
di FRANCO CIMINO
Che tristezza mista a dolore vero! È scomparso Rosarino Chiriano. L’avvocato, sì. Il presidente, sì. L’onorevole, sì. L’uomo educato e gentile, sì. Il cattolico fervente, praticante, disciplinato e rispettoso, ma libero da fanatismi e settarismi. Sì. L’uomo di Chiesa, libero e per la Chiesa, libera e aperta, sì. L’intellettuale robusto e aperto a ogni confronto, in cui si valorizzassero le ragioni degli altri senza imporre la propria? Sì. Il cercatore della verità, delle verità, pur tenendo in tasca una verità di cui fosse convinto? Sì. Il democristiano di una vita, rimasto tale per tutta la vita, onorando e praticando i principi e i valori di quel partito? Sì. Il cattolico democratico che alla Democrazia Cristiana seppe infondere l’idealità di quel cattolicesimo democratico che aprì i cattolici a quella responsabilità della politica, di chiara ispirazione sturziana? Sì. Il politico attento, idealista e visionario, avulso dalle logiche di potere e da qualsiasi ambizione a un potere cinico e autocorruttore, di quelli che ti portano a brigare o a lottare da fratricida per ottenerlo o accrescerlo? Sì. L’amico leale e l’alleato che rispetta i patti e che, per la parola data, si farebbe in quattro? Sì. L’uomo di partito che, portando sempre avanti le istanze e le posizioni del suo partito, non le ha mai imposte agli altri partiti e su di esse ha fatto sempre prevalere l’interesse supremo delle istituzioni? Sì. L’uomo delle istituzioni che, da sindaco, da presidente del Consiglio regionale e da deputato, ha sempre onorato servendole, mai servendosene, le istituzioni, che ha sempre difeso da ogni forma di violenza, da quella dei potentati e delle lobby come da quella delle diverse mafie? Sì. Il cattolico e il politico che ha sempre tenuto distinte, nella laicità, le due fedi accese, quella nel suo Dio e quella nello Stato? Lo studioso delle Sacre Scritture e quello della Costituzione? Sì. L’uomo di cultura libera e aperta, profonda e vera, che egli riteneva essere il vero antidoto nei confronti della corruzione, e colui il quale affermava che la politica senza ideali diventa affare? Sì. Ed è anche lui l’uomo dalla parola colta, dall’oratoria raffinata e potente, dalla dialettica irresistibile che sosteneva con la sua forza gentile? Sì.
E basta, qui mi fermo, sebbene possa dire e dire ancora. A fiumi. A lui, cui mi legavano sentimenti di reciproca stima e, da questi, un robusto affetto, farebbe piacere che continuassi a dire, per poi rimproverarmi di aver esagerato, lui che amava il proscenio, ma non per mettere in mostra la sua vanità, bensì per affermare le proprie idee. Orgoglioso ma non presuntuoso, sicuro e fiero di sé, ma umile.
«Grazie, Franco, ma sei stato troppo generoso». Questo mi avrebbe detto, con il solito sorriso che era di simpatia e sincera gratitudine, a cui avrebbe aggiunto parole affettuose e generose verso la mia persona e l’onestà del mio impegno politico.
Però mi fermo, perché mi viene da piangere. No, non per lui, che finalmente si libera di una sofferenza davvero ingiusta, che lo ha tenuto prigioniero di un corpo che si allontanava progressivamente da quella mente così fertile, che avrebbe potuto, come ha potuto, fertilizzare mille campi di grano e duemila di caffè. No, non piango pensando al dolore infinito dell’amata moglie e delle due meravigliose figlie.
Piango per me, che perdo un amico e un maestro. Piango per la Calabria, che si svuota di un’intellettualità così bella e pulita. Piango per Catanzaro, che vedrà spegnersi una luce bella e chiara, di onestà, professionalità, di impegno civile: una luce che illuminava le periferie di questo territorio, in cui le due povertà, quella economica e quella politica, accrescono la crisi complessiva del capoluogo e la sua perdita di funzione e di identità.
E piango perché sento il pericolo che quella Democrazia Cristiana che ancora difendo, come lui ieri, viva, forza viva che può essere testimone dei suoi incrollabili ideali, scompaia davvero.
Piango, infine, per questa politica che, per quanto brutta e mediocre, ha perso un punto di riferimento e una guida, pur se stanca e debole fisicamente, preziosa per potersi illuminare di dignità e onore da tempo smarriti.
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