
È questo il punto di partenza della riflessione di Luciano Giacobbe, Garante dei diritti dei detenuti e delle persone private della libertà personale del Comune di Catanzaro, di fronte a una situazione carceraria italiana che ha ormai assunto i contorni di una vera emergenza del sistema penitenziario.
Un sovraffollamento che non può essere considerato soltanto una questione di numeri: dietro ogni percentuale ci sono persone costrette a vivere in celle sovraffollate, spesso in condizioni di disagio, con temperature insopportabili nei mesi estivi e carenze di servizi.
«Quando il sovraffollamento supera ogni limite – sottolinea Giacobbe – il rischio è che il carcere perda la sua funzione costituzionale e si trasformi in un luogo di sofferenza».
La Costituzione stabilisce che la pena debba tendere alla rieducazione del condannato. Ma una struttura sovraffollata, con risorse insufficienti rischia di non riuscire a garantire né dignità né rieducazione.
Un problema che riguarda anche gli agenti della Polizia penitenziaria. La carenza di personale, i turni gravosi e le crescenti responsabilità ricadono inevitabilmente sulle donne e sugli uomini che ogni giorno lavorano negli istituti.
Per Giacobbe occorre dunque intervenire sul sistema delle misure alternative, eliminando quelle preclusioni che impediscono, nei casi previsti dalla legge, percorsi diversi dalla detenzione. Il carcere non può essere considerato l'unica risposta alla pena, soprattutto quando si tratta di condanne brevi e di persone che potrebbero essere accompagnate in percorsi di reinserimento sociale.
«La sicurezza – afferma – non si costruisce semplicemente aumentando il numero delle persone detenute».
Il Garante richiama anche le numerose segnalazioni che arrivano quotidianamente agli organismi di garanzia: difficoltà nell'accesso alle cure, problemi nei trasferimenti, ostacoli nei colloqui con i familiari, ritardi nell'applicazione delle misure alternative e persino carenze relative a beni essenziali come l'acqua.
Sono situazioni che non possono essere considerate episodi isolati. Il riconoscimento, negli ultimi anni, di numerosi casi di violazione dei diritti dei detenuti ai sensi dell'articolo 35-ter dell'ordinamento penitenziario rappresenta, secondo Giacobbe, un elemento sul quale la politica dovrebbe interrogarsi con maggiore attenzione.
Da qui la necessità di provvedimenti immediati. Giacobbe ritiene indispensabile una politica capace di affrontare il sovraffollamento senza limitarsi a interventi temporanei.
«Bisogna restituire razionalità e umanità a un sistema che oggi rischia di collassare. Un provvedimento selettivo potrebbe consentire di ridurre immediatamente la pressione sugli istituti e restituire al sistema la possibilità di concentrarsi sulla rieducazione».
L'obiettivo, dunque, non dovrebbe essere semplicemente costruire più celle. «Serve un sistema profondamente rinnovato, strutture dignitose, personale adeguato, assistenza sanitaria, percorsi di formazione, lavoro e misure alternative realmente accessibili».
Il carcere non può essere un luogo separato dal resto della società. È parte dello Stato, proprio per questo, deve rispettare pienamente i principi di legalità e dignità umana.
«Aiutare una persona a cambiare, a curarsi, a formarsi e a reinserirsi nella società significa ridurre il rischio che torni a commettere reati. La vera sicurezza comincia anche da qui».
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