
di IACOPO PARISI
Un nuovo appuntamento culturale ha animato Spazio 2, il nuovo social innovation hub all’interno di Palazzo Fazzari, confermando il crescente ruolo del luogo come polo di innovazione sociale e culturale nel cuore della città. Nella serata di mercoledì 2 aprile, la scrittrice Martina Pucciarelli ha presentato il suo romanzo d’esordio Il Dio che hai scelto per me (HarperCollins, 2025), dialogando con l’editor Erminia Madeo, in un incontro moderato da Debora Tammé, ideatrice del gruppo di lettura “Il mio stupido intento – esordi letterari tra passato e presente”.
La serata ha rappresentato un momento di confronto intenso attorno a un’opera che intreccia autobiografia e finzione, affrontando temi profondi come identità, libertà individuale e crescita personale. Il libro racconta la storia di Alessandra, una donna cresciuta all’interno della comunità dei Testimoni di Geova, da cui decide di allontanarsi intorno ai trent’anni per garantire una vita più libera ai propri figli. Una scelta che comporta conseguenze drammatiche, fino a una vera e propria “morte sociale”, segnata dalla rottura con la famiglia e la comunità di appartenenza.
"Il titolo già rende l’idea di una scelta imposta – ha spiegato Pucciarelli – una scelta di vita che coinvolge tutti gli ambiti dell’esistenza". L’autrice ha sottolineato come il romanzo sia una storia di riscatto, pur nella sua dimensione dolorosa, e come il suo intento principale sia quello di invitare a riflettere sul valore delle libertà personali, "che non andrebbero mai date per scontate, anche in una società libera come la nostra".

Nel corso della presentazione, la scrittrice ha anche chiarito la natura del testo, definendolo un’opera di autofiction: "È ispirato alla mia storia, ma romanzato. Non intendo essere rappresentativa, tuttavia molte persone si sono riconosciute in ciò che ho scritto, e questo mi ha fatto molto piacere". Accanto alla dimensione narrativa, l’autrice ha condiviso riflessioni più intime sulla propria esperienza, soffermandosi sulle dinamiche psicologiche e culturali vissute all’interno della comunità religiosa. Ha descritto un sistema in cui, a suo avviso, la responsabilità individuale tende ad attenuarsi, poiché ogni scelta viene percepita come legittimata da un’autorità superiore. "Diventa quasi automatico rinunciare a parti di sé", ha raccontato, evocando il dolore legato all’impossibilità di vivere liberamente relazioni e desideri personali.
Particolarmente toccante il passaggio dedicato all’infanzia, descritta come segnata da una costante mancanza di leggerezza e da un senso di minaccia continuo, che poteva assumere forme diverse, dalla fine del mondo alla presenza del male. Un clima che, ha spiegato, ha inciso profondamente sulla costruzione della propria identità, limitando la spontaneità e imponendo un controllo continuo dei pensieri, considerati accettabili solo se “edificanti” dal punto di vista spirituale.
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