auspicato per eliminare la disamministrazione e l’arbitrio che caratterizza la gestione delle cinque ASP calabresi, in cui tra l’altro si perpetua lo spreco e l’inefficienza del supporto tecnico esterno da parte di agenzie e società di consulenza private, che in tutti questi anni non solo non hanno garantito la regolare gestione dei conti, non hanno agevolato il raggiungimento dei LEA, hanno aumentato in maniera esponenziale il contenzioso, con enormi costi per interessi, che producono in modo colpevole un danno erariale, su cui prima o poi la Corte dei Conti sarà chiamata ad intervenire.

E‘ questo il vero buco nero della sanità calabrese e una corretta gestione unitaria su tutto il territorio rimane l’obiettivo imprescindibile se si vuole garantire a tutti i calabresi uguali diritti e alta qualità nella risposta delle strutture pubbliche e private alla domanda di salute dei cittadini.   

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