
L'avevamo già ammirata nei panni di una spumeggiante Mary Poppins (LEGGI QUI) ma quest'anno la splendida signora Anna, attesissima maschera del carnevale soveratese, si è veramente superata, presentandosi alla consueta sfilata carnevalesca della domenica in un curatissimo look da Geisha.
Cominciando dall'abito tradizionale, uno splendido kimono decorato da farfalle, rigorosamente realizzato a mano, cucito secondo la tradizione giapponese badando ad ogni dettaglio, anche il più minuzioso: il maemigoro (pannello anteriore principale, che cinge l'addome), il miyatsukuchi (l'apertura sotto la manica), la manica (sode), l'orlo (fuki), il furi (la parte della manica sotto al foro del braccio). I sandali, le celebri geta, a metà tra zoccoli e infradito, con le tradizionali calze tabi.

E ancora, dall'ombrellino in carta di riso, dipinto e impreziosito da fiori e decori, all'immancabile ventaglio, dalla tipica parrucca nera acconciata (kanzashi) al tradizionale trucco bianco (oshiroi): nulla è stato lasciato al caso dalla signora Anna che da sempre ama creare i suoi vestiti, organizzare in famiglia gioiose feste in maschera, studiare i suoi personaggi e interpretarli con impareggiabile carisma.

Passano gli anni (e, sebbene non si dicano gli anni di una Signora, qui è proprio il caso di celebrarli, perchè Anna, madre, nonna e bisnonna, ne ha 88, portati con grande classe, bellezza e brillantezza) e lei continua a sorprendere la comunità Soveratese con costumi, trucchi e personaggi che ogni anno è un piacere ammirare e raccontare.
Il 2026 resterà nella storia, per lei, come l'anno dedicato al costume da geisha, esperta in arti performative come danza, musica, canto, cerimonia del tè e conversazione raffinata, figura centrale nella tradizione urbana specie a Kyoto e Tokyo. Nate nel XVIII secolo, le geisha (il termine significa "persona d'arte") sono oggi considerate custodi delle tradizioni artistiche.
Così come custode della tradizione artistica è la cara e dolce Anna, il cui sorriso irradia di bellezza e serenità chi ha la gioia di incontarla nella sua cara Soverato.

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