Caporalato, Iiriti (FdI): "La Calabria non può essere identificata con lo sfruttamento, serve un fronte comune"

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  08 giugno 2026 15:03

"La Calabria non è il caporalato e la lotta a questo fenomeno deve unire tutte le forze istituzionali e sociali, senza contrapposizioni ideologiche". 

È il messaggio lanciato dalla consigliera regionale di Fratelli d'Italia Daniela Iiriti nel corso della seduta odierna del Consiglio regionale, dedicata anche al dibattito sullo sfruttamento del lavoro e sul fenomeno del caporalato.

Aprendo il suo intervento, Iiriti ha replicato alle parole del consigliere Giuseppe Falcomatà, definendo "gravissima" l'affermazione secondo cui la maggioranza avrebbe "le mani sporche di sangue".

"Le nostre coscienze – ha dichiarato – sono già state scosse da una tragedia immane che ha segnato non solo la Calabria, ma tutta l'Italia. Il caporalato non è un fenomeno presente soltanto nella nostra regione e affonda radici lontane".

Per la consigliera di Fratelli d'Italia, attribuire responsabilità a una sola parte politica rischia di trasformare una questione sociale in uno scontro ideologico.

"Se qualcosa non ha funzionato – ha affermato – un interrogativo dobbiamo porcelo tutti, a partire dalla politica, di destra e di sinistra".

Iiriti ha sottolineato che nessuno, all'interno dell'Aula, ha mai negato l'esistenza del fenomeno del caporalato in Calabria, ribadendo la volontà della maggioranza di contrastarlo con ogni mezzo disponibile.

"Se ci sono aziende che sfruttano il lavoro nero per ottenere maggiori profitti, noi non lo consentiremo e lotteremo con tutti gli strumenti possibili affinché questo non avvenga" - ha dichiarato.

Nel suo intervento ha richiamato anche le iniziative adottate a livello nazionale, ricordando le misure introdotte dal Governo Meloni e il recente intervento del ministro del Lavoro Marina Calderone, che ha evidenziato il rafforzamento delle tutele per i lavoratori vittime di sfruttamento, comprese misure di sostegno e protezione per chi denuncia.

Secondo Iiriti, però, la lotta al caporalato non può gravare esclusivamente sulla politica.

"La responsabilità è diffusa" - ha sostenuto, chiamando in causa anche organi di controllo, ispettorati del lavoro, sindacati e tutti i soggetti che operano sul territorio.

La consigliera ha ricordato la convocazione urgente della Sesta Commissione consiliare, ringraziando la presidente Elisabetta Santoianni per la tempestività dell'iniziativa e ha espresso apprezzamento per il confronto sviluppato con le organizzazioni sindacali e con i rappresentanti delle diverse forze politiche.

"Su temi di una gravità estrema non possono esserci steccati ideologici" - ha affermato, sottolineando come il contrasto al caporalato e alla criminalità organizzata richieda una strategia condivisa e il coinvolgimento di tutti gli attori istituzionali.

Iiriti ha inoltre evidenziato la necessità di rafforzare i controlli nei comparti maggiormente esposti, come agricoltura ed edilizia, auspicando un potenziamento degli organici ispettivi e delle attività di vigilanza. Tra le proposte illustrate anche l'introduzione di strumenti di certificazione dei rapporti di lavoro per valorizzare le aziende che operano nel rispetto delle regole e rafforzarne l'affidabilità.

“Stiamo valutando l'introduzione di un sistema di asseverazione per il datore di lavoro, finalizzato a certificare la conformità dei rapporti di lavoro, quale ulteriore strumento di contrasto al caporalato e di valorizzazione delle imprese che operano nel rispetto della legalità. Una misura che, nelle intenzioni, contribuirebbe a rafforzare l'affidabilità e la reputazione delle aziende sane, distinguendole da chi ricorre a pratiche di sfruttamento” – aggiunge ancora.

Nel passaggio conclusivo del suo intervento, la consigliera ha ribadito la necessità di evitare una narrazione che identifichi la Calabria esclusivamente con episodi di sfruttamento.

"La Calabria non è solo caporalato – ha detto – e griderà contro il caporalato, mettendo in campo tutti gli strumenti possibili per combatterlo. Invito la minoranza a collaborare con serietà, senza la ricerca di responsabilità politiche, perché qui non si parla di bilanci o di schieramenti, ma della vita e della dignità delle persone. L'uomo non è soltanto forza lavoro: deve essere considerato nella sua totalità, nel suo valore assoluto e nella sua dignità".


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