
di Lamanna Fernanda*
Ci sono storie che non fanno rumore, ma che cambiano profondamente l’equilibrio di un territorio. Una di queste riguarda Bruno, un cane randagio conosciuto da molti residenti e parte di un branco stabile che viveva da anni nella stessa zona. Per chi osserva da fuori, la sua presenza poteva sembrare quella di un cane come tanti. Per chi conosce le dinamiche sociali dei cani, invece, Bruno era molto di più: era un regolatore, un punto di riferimento, un mediatore silenzioso.
Il ruolo invisibile dei cani “regolatori”
Nei branchi di cani randagi o ferali, gli equilibri non sono casuali.
Sono il risultato di competenze comunicative, esperienze e capacità di gestione dei conflitti che alcuni soggetti sviluppano nel tempo. Sono loro a mantenere la coesione del gruppo, a evitare scontri, a distribuire l’accesso alle risorse, a tenere lontani maschi estranei che potrebbero destabilizzare il branco.
Togliere un cane con questo ruolo significa spezzare un equilibrio.
Significa lasciare un gruppo senza guida, esponendolo a tensioni interne e a comportamenti più imprevedibili. Significa, in alcuni casi, aumentare il rischio per gli stessi cittadini che si vorrebbero tutelare.
È un paradosso che chi lavora sul campo conosce bene:
la rimozione del cane “giusto” può creare più problemi della sua permanenza.
Cosa dice la legge: la reimmissione è prevista e tutelata
La Calabria, con la Legge Regionale n. 45/2023, ha introdotto un principio fondamentale:
i cani randagi possono essere reimmessi nel territorio di provenienza, dopo essere stati identificati, valutati dal punto di vista sanitario e sterilizzati.
L’articolo 6 della legge è chiaro: la reimmissione è uno strumento previsto, legittimo e utile per garantire sia il benessere degli animali sia la sicurezza delle persone.
Non è una scelta “buonista”, ma una scelta tecnica, basata su anni di studi e osservazioni dei branchi.
La vasectomia: una soluzione che tutela il cane e il territorio
Nel caso dei maschi adulti che ricoprono ruoli sociali importanti, come Bruno, esiste una pratica veterinaria che permette di conciliare tutte le esigenze: la vasectomia.
A differenza della castrazione tradizionale, la vasectomia:
* impedisce la riproduzione
* mantiene intatti gli ormoni e i comportamenti sociali del maschio
* preserva la sua capacità di proteggere il branco
* evita l’ingresso di altri maschi competitivi
* riduce il rischio di conflitti e aggressioni
È una scelta che rispetta l’animale, tutela il gruppo e risponde pienamente agli obiettivi della legge regionale: controllo delle nascite, stabilità del territorio, sicurezza pubblica.
Perché serve competenza nelle decisioni sui branchi
Intervenire su un branco non è mai un gesto semplice.
Richiede conoscenze specifiche, esperienza sul campo e la capacità di leggere segnali che spesso sfuggono a chi non ha una formazione etologica.
Per questo, prima di rimuovere un cane da un gruppo stabilizzato, sarebbe opportuno coinvolgere professionisti qualificati: educatori, istruttori, etologi che da anni studiano i branchi randagi e ferali.
Solo così si possono prendere decisioni che rispettino gli animali, tutelino i cittadini e siano coerenti con la normativa vigente.
Una scelta che riguarda tutti
La storia di Bruno non è solo la storia di un cane.
È la storia di un equilibrio che si rompe, di un territorio che cambia, di una comunità che si interroga.
È la storia di come, a volte, la soluzione più efficace non sia togliere, ma capire.
Non allontanare, ma gestire.
Non spezzare, ma preservare.
Perché il benessere animale e la sicurezza pubblica non sono due strade opposte:
sono due linee che possono correre parallele, se guidate dalla competenza e dal rispetto".
*Educatore e Istruttore Cinofilo
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