
di IACOPO PARISI
Un interessante confronto è stato ospitato nelle sale della Biblioteca Chimirri. “Io non ho paura” ha messo attorno allo stesso tavolo istituzioni, professionisti e studenti del liceo classico Galluppi e del Polo Grimaldi-Pacioli-Petrucci-Ferraris, in un incontro promosso da Fidapa insieme alla Polizia di Stato per parlare di prevenzione, consapevolezza e sicurezza.

Ad aprire i lavori la presidente Fidapa Annarita Palaia che, affiancata dalla referente del Gruppo di lavoro della Fidapa sulla violenza di genere, Barbara Lucia, ha chiarito subito il senso del titolo: "Non è solo il nome dell’evento. È un messaggio: acquisire consapevolezza, conoscere i propri diritti e dotarsi di strumenti concreti per la tutela delle donne".
Un messaggio che si traduce anche in azioni pratiche, come il corso di autodifesa personale delle Fiamme Oro presentato nel corso dell’iniziativa.
In sala, accanto agli studenti, la dirigente Cinzia Stefania Scozzafava e la docente Angela Procopio, che hanno rivolto parole intense alle proprie ragazze, richiamandole alla forza della consapevolezza e alla necessità di non confondere controllo e amore, gelosia e attenzione.

Il prefetto Castrese De Rosa ha parlato di rete istituzionale e responsabilità condivisa: "Le donne sono una parte fondamentale della nostra società. Dobbiamo stare al loro fianco e aumentare sempre di più la consapevolezza. Solo lavorando insieme, tra istituzioni e territorio, possiamo contrastare davvero questo fenomeno".
Il questore Linares ha riportato il discorso sul terreno della prevenzione: "La nostra parola d’ordine è anticipare la soglia di tutela". E ha spiegato come oggi esistano strumenti normativi e analisi specifiche, come la vittimologia, che studiano i percorsi che portano dalla violenza psicologica fino agli esiti più estremi, proprio per intervenire prima.

Dopo una fase di stampo istituzionale, il momento più intenso è arrivato quando la parola è passata ai ragazzi.
Le domande hanno toccato temi concreti: la gelosia, il controllo sui social, la difficoltà di riconoscere una relazione tossica. A rispondere, tra gli altri, la psichiatra e psicoterapeuta Vittorina Palazzo, che ha portato il confronto su un piano più profondo. "Una situazione di violenza si riconosce solo quando conosciamo i nostri limiti", ha spiegato. "Senza consapevolezza personale non percepiamo il rischio".
Ha parlato di violenza psicologica come forma più diffusa e più subdola, capace di insinuarsi quando non si è in sintonia con i propri bisogni e le proprie fragilità. E sulla paura ha ribaltato la prospettiva: "Non è un segno di debolezza. È un’emozione che ci protegge, che ci mantiene allerta rispetto ai pericoli per la nostra integrità".

Il confronto ha coinvolto di nuovo anche il questore e il prefetto, chiamati a rispondere sul tema della sicurezza in città. Linares ha distinto tra sicurezza reale e percezione della sicurezza, spiegando che degrado urbano e abbandono possono amplificare il senso di insicurezza anche quando i dati sui reati restano contenuti. De Rosa ha ribadito che la sicurezza è “integrata”: non riguarda solo le forze dell’ordine, ma la qualità degli spazi pubblici, la presenza delle istituzioni locali, la collaborazione tra enti.
Non è rimasto nulla di formale, nel finale. Solo domande, riflessioni, qualche silenzio attento. E forse è proprio questo il punto dell’iniziativa: non limitarsi a dire alle ragazze “non abbiate paura”, ma spiegare loro come riconoscerla, comprenderla e usarla come strumento di difesa.
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