Catanzaro, AMC e UIEPE insieme per il reinserimento sociale attraverso il lavoro

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Da sinistra: Giuseppe Donato, Luca Brancaccio, Rocco Scicchitano

  05 novembre 2026 14:46

di IACOPO PARISI

Il lavoro come occasione per ricominciare, acquisire nuove competenze e ritrovare il proprio posto all'interno della comunità. È da questa prospettiva che nasce la collaborazione tra l'Ufficio Interdistrettuale di Esecuzione Penale Esterna (UIEPE) e AMC S.p.A., che apre le porte a cinque persone coinvolte in percorsi penali, offrendo loro un'opportunità concreta di formazione e reinserimento sociale.

Il progetto "Training & Work Experience", presentato questa mattina nella sede dell'azienda di trasporto pubblico di Catanzaro, prende forma attraverso un protocollo d'intesa che vede coinvolta anche la Financial Advisor Center, realtà che ha favorito l'incontro tra le parti. L'iniziativa si rivolge a persone in stato di detenzione o impegnate in percorsi di messa alla prova, con l'obiettivo di trasformare il periodo di esecuzione della pena, o più in generale il percorso giudiziario, in un'occasione di crescita personale e professionale.

Non si tratta soltanto di offrire un'esperienza lavorativa, ma di costruire competenze che possano avere un valore anche al termine del progetto. Le attività previste interesseranno diversi ambiti dell'azienda, dalla cura delle pensiline ad altri interventi che saranno individuati anche sulla base delle capacità e delle caratteristiche dei partecipanti. Al termine dei tirocini saranno rilasciate certificazioni spendibili nel mercato del lavoro.

A sottolineare questo aspetto è stato il dirigente dell'UIEPE, Rocco Scicchitano, che ha evidenziato come il reinserimento sociale non possa esaurirsi nel semplice rispetto delle prescrizioni penali. "La cosa importante di questi tirocini è che finiranno con delle certificazioni spendibili nel mondo del lavoro",  ha spiegato, sottolineando il valore di un'esperienza che permette ai partecipanti di mettere alla prova le proprie capacità, acquisire competenze e ottenere referenze professionali. Un percorso che punta anche a modificare lo sguardo della comunità verso chi ha commesso un reato, riconoscendone l'impegno e il contributo concreto alla collettività. È proprio attraverso queste opportunità, secondo Scicchitano, che diventa possibile contrastare il rischio di recidiva: offrire alternative lavorative reali significa creare le condizioni affinché il reinserimento non rimanga soltanto un principio, ma possa tradursi in una prospettiva di vita diversa.

Una visione condivisa da Giuseppe Donato, amministratore unico di AMC, che ha posto l'accento sul peso dello stigma sociale, spesso destinato ad accompagnare una persona ben oltre la conclusione della pena. Il progetto, ha osservato, punta anche a ricostruire quel senso di appartenenza che può venire meno durante un'esperienza detentiva. Puntualità, responsabilità e capacità di lavorare in squadra diventano così strumenti per favorire non soltanto l'acquisizione di competenze, ma anche la partecipazione attiva alla vita della collettività. Un impegno che richiama direttamente la funzione rieducativa della pena sancita dalla Costituzione.

Per AMC, dunque, l'iniziativa rappresenta anche un ampliamento del proprio ruolo all'interno della città. A evidenziarlo è stato il direttore generale Luca Brancaccio, secondo il quale il trasporto pubblico non può essere considerato esclusivamente un servizio di mobilità, ma deve essere riconosciuto anche nella sua dimensione sociale. Da qui la volontà di accogliere i cinque partecipanti in un ambiente lavorativo nel quale possano sentirsi parte integrante dell'azienda, contribuendo alle attività quotidiane e costruendo nuove relazioni.

Un significato che è stato richiamato anche dall'assessore comunale alle Politiche sociali Nunzio Belcaro, presente insieme all’assessore ai Lavori pubblici Pasquale Squillace e al consigliere comunale Vincenzo Capellupo, che ha seguito il percorso dell'iniziativa. Per Belcaro, il progetto rappresenta un'applicazione concreta del principio costituzionale della rieducazione, che non può esaurirsi nelle attività svolte all'interno degli istituti penitenziari. È necessario, invece, costruire un collegamento con la società, offrendo alle persone la possibilità di immaginare un futuro differente. Da qui l'auspicio che la collaborazione possa diventare un esempio replicabile anche in altre realtà del territorio.

A introdurre un'ulteriore riflessione è stato l'assessore ai Lavori pubblici Pasquale Squillace, che ha invitato a guardare oltre la responsabilità individuale, interrogandosi anche sulle condizioni sociali che possono contribuire a determinare determinati percorsi di vita. Non sempre, ha osservato, si tratta soltanto di restituire qualcosa alla società dopo aver commesso un errore: in alcuni casi, è la stessa società a non aver garantito le opportunità necessarie. Una considerazione che sposta l'attenzione dal giudizio sulla persona alla possibilità concreta di offrirle strumenti per costruire un futuro diverso.

È in questa prospettiva che il progetto assume il suo significato più profondo, creando le condizioni affinché chi ha attraversato un percorso difficile possa tornare a sentirsi parte della comunità. Un processo nel quale il lavoro può rappresentare molto più di un'occupazione: un'occasione per recuperare fiducia, assumersi responsabilità e dimostrare, prima di tutto a sé stessi, che esistono altre strade.

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