
di STEFANIA PAPALEO
Calci, pugni, schiaffi. Su tutto il corpo e sul volto. Con violenza e senza sosta. Fino a tirare fuori un coltello e sfregiare una delle due vittime già schiamazzante al suolo. Sullo sfondo, minacce ed evocazioni del potere 'ndrangetistico del clan dei gaglianesi. Ma adesso a presentare un conto salato ai due presunti picciotti è stato il gup Mario Santoemma che, nell'accogliere la richiesta di rito immediato proposta dal sostituto procuratore Veronica Calcagno, ha condannato a ben 14 anni di reclusione Francesco Mancuso, 30 anni, e Chris Squillacioti, 33 anni, lasciando in piedi tutte le gravissime accuse formulate contro di loro dalla Procura.
Inutile il tentativo degli avvocati difensori Ennio Curcio e Peppe Fonte di ridimensionare la vicenda. I referti ospedalieri, rilasciati dai sanitari dell'ospedale di Catanzaro che avevano preso in cura le due vittime quella terribile sera del 30 agosto 2024, parlano chiaro. La coltellata sferrata al volto di Gianluca Nisticò lo ha sfregiato in maniera permanente dopo che lo stesso era già stato massacrato mentre addirittura si trovava a terra. Meno gravi le ferite riportate da Vito Anacoreta, finito comunque in ospedale con numerose ferite su tutto il corpo.
A rappresentare le due vittime c'era l'avvocato Sergio Lucisano, che si è costituito parte civile a supporto della pubblica accusa e che ha anche ottenuto il risarcimento dei danni da liquidarsi in separata sede rispetto ad un episodio di una violenza inaudita ricostruita nel dettaglio nelle carte della Dda di Catanzaro.
Ai due imputati, che erano stati arrestati all'alba del 27 febbraio 2025 insieme a boss e picciotti del clan, ora non resta che attendere le motivazioni della sentenza per valutare l'opportunità di ricorrere in Appello nella speranza di ottenere uno sconto di pena.
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