
"La Costituzione è chiara e non ammette interpretazioni di comodo: l’azione amministrativa, a partire da quella del sindaco, deve essere ispirata ai principi di imparzialità, trasparenza e assenza di favoritismi. Il sindaco non è il leader di una parte, ma il garante dell’intera comunità. Deve assicurare equidistanza tra gli interessi in campo e, soprattutto, apparire imparziale, perché la credibilità delle istituzioni democratiche si fonda anche – e forse soprattutto – sulla fiducia dei cittadini.
Eppure, nei suoi ormai consueti “pensierini” domenicali, il sindaco Fiorita sembra calpestare questi principi con una leggerezza che desta seria preoccupazione. Incapace di sostenere un confronto nel merito nelle sedi istituzionali e sulla stampa, preferisce rifugiarsi sui social network, dove il dibattito politico viene sistematicamente sostituito da polemiche personali, allusioni e maldestri tentativi di distrazione di massa. Un copione logoro, utile solo a confondere l’opinione pubblica e a eludere le responsabilità.
Ancora più grave è il ricorso ripetuto alla minaccia di querele come strumento di pressione nei confronti di chi esercita legittimamente una funzione di controllo e vigilanza, per mandato popolare e nell’interesse esclusivo della collettività. Un atteggiamento che nulla ha a che vedere con la democrazia e con il rispetto delle istituzioni. Altro che imparzialità: siamo di fronte a un’amministrazione che appare muoversi secondo logiche di prossimità personale e convenienza politica, ormai tratti distintivi dell’azione di governo di Fiorita.
Ma la memoria della città è ben più lunga delle invettive affidate ai social. Nessuno – se non forse il sindaco stesso – ha dimenticato il cospicuo contributo destinato a un’associazione molto vicina all'assessora alla cultura, ritirato in fretta e furia solo dopo l’esplodere delle polemiche, proprio perché privo dei requisiti minimi di trasparenza e imparzialità.
Così come restano scolpiti nella cronaca amministrativa l’affidamento della direzione dei lavori del campo dello stadio Nicola Ceravolo al primo dei non eletti della sua stessa lista, divenuto poco dopo consigliere comunale; la progressione economica concessa alla madre di un consigliere comunale “responsabile”, in assenza di qualsiasi elemento oggettivo a supporto; l’assegnazione di bandi delle politiche sociali in cui si ripropongono troppo spesso le medesime associazioni alcune delle quali politicamente molto vicine al sindaco; l’utilizzo della Fondazione Politeama, che in diverse circostanze ha sollevato dubbi circa una gestione improntata a logiche di prossimità personale piuttosto che a criteri oggettivi e trasparenti; la finanza creativa che ha affossato la Catanzaro Servizi Spa ad opera delle sue nomine fiduciarie.
E l’elenco potrebbe continuare.
Episodi forse formalmente leciti, ma politicamente devastanti, che smentiscono nei fatti la retorica moralizzatrice dell’amministrazione e restituiscono l’immagine di un sindaco che ha clamorosamente fallito il mandato ricevuto dagli elettori: predica bene, ma razzola sistematicamente male.
Concludiamo, caro sindaco, ribadendo un punto essenziale: le tue parole non intimidiscono nessuno. Nessuno di noi farà un passo indietro rispetto alla funzione di vigilanza e controllo che i cittadini ci hanno affidato. Se ritieni infondate le contestazioni, smentiscile con i fatti. In alternativa, puoi anche denunciarci tutti.
Noi non arretriamo".
Lo scrivono in una nota congiunta i consiglieri comunali di Catanzaro: Francesco Assisi, Lea Concolino, Antonio Corsi, Manuela Costanzo, Sergio Costanzo, Luigi Levato, Alessandra Lobello, Gianni Parisi, Francesco Passafaro, Francesco Scarpino, Stefano Veraldi e Antonello Talerico.
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