
Il breve ma denso acquazzone estivo che ha colpito Catanzaro nel primo pomeriggio non è riuscito a cancellare l'odore che, da qualche settimana a questa parte, si respira nelle pareti di Palazzo De Nobili. È quello, inconfondibile, della campagna elettorale.
Lo scontro tra maggioranza e opposizioni — rigorosamente al plurale — ha esattamente questo lezzo. Ma il vero colpo di scena degli ultimi giorni è stato, senza ombra di dubbio, il cambio in Giunta deciso dal sindaco Nicola Fiorita: fuori Vincenzo Costantino, dentro Salvatore Bulotta.
Bulotta, valoroso e proficuo capo di gabinetto, era rimasto al Comune a servire la causa fioritiana quando, per lui, era diventata impellente la chiamata dell'amministrazione di appartenenza: la scuola. L'unica scappatoia per non perdere una pedina considerata preziosa era, appunto, un posto in Giunta.
Fiorita ha provato a lungo a incastrare caselle e movimentare postazioni, cercando una soluzione che consentisse di non far perdere nulla a nessuno. Ma diversi impedimenti e altrettanti niet hanno progressivamente pregiudicato le strade alternative.
Del resto, l'ingresso degli ultimi neoassessori nell'esecutivo municipale risale ormai a un'era geologica fa, quando il gruppo Azione fece il suo ingresso «condizionato» nella maggioranza. Una condizione politica che, nel frattempo, è venuta meno da tempo.
E così, stretto tra la necessità di trattenere Bulotta e la volontà di non assumersi personalmente l'onere della delega al Bilancio — non propriamente in salute — affidata a Luisa Lacava, il sindaco ha scelto la strada più drastica: silurare Costantino e trattenere per sé le deleghe.
Bulotta, infatti, ne ha assunte diverse, compresa quella agli Affari generali. Una delega che, letta tra le righe, può significare anche la prosecuzione, seppure nell'ombra, di un'attività da capo di gabinetto. E non è escluso che attorno allo staff del sindaco possano presto comparire nuovi profili, magari graditi al Pd, utili anche a compensare politicamente l'uscita di Costantino.
Su Costantino, del resto, sarebbe ingeneroso dire che sia rimasto con le mani in mano. Tutt'altro. Tra la programmazione dell'ex Agenda urbana e numerose altre iniziative, il suo assessorato ha prodotto attività e presenza. Anche sui social, fino a poche ore prima della comunicazione della cacciata.
Certo, tempi e modalità del congedo non sono apparsi esattamente puntualissimi né elegantissimi. Ma in politica, soprattutto a Palazzo De Nobili, mai dire mai: non si può escludere che per Costantino possa materializzarsi un ruolo diverso all'interno dell'Amministrazione.
Nel frattempo, le opposizioni hanno fatto ciò che le opposizioni devono fare: hanno attaccato Fiorita. È il gioco delle parti e, in fondo, ci sta. Il problema è che le tensioni stanno aumentando anche dentro il perimetro, sempre più elastico, della maggioranza.
Lo ha dimostrato lo scontro odierno, pubblico e quasi fisico, tra il sindaco e un influente consigliere del gruppo misto che, nei momenti decisivi, ha spesso garantito a Fiorita i numeri necessari. Ruggine alimentata anche dalla firma di alcuni comunicati sulla vicenda Costantino. Visto qualche settimana addietro con i nostri occi, non avremo mai potuto crederci. Invece, è successo. Uno scontro che, però, sarebbe poi rientrato, almeno parzialmente, come testimonierebbe l'intermediazione messa in campo in occasione di un'altra contrapposizione consumatasi oggi proprio dal consigliere del misto con un collega stoticamente 'vocale' nell'assise municipale.
Poi ci sono altri versetti del Corano. Tra questi, il consigliere Veraldi, che ha legittimamente proposto un Consiglio comunale sulla mancata impugnativa della transazione con la Sieco. Una vicenda che sembra aver segnato quasi definitivamente la rottura con Roberto Guerriero, uno degli artefici della candidatura di Fiorita e, oggi, altrettanto legittimamente alla ricerca di un ruolo nel futuro politico della città e della provincia.
Ma la shura più interessante è forse quella della pazza idea.
Quella che fino a qualche tempo fa poteva sembrare soltanto una delle tante ripicche contro un singolo candidato a sindaco del centrodestra potrebbe trasformarsi in qualcosa di più concreto. Se ancora oggi Mimmo Tallini, da una postazione vannacciana, aspira a esercitare la propria influenza sulla politica catanzarese (essenzialmente contro l'attuale centrodestra), il suo antico discepolo — poi diventato acerrimo rivale — Sergio Costanzo potrebbe non puntare più soltanto a un altro scranno nell'Aula Rossa. Potrebbe aspirare a quello più alto. Sarà il sogno di mezza estate di qualche consigliere ma, come spesso diciamo, qui e ora questa è.
È la maionese impazzita della politica catanzarese. Ingredienti diversi, temperature che salgono, vecchie alleanze che si sfaldano, nuovi incastri che si cercano e consiglieri che cominciano a guardare ben oltre la consiliatura.
E mentre Palazzo De Nobili si prepara all'ennesimo anno elettorale, l'acquazzone passa. L'odore, invece, resta.
Questa volta, però, è quello dell'anno elettorale più importante. Quello che riguarda il Capoluogo.
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