
Riceviamo e pubblichiamo
In relazione alla vicenda che ha interessato il titolare dello stabilimento balneare El Sombrero e che ha assunto una rilevante dimensione mediatica nazionale, riteniamo doveroso, nella qualità di difensori del signor Arturo Abruzzo, riportare la discussione entro i confini della correttezza e dell'accertamento dei fatti.
Il signor Abruzzo ha riconosciuto l'inopportunità della propria reazione e ha chiesto scusa, cosi' come intende ribadire per nostro tramite. Fare ammenda non cancella l'errore, ma merita di essere presa in considerazione. Diversamente, il protrarsi dell'attacco personale finirebbe per riprodurre, nei confronti di chi ha riconosciuto il proprio errore, quella stessa tracotanza che si è inteso censurare.
È tuttavia necessario distinguere questo profilo da quello relativo alla vicenda che aveva determinato il confronto. Il nervosismo manifestato dal titolare è maturato anche nella condizione di chi si è sentito pubblicamente chiamato in causa senza avere avuto, prima della diffusione della vicenda, un'adeguata possibilità di rappresentare la propria posizione. Il confronto successivo si è quindi sviluppato in una situazione di particolare esasperazione, dopo che era stata già proposta all'opinione pubblica una ricostruzione sostanzialmente unilaterale dei fatti.
Il signor Abruzzo ha cercato in quella sede di fornire la propria versione, ma la sua stessa irruenza ha finito per compromettere la possibilità di una replica serena e compiuta. È un errore che riconosce e ne ha fatto mistero.
Ma una reazione sbagliata non equivale al riconoscimento della fondatezza della ricostruzione dei fatti che l'ha preceduta.
Alcune delle circostanze, rappresentate dal titolare dello stabilimento balneare a propria difesa, non risultano essere state successivamente smentite e meritano, pertanto, di essere valutate con la stessa attenzione riservata alle accuse che gli sono state rivolte. Il fatto che tali elementi siano rimasti in secondo piano rispetto alla sua reazione non ne determina, evidentemente, l'irrilevanza.
Il contraddittorio, dunque, non è mancato in senso assoluto: è stato compromesso dalla stessa condotta del nostro assistito, che in quel momento non è riuscito, per la propria esasperazione, a rappresentare efficacemente le proprie ragioni. Ma proprio per questo non può ritenersi esaurito. Una replica concitata e maldestra non può trasformarsi nella prova della fondatezza della tesi contrapposta.
Non può, inoltre, essere sottovalutato il rischio che la campagna di delegittimazione in corso venga utilizzata da soggetti estranei a questa vicenda per perseguire interessi del tutto diversi, compreso il tentativo – che si sta già manifestando – di sottrarsi all'adempimento di obbligazioni debitorie preesistenti e del tutto autonome rispetto alla controversia in esame.
Il signor Abbruzzo non intende sottrarsi ad alcun accertamento. Ha riconosciuto e dichiarato le proprie responsabilità nei termini già evocati e come ogni cittadino è pronto a rispondere nelle sedi proprie di ogni eventuale responsabilità.
Ma proprio per questo, esaurito il doveroso riconoscimento dell'errore e formulate le proprie rimostranze, ogni ulteriore valutazione sulla vicenda deve essere sottratta al giudizio sommario dell'opinione pubblica e ricondotta nelle sedi istituzionalmente deputate al suo accertamento.
Non spetta ai social, alla stampa o al consenso del pubblico stabilire dove siano le responsabilità. Spetta agli organi competenti accertare i fatti, ascoltare tutte le parti, verificare le rispettive versioni e, ove ne ricorrano i presupposti, assumere le conseguenti determinazioni.
Perché una cosa è censurare un comportamento che lo stesso protagonista ha riconosciuto come sbagliato; altra cosa è utilizzare quell'errore per anticipare un giudizio su fatti che devono ancora essere verificati.
Dopo le scuse, dunque, non serve un'ulteriore condanna pubblica. Serve un accertamento. E l'accertamento, in uno Stato di diritto, non appartiene alla piazza, ma alle sedi competenti.
Avv. Sara Spanò Avv. Eugenio Felice Perrone
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