Catanzaro, 60enne affetta da fibromialgia necessita di visita urgente, ma in Calabria non c’è posto

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  13 marzo 2026 18:06

di CARLO MIGNOLLI

Una segnalazione carica di sofferenza arriva alla nostra redazione da Pierina Maurotti, 60 anni, residente a Catanzaro, sociologa che da anni convive con diverse patologie croniche, tra cui una neuropatia dolorosa legata alla fibromialgia, oltre alla tiroidite di Hashimoto e all’artrite psoriasica. Malattie che, racconta, rendono ogni giorno sempre più difficile affrontare anche i gesti più semplici.

La sua denuncia riguarda il mancato rispetto delle priorità previste dal Servizio sanitario nazionale: quando una prestazione viene indicata come urgente, spiegano le norme del Ministero della Salute, dovrebbe essere garantita entro 72 ore. Un diritto riconosciuto ai pazienti affetti da patologie gravi.

Secondo quanto racconta Maurotti, però, questo diritto nel suo caso non si sarebbe concretizzato: “Sto cercando di accedere alla terapia del dolore perché convivo con dolori continui, giorno e notte. Non riesco più neanche a dormire”, afferma. L’obiettivo è poter essere visitata da uno specialista che possa individuare una terapia adeguata alla sua condizione.

La donna racconta di aver contattato il CUP di Catanzaro per ottenere una visita specialistica, ma: “Mi hanno detto che non c’era posto”, dichiara. E aggiunge: “Non c’era disponibilità in nessun centro della regione”.

Nel frattempo, la malattia continua a peggiorare la qualità della sua vita: “Faccio fatica a deambulare, a volte non riesco nemmeno ad arrivare in bagno”, racconta. “Se avessi una terapia idonea potrei almeno alleviare i dolori e recuperare un minimo di autonomia”.

Le difficoltà quotidiane sono molte: “Ho dolori ai piedi quando mi alzo, alle mani quando provo ad aprire una porta o a prendere un bicchiere”, spiega. Anche gesti banali diventano complicati: versare dell’acqua, scendere le scale o tenere una bottiglia tra le mani. “Mio marito deve aiutarmi in tutto, anche a mettere le calze”, aggiunge. Per questo la donna chiede con forza la possibilità di effettuare al più presto una visita specialistica: “Il CUP non è riuscito a darmi una data per una visita al Policlinico di Germaneto”, afferma.

Proprio la struttura di Germaneto rappresenta, secondo Maurotti, una possibile speranza: “Lì esiste una maggiore sinergia tra le diverse specializzazioni”, spiega. In merito alla gestione delle patologie complesse, sottolinea l’importanza di un approccio multidisciplinare: “In molti casi i medici collaborano tra loro e, se necessario, si confrontano anche con centri di altre città, come Milano”.

Un modello che, dice, manca spesso nel resto del sistema sanitario regionale: “Nel mio percorso sono passata dal neurologo allo psichiatra e poi di nuovo indietro. Mi chiedo dove debba andare a sbattere la testa”, racconta.

Davanti all’assenza di risposte concrete, la donna ammette di aver preso in considerazione anche l’idea di curarsi fuori regione: “Forse dovrò andare altrove”, afferma. Tuttavia, sottolinea che prima di affrontare viaggi e spese vorrebbe almeno ottenere una diagnosi chiara: “Mi serve un referto che certifichi cosa sto affrontando”.

La mancanza di sonno e il dolore costante stanno incidendo anche sul suo equilibrio emotivo: “La notte non dormo, perché anche solo girarmi nel letto mi provoca dolore”, dice. “I dolori debilitano e fanno perdere la speranza, perché non sai più a chi rivolgerti”.

Per Maurotti la sua denuncia ha anche un valore più ampio: “La mia è una sensibilizzazione che riguarda tante persone”, afferma. Secondo la sociologa, i casi di fibromialgia in Calabria sarebbero numerosi e spesso accompagnati da difficoltà nell’accesso alle cure. “Lamento un sistema che non funziona”, dichiara. “Mi avevano proposto di andare a Milano, ma perché dobbiamo sempre partire?”.

La donna chiede almeno un primo passo concreto: “Pretendo il minimo, una visita che mi indichi la causa di questi dolori e una terapia che possa calmarmi”. Non si aspetta miracoli, precisa: “Anche una cura palliativa che riduca il dolore sarebbe già una vittoria”.

Infine, un appello alle istituzioni sanitarie: “Noi malati siamo la parte più fragile della società”, conclude. “Meritiamo di essere difesi e aiutati ancora di più, perché la dignità di una persona passa anche dalla possibilità di curarsi”.


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