Carla Rotuno, il "suo"PD e l'autocritica pensando alla ripartenza e ai problemi cittadini

Share on Facebook
Share on Twitter
Share on whatsapp
images Carla Rotuno, il "suo"PD e l'autocritica pensando alla ripartenza  e ai problemi cittadini


  11 ottobre 2026 12:59

 

"Compagne e compagni,permettetemi di partire da un ricordo personale.

 Fabio Mussi è stato per me, dopo Berlinguer, il compagno da seguire e da condividere, sia per i valori che esprimeva ampiamente, sia per il suo modo di interpretare la politica. Studio, laicità, ma soprattutto rispetto per il lavoro e per le persone. E soprattutto la costruzione e la difesa di una sinistra che non ha paura di dirsi di sinistra.

Questi valori, a Catanzaro, sono stati perfettamente impersonificati da un compagno: Quirino Ledda. Da noi sempre definito “il sardo che ha amato Catanzaro più dei catanzaresi “ Mio maestro politico. Ci pensavo l’altro giorno guardando un post di Filippo che ce lo ricordava

Io in quel percorso ho creduto, l'ho percorso tutto, cercando di portare avanti quei valori nel mio agire quotidiano, nella mia professione e nel mio impegno politico, con coerenza.

Oggi, però devo dire faccio fatica a ritrovare queste cose nel nostro partito. E lo dico con il dolore di chi non vuole cambiare casacca, assolutamente, ma vede la sua casa cambiare nel silenzio generale. E il silenzio  è quello che mi fa più male.

Vorrei perciò incentrare il mio ragionamento su noi e di conseguenza su  su questa amministrazione

Dobbiamo dirci la verità su  noi e su questa consiliatura.

Questa consiliatura, per il PD, è stata condizionata da un rapporto mancato: quello tra il Sindaco e la base del Partito Democratico.

Il Sindaco non ha mai parlato con il partito. Mai. Ha parlato con i singoli consiglieri e i singoli assessori, uno ad uno. Il partito nella sua completezza non è mai stato alla base di un ragionamento comune. Molti errori nascono da qui. E questa è responsabilità prima nostra

Quando muoviamo critiche al sindaco. Dobbiamo, per prima muoverle a noi. Perché dobbiamo avere l’onestà intellettuale di pensare che abbiamo governato ben con tre assessori  e con 2 o tre consiglieri, adesso una capogabinetto che fanno direttamente riferimento al Partito Democratico Abbiamo pensato insieme, visto che non l’abbiamo mai ufficialmente contraddetto, che per tenere i numeri bisognasse essere arrendevoli. Accontentando richieste a cui, prima delle elezioni, non avremmo mai ceduto.

Abbiamo messo da parte la politica, abbiamo  parlato troppo nel palazzo, chiusi nelle stanze, e troppo poco con la città. Insomma, come ha detto Fiorita   stesso: " è mancata la politica".

Ora, non si migliora un quartiere accontentando il singolo consigliere del luogo. Si migliora capendo cosa è giusto per quel quartiere. E questo rischia di far rimanere Catanzaro  una città a compartimenti stagni. Con tanti quartieri privi di anima ed identità e che spesso finiscono con l’essere quartieri dormitorio. Basta cemento abbiamo case per 200.000 abitanti e siamo meno della metà.

E veniamo soprattutto a noi. Un partito vuoto, privo di idee? Non credo. Privo di competenze? Nemmeno. Privo di valori? Non voglio crederlo. E allora dov’è il problema. Perché compagni autorevoli si dimettono, perché la nostra capogruppo si sposta nel gruppo misto, abbandonando il PD e prima di lei lo aveva fatto il precedente capogruppo. Perche?, un Segretario pieno di entusiasmo è costretto dagli eventi a dimettersi dopo qualche mese. Perché le nostre sedi sono quasi vuote e nemmeno un commissariamento riesce a riempirle? La mia risposta è che non c’è motivo di frequentare un partito al quale si è iscritti, quando non si ha voce. Non c’è motivo di frequentare un partito quando altri decidono per te anche a Km di distanza. Non c’è motivo di far parte di un comitato elettorale di un candidato scelto da altri, Non c’è motivo di stilare programmi per dire ho fatto il programma. Ve ne posso portare quanti ne volete Tre giorni fa Vanda che in questo ed in altro mi è maestra,mi diceva. ……

Il nostro gruppo, movimento interno, componente ,chiamatela come volete si è impegnato su due fronti molto discussi in città

Due casi simbolo della mancanza di discussione interna

Primo: l'Ospedale Pugliese. Abbiamo lasciato una battaglia di sinistra, sul diritto alla salute, al civismo. L'abbiamo lasciata ai comitati. Ma dov'era il PD? Dov'era la posizione ufficiale?

C'era la posizione della rappresentante in direzione nazionale, dell'assessore, del capogruppo. Ma non c'era la posizione della base, che guarda caso era quasi totalmente contraria.

Secondo: Giovino. Mai discussa dentro il partito se non negli ultimi tre giorni e in modalità di facciata, giusto per lavarsi la coscienza Su Giovino bisognava alzare le barricate. Non si distrugge un campo sportivo per metterci del cemento.

E lo stesso per il PSC. Abbiamo dato alla nostra assessora le nostre osservazioni,  Spero siano state recepite. Ma sia chiaro: se non sono state recepite, una buona parte di questo partito sarà contro questo PSC.

Compagne e compagni, da qui ripartiamo. E per strutturare davvero il partito, per tutto quello che ho detto finora, c'è una cosa importante che dobbiamo mettere come regola da questo congresso.

Ci deve essere una netta distinzione tra chi sta nell'amministrazione e chi riveste ruoli nel partito.

Altrimenti non si è lucidi. Si è più lucidi se non si è nell'amministrazione nel capire quali sono i veri bisogni della città, quali sono le mancanze dell'amministrazione, e come va strutturato il partito stesso.

Un segretario, un direttivo, non possono essere condizionati dal fatto di dover difendere una poltrona in Giunta o in Consiglio. Il partito deve essere autonomo, deve poter dire anche cose scomode al suo Sindaco ed ai suoi assessori Questo è fare politica.

 

Per questo vi propongo tre impegni semplici per domani:

Primo: un PD strutturato, con ruoli distinti. Chi amministra non dirige il partito. Chi dirige il partito non amministra. Autonomia.

Secondo: nessuna decisione importante come su ospedale, Giovino, urbanistica, senza un passaggio nella base del partito. Chi sarà Sindaco domani deve sapere che prima parla con un PD che ha già parlato con la sua base, e poi con i singoli.

Terzo: coraggio. Torniamo ad essere quella sinistra che non ha paura di dirsi di sinistra. Quella che sa dire di no.”

 

Lo si legge in una nota di Carla Rotundo (Pd Catanzaro)