


di IACOPO PARISI
Catanzaro inaugura un nuovo percorso di riflessione sulla letteratura italiana scegliendo di non partire dai monumenti ma dalle crepe. Al Complesso monumentale del San Giovanni ha preso il via la rassegna “Lett(erat)ure Eretiche. Autori che scardinano le regole”, ciclo di dodici incontri promosso dal Comitato cittadino della Società Dante Alighieri presieduto da Teresa Rizzo e diretto scientificamente dal professor Luigi La Rosa, studioso di letteratura italiana e presidente dell’Associazione Graecalis.

L’idea che attraversa l’intero progetto è semplice solo in apparenza: la storia letteraria non procede per successione ordinata di capolavori, ma attraverso deviazioni, resistenze e opposizioni interne. Il termine “eresia” viene infatti assunto nel suo significato culturale più ampio: LA scelta consapevole di sottrarsi alla norma dominante per aprire nuove possibilità espressive. Accanto a questa linea si affiancherà anche una rilettura critica di alcuni nodi della Divina Commedia affrontati da prospettive non convenzionali, mentre un’attenzione costante sarà dedicata alla trasformazione della lingua italiana lungo i secoli, osservata come organismo vivo, legato ai mutamenti sociali e storici.
Nel saluto inaugurale Teresa Rizzo ha ricordato la funzione del Comitato Dante Alighieri di Catanzaro, attivo dal 2007 nella diffusione e tutela della lingua e della cultura italiana: un lavoro che mira alla sua comprensione critica e inclusiva, capace di parlare anche alle generazioni più giovani. La rassegna si inserisce proprio in questa prospettiva: mostrare come la lingua non sia un’eredità immobile ma il risultato di continue trasformazioni.

La prima serata è servita a porre le basi teoriche dell’intero percorso. La Rosa ha scelto di interrogare anzitutto il concetto di canone: ciò che studiamo a scuola — i grandi nomi e le correnti principali — rappresenta solo la superficie visibile di un sistema molto più complesso, attraversato da linee secondarie spesso ignorate per ragioni di tempo o per selezioni culturali consolidate. In quelle pieghe si muovono autori non marginali ma essenziali per comprendere l’evoluzione della letteratura.

A emblema di questa posizione è stato evocato Guido Gozzano, tradizionalmente definito “minore”. In una sua poesia-preghiera il poeta rivolge a Dio richieste volutamente anti-eroiche e culminanti in una supplica singolare: non somigliare a Gabriele D’Annunzio, allora vero monumento vivente della letteratura italiana. In quella ironia si consuma una ribellione precisa: il rifiuto del poeta-vate, dell’estetismo solenne, della grandezza come misura obbligatoria. L’eresia letteraria, qui, diventa un gesto critico: ridimensionare il modello dominante per restituire autenticità alla voce individuale.
Da questo esempio La Rosa ha allargato il discorso alla lingua, mostrando come anche il modo di parlare — e dunque di scrivere — non sia mai neutro. Il linguaggio varia secondo tempo, spazio e condizione sociale; muta a seconda del contesto comunicativo e diventa immediatamente indicatore di appartenenza culturale. Comprendere la letteratura significa allora osservare queste stratificazioni: ogni testo è anche documento storico del proprio modo di dire il mondo.

Le letture sceniche degli attori dell’Associazione Graecalis, Salvatore Venuto e Mariarita Albanese, con passi del Cantico delle creature, hanno reso tangibile questo principio. L’ascolto diretto ha restituito la distanza e insieme la vitalità della lingua antica, mostrando come il significato letterario non risieda soltanto nell’interpretazione critica ma nella concreta esperienza sonora della parola.
L’incontro inaugurale ha così chiarito la natura della rassegna: un percorso di interpretazione della tradizione attraverso le sue opposizioni interne. La letteratura, sembra suggerire il progetto, si rinnova proprio nei punti in cui qualcuno ha osato non adeguarsi. E saranno proprio queste disobbedienze — dal Medioevo al Novecento — a guidare i prossimi appuntamenti.
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